Food for Change parte da Terra Madre Salone del Gusto

Carlo Petrini: «Sono proprio le popolazioni più povere a pagare il dazio più pesante del cambiamento climatico»

[25 settembre 2018]

La XII edizione di Terra Madre Salone del Gusto si è chiusa a Torino con la testimonianza di Amina Duba Tende, che ha lanciato la nuova campagna Food for Change di Slow Food. La pastora indigena della comunità keniana Waso Boran ha spiegato che «La mia comunità alleva vacche, pecore e capre. Ma se negli anni ’70 la siccità era un fenomeno raro, ora dobbiamo affrontarla ogni due o tre anni. Il cambiamento climatico non è qualcosa di lontano e teorico, per noi è un problema quotidiano quando fatichiamo a trovare cibo selvatico o acqua per i nostri animali».

Il presidente di Slow Food, Carlo Petrini, ha sottolineato che «Questa è Terra Madre, una rete che forma anche parte della classe dirigente a livello planetario che si occupa di ambiente e sviluppo rurale. Spesso però sono proprio le popolazioni più povere a pagare il dazio più pesante del cambiamento climatico, ricevendo in cambio desertificazione e povertà. E’ giunta l’ora di cambiare il passo, di dare il via a una mobilitazione dal basso che diventi elemento attivo e sia recepita dalla politica e dalla società civile. Dobbiamo partire dalle scelte quotidiane, che se realizzate da una moltitudine di persone in ogni angolo del mondo, si trasformano nel vero cambiamento. Ventidue anni fa, quando abbiamo iniziato questa avventura, non immaginavamo che le scelte che operiamo in questo contesto avrebbero potuto avere una rilevanza politica e internazionale, e questo carica l’avvenimento torinese di responsabilità».

Tirando un bilancio di questa edizione di Terra Madre, che ha visto la presenza di 7000 delegati da 150 Paesi che con le loro storie, tradizioni e prodotti hanno animato i padiglioni di Lingotto Fiere,
il direttore generale di Slow Food Italia, Daniele Buttignol, ha detto che «Il nostro obiettivo da oggi in avanti è che le azioni su cui ci siamo confrontati in questi cinque giorni diventino quotidianità. A metà dell’ultima giornata quando i dati non sono ancora definitivi, il numero di passaggi qui a Lingotto è in linea con il 2014, che ne ha registrati 220.000. Significa che dopo l’edizione in centro città del 2016, tornare al Lingotto ci ha portato ad accogliere di nuovo tante persone che vogliono intervenire e attivarsi sulle nostre tematiche». Come ha sottolineato Buttignol, «la prima parola chiave di questo evento è rete: sono i 7000 delegati da tutto il mondo che rendono unico Terra Madre Salone del Gusto e fanno sì che da qui partano nuovi progetti per il futuro del nostro movimento e soprattutto la nostra proposta per una società migliore. Abbiamo assistito a scambi tra produttori e visitatori, il tutto coronato dalla parata che ha riunito delegati e famiglie ospitanti, senza barriere di sorta. Come sempre vogliamo ringraziare tutte le realtà che hanno reso possibile questa edizione di Terra Madre Salone del Gusto». Buttignol ha ricordato  che in tempoi come questi «Non è scontato aprire la porta a sconosciuti che portano nuove culture e nuove tradizioni. Questo significa dare concretezza alla cura dell’altro, significa impegnarsi per comprendere storie diverse dalla nostra».

L’assessore all’agricoltura della Regione Piemonte, Giorgio Ferrero, ha aggiunto: «Per la Regione Piemonte anche questa edizione di Terra Madre è motivo di grande soddisfazione e orgoglio. Ancora una volta la capacità di far rete nell’accoglienza ha avuto conferme importanti, e questo anche grazie a quel sigillo di garanzia rappresentato da Slow Food. La nostra soddisfazione è anche per aver messo al centro del dibattito temi fondamentali per il futuro del pianeta: l’uso del suolo, dell’acqua e dell’aria, i cambiamenti climatici, la necessità di vedere il cibo non tanto come un insieme di elementi chimici, quanto come cultura, occasione di crescita e libertà di tutti, come garanzia di buona salute per tutti».

Si aggiunge al coro degli elogi per un’edizione record anche la sindaca pentastellata di Torino Chiara Appendino: «Siamo molto soddisfatti di questa edizione: un appuntamento ormai simbolo della Città di Torino. Rete, dialogo ed educazione sono i temi intorno a cui ha ruotato l’evento. Ringrazio Slow Food e tutte e tutti coloro che lo hanno reso possibile. E’ importante ribadire come solo l’azione quotidiana di ognuno di noi possa davvero fare la differenza per un futuro in cui l’accessibilità al cibo, la qualità, e la sostenibilità siano una realtà».

Calato il sipario su Terra Madre 2018, Slow Food lancia la campagna Food for Change e Richard McCarthy, direttore esecutivo di Slow Food Usa sottolinea che «Questo è possibile grazie alla magia che si ricrea durante Terra Madre: popoli diversi che si incontrano, si scambiano esperienze, consigli e stringono legami e amicizie. È questa idea tutta italiana che ispira il mondo intero, riconoscendo che il cibo dà un immenso senso di gioia, restituendo importanza ai singoli ingredienti. Terra Madre è vedere chef israeliani e libanesi che cucinano insieme, delegati russi e statunitensi che discutono di un futuro comune, in cui è il cibo a rappresentare la soluzione; è ascoltare agricoltori sudafricani e islandesi che si scambiano consigli sul cibo migliore per le loro galline».

Food for Change si concentra sulla relazione tra cibo e cambiamento climatico e «Con questa iniziativa Slow Food chiama a raccolta la rete globale per invitare tutti a riflettere e modificare anche di poco quelle abitudini che sommate hanno un pesante impatto negativo sul pianeta. La prima sfida è dal 16 al 22 ottobre: una settimana senza spreco ma piena di gioia», continua McCarthy.

Francesco Sottile del Comitato esecutivo di Slow Food Italia è convinto che «L’attivismo verso il cambiamento climatico non può aspettare; è un problema che va oltre qualsiasi confine. Ognuno di noi può fare la propria parte scegliendo tra consumo sostenibile e non sostenibile. Ognuno può fare la propria parte attraverso la campagna Food for Change».

Invece