Ferme a 3 minuti alla mezzanotte le lancette dell’orologio della fine del mondo

Armi nucleari e cambiamento climatico minacciano l'esistenza stessa della civiltà

[27 gennaio 2016]

Orologio fine del mondo

Lo Science and Security Board del The Bulletin of the Atomic Scientists  ha annunciato  che la lancetta dei minuti del Doomsday Clock, l’orologio della fine del mondo, restano ferme a 3 minuti dalla mezzanotte, visto che i recenti progressi fatti con l’accordo sul nucleare iraniano e la Conferenza delle parti Unfccc di Parigi, «Rappresentano solo piccoli punti luminosi in una situazione mondiale più oscura e colma di potenziali catastrofi».

La dichiarazione che accompagna il bollettino sul Doomsday Clock sottolinea che «Tre minuti (alla mezzanotte) sono davvero pochi. Troppo vicino alla fine». Lo Science and Security Board del The Bulletin of the Atomic Scientists  chiarisce perché ha deciso di non spostare le lancette del Doomsday Clock nel 2016: «Questa decisione non è una buona notizia, ma è espressione dello sgomento per il fatto che i leader mondiali continuano a non riuscire a concentrare i loro sforzi e l’attenzione del mondo sulla riduzione del pericolo estremo rappresentato dalle armi nucleari e dal cambiamento climatico. Quando definiamo questi pericoli esistenziali, è quel che esattamente intendiamo. Minacciano l’esistenza stessa della civiltà e, pertanto, dovrebbe essere in testa all’ordine del giorno per dei leader che hanno a cuore i loro elettori ei loro Paesi».

La decisione di lasciare le lancette sui 3 minuti alla mezzanotte è stata presa dallo Science and Security Board insieme al Board of Sponsors, dl quale fanno parte 16 premi Nobel. Le lancette del Doomsday Clock sono state spostate a 3 minuti prima della mezzanotte il 22 gennaio 2015 e rappresentano il più alto livello di pericolo per la sopravvivenza degli esseri umani sul nostro pianeta dal 1983, al culmine della Guerra Fredda.

Pur riconoscendo i notevoli progressi che rappresentano l’accordo sul nucleare iraniano e l’accordo sul  clima di Parigi, il Bulletin of the Atomic Scientists  avverte che questi passi in avanti sono stati in gran parte vanificati dal crescere di altre tensioni planetarie: «Anche se è stato realizzato l’accordo con l’Iran, le tensioni tra gli Stati Uniti e La Russia sono salite a livelli che ricordano i periodi peggiori della guerra fredda.  Il conflitto in Ucraina e in Siria continua, accompagnata da pericolose spacconate e rischio calcolato con la  Turchia, membro della NATO,che è stata coinvolta nell’abbattimento di un aereo da guerra russo in Siria, il direttore di un’agenzia di stampa statale ha fatto dichiarazioni sulla trasformazione degli Stati Uniti in cenere radioattiva, e la NATO e la Russia riposizionano i loro assets  militari e continuano ad effettuare significative esercitazioni militari. Washington e Mosca continuano ad aderire alla maggior parte degli accordi sul controllo degli armamenti nucleari già esistenti, ma gli Stati Uniti, la Russia e altri Paesi con armi nucleari sono impegnati in programmi per modernizzare i loro arsenali nucleari, il che suggerisce che abbiano intenzione di mantenere e conservare la disponibilità delle loro armi nucleari almeno per decenni, nonostante i loro impegni, codificati nel Trattato di non proliferazione nucleare, di perseguire il disarmo nucleare».

Per quanto riguarda il cambiamento climatico il Bulletin sottolinea: «Anche se può essere promettente,  l’accordo sul clima di Parigi è arrivato verso la fine di anno più caldo della Terra, un record dell’aumento della temperatura globale rispetto ai livelli pre-industriali, superando un grado Celsius».

