Fao: riduzione degli sprechi alimentari e più efficienza nella zootecnia per ridurre i gas serra

[26 settembre 2013]

I gas serra associati alla filiera produttiva zootecnica sono responsabili fino a 7,1 gigatonnellate (Gt) di anidride carbonica equivalente l’anno, vale a dire il 14,5 per cento di tutte le emissioni di gas serra prodotte dagli esseri umani. Le principali fonti di emissione sono: la produzione e la lavorazione dei mangimi (45 per cento del totale), il processo digestivo delle mucche (39 per cento), e la decomposizione del letame (10 per cento). Il resto è imputabile al trattamento e trasporto dei prodotti animali.

Questi dati sono frutto di uno studio della Fao che ha analizzato in dettaglio ogni stadio della filiera: produzione e trasporto degli alimenti, uso di energia nelle fattorie, emissioni prodotte dalla digestione degli animali e dalla decomposizione del letame, trasporto post-macellazione, refrigerazione e confezionamento di prodotti di origine animale.

Il rapporto “Tackling climate change through livestock: A global assessment of emissions and mitigation opportunities presentato oggi, conclude che si potrebbero tagliare le emissioni di gas serra prodotte attualmente dal settore zootecnico di ben il 30 per cento, se si usassero in modo più diffuso le migliori pratiche e tecnologie già esistenti per l’alimentazione, la salute, l’allevamento animale e la gestione del letame, insieme ad un maggiore uso delle tecnologie attualmente sottoutilizzate come i generatori di biogas ed i dispositivi di risparmio energetico.

All’interno dei sistemi di produzione animale vi è un forte legame tra uso efficiente delle risorse ed intensità delle emissioni di gas serra, è spiegato nel rapporto. Il potenziale per ridurre le emissioni risiede nel mettere i produttori di bestiame nelle condizioni di passare a pratiche già utilizzate dagli operatori più efficienti.

«I risultati emersi dal rapporto mostrano che vi è un grande potenziale per migliorare le prestazioni ambientali del settore e che il processo è davvero fattibile», ha dichiarato Ren Wang, vice direttore generale della Fao per il Dipartimento Agricoltura e la Tutela del consumatore. «Questi incrementi di efficienza possono essere conseguiti migliorando le pratiche, e non richiedono necessariamente cambiamenti dei sistemi di produzione. Servono piuttosto volontà politica, politiche migliori e, soprattutto, un’azione congiunta. Con una domanda di prodotti animali in continua espansione in quasi tutti i paesi in via di sviluppo – ha aggiunto Wang – è indispensabile che il settore inizi a lavorare adesso per raggiungere queste riduzioni, per contribuire a compensare gli aumenti delle emissioni complessive che la futura crescita della produzione zootecnica comporterà».

Per la Fao la maggiore efficienza e la riduzione delle emissioni portano ad un aumento di produzione, quindi la maggiore attenzione agli aspetti ambientali non comporterebbe nessuna restrizione nella produzione di proteine animali, importanti specialmente in aree che hanno sofferto la fame e ancora lottano con la malnutrizione. In ogni modo l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, richiama in modo trasversale tutti i paesi a fornire un proprio contributo per la riduzione delle emissioni climalteranti.

Nel rapporto infatti è specificato che si possono ottenere sostanziali riduzioni di emissioni per tutte le specie, in tutti sistemi e in tutte le parti del mondo, sebbene il maggiore potenziale di tagli sia nei sistemi di allevamento di ruminanti, a bassa produttività, dell’Asia del Sud, dell’America Latina e dell’Africa.  Nei paesi sviluppati, dove le intensità di emissioni sono relativamente basse, ma il volume complessivo di produzione, e quindi di emissioni, è alto, anche piccole diminuzioni d’intensità potrebbero contribuire a risparmi significativi. Questo è il caso per esempio della produzione lattiero-casearia in Europa e nel Nord-America, e per l’allevamento dei suini in Asia orientale.

L’allevamento bovino contribuisce per il 65 per cento del totale all’emissione di gas serra del settore zootecnico, ma offre anche il più grande potenziale di riduzione. Ma cosa occorre fare nella pratica affinché il settore zootecnico mondiale diventi più efficiente? Secondo la Fao occorrono pratiche innovative sostenute da trasferimento di conoscenze, da incentivi finanziari, da normative, da lavoro di sensibilizzazione sul problema e dall’adozione di politiche che agevolino il trasferimento e l’impiego di pratiche e tecnologie efficienti oltre allo sviluppo di nuove soluzioni.

Un approccio che consideri l’intera filiera produttiva può aiutare i responsabili politici a individuare i settori responsabili di maggiori emissioni, identificare opportunità per i tagli e decidere interventi  ad hoc per le singole situazioni; per garantire poi la partecipazione dei paesi in via di sviluppo le risposte dovranno mirare non solo agli obiettivi di mitigazione, ma anche agli obiettivi di sviluppo.

«Solo attraverso il coinvolgimento di tutte le parti interessate, il settore privato e quello pubblico, la società civile, il mondo accademico e la ricerca, e le organizzazioni internazionali, saremo in grado di trovare soluzioni che affrontino la diversità del settore zootecnico e la sua complessità», ha concluso Wang.

A tal fine la Fao ha esteso una collaborazione a tutti i soggetti interessati, per stabilire un’agenda globale di azione a sostegno dello sviluppo sostenibile del settore zootecnico, “The Global Agenda of Action in support of Sustainable Livestock Sector Development che al momento ha individuato tre aree prioritarie in cui il miglioramento delle pratiche potrebbe risultare efficace: la promozione di pratiche più efficienti, una migliore conduzione dei pascoli e una migliore gestione del letame.

Il miglioramento dell’efficienza nella filiera produttiva è sacrosanto ma potrebbero essere ridotte anche le produzioni se si riducessero gli sprechi alimentari dato che la stessa Fao ricorda che ogni anno un terzo del cibo prodotto va buttato.