Gli altri sviluppi positivi sul clima citati nella dichiarazione includono l’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco, il movimento per disinvestire dai combustibili fossili, i nuovi progressi tecnologici nei sistemi eergetici e la formazione di governi più rispettosi del clima in Canada e Australia. Ma anche questi progressi potrebbero essere vanificati dal ritorno indietro del nuovo governo conservatore britannico sulle politiche climatiche e dall’intransigenza ecoscettica del partito repubblicano negli Stati Uniti, «che si ritrova solo al mondo nel non riuscire a riconoscere che anche il cambiamento climatico causato dall’uomo è un problema».

La dichiarazione esprime preoccupazione anche per quello che definisce il «nuclear power vacuum» in tutto il mondo: «La comunità internazionale non ha messo a punto piani coordinati per affrontare costi, sicurezza, gestione delle scorie radioattive e la proliferazione, le  sfide che pone l’espansione nucleare su larga scala» e aggiunge che «A causa di questi problemi, negli Stati Uniti e in altri Paesi, l’attrattiva del nucleare come alternativa ai combustibili fossili è diminuita, nonostante la chiara necessità di energia ad emissioni zero di carbonio nell’era dei cambiamenti climatici».

Rachel Bronson, direttore esecutivo ed editore del Bulletin of the Atomic Scientists, ha evidnziato che «L’anno scorso, lo Science and Security Board  del Bulletin aveva spostato il Doomsday Clock in avanti fino a 3 minuti alla mezzanotte, osservando che “La probabilità di una catastrofe globale è molto alta e le azioni necessarie per ridurre i rischi di catastrofe devono essere prese al più presto”. Tale probabilità non è stata ridotta. L’orologio fa tic tac. Il pericolo globale incombe. Tutti i leader devono agire, immediatamente».

Lawrence Krauss, presidente dei Bulletin Board of Sponsors, uno dei più famosi fisici statunitensi che insegna all’Arizona State University, ha detto che «Da quando abbiamo spostato l’orologio in avanti un anno fa, ci sono stati viluppi diversi. A dispetto di qualche notizia positiva, le principali sfide presentate ai governi dal  Bulletin , da allora non sono state affrontate, anche se le sfide globali complessivi ce dobbiamo affrontare sono diventate più urgenti. L’orologio riflette la nostra stima che il mondo sia più vicino al baratro di come lo fosse nel 1983, quando le tensioni russo-americane erano le più glaciali da  decenni».

A bloccare le lancette dell’orologio della fine del mondo è stato anche l recente test nucleare della Corea del nord, mentre le crescenti tensioni regionali aumentano i rischi che qualcuno decida di utilizzare davvero un’arma atomica o di attaccare impianti nucleari.

Sivan Kartha, del Bulletin Science and Security Board e esperto di cambiamento climatico dello Stockholm Environment Institute, è convinto che «Gli impegni volontari di Parigi per limitare le emissioni di gas serra non sono sufficienti per assolvere il compito di evitare drastici cambiamenti climatici Questi passaggi incrementali devono in qualche modo evolvere in un cambiamento fondamentale nei sistemi energetici mondiali, necessario se, in ultima analisi, il cambiamento climatico deve essere arrestato».

La dichiarazione del Bulletin identifica alcune azioni ritenute più urgenti: Ridurre drasticamente le proposte di a spesa per i  programmi di ammodernamento delle armi nucleari.  Ridare energia al processo di disarmo, con un focus sui risultati. Impegnare la Corea del Nord a ridurre i rischi nucleari. Follow-up sull’accordo di Parigi con le azioni che riducano  drasticamente le emissioni di gas serra e mantenere la promessa di Parigi di mantenere il surriscaldamento sotto dei 2 gradi centigradi. Affrontare subito il problema dei rifiuti nucleari commerciali. Creare istituzioni destinate specificamente ad esplorare ed affrontare gli abusi potenzialmente catastrofici delle nuove tecnologie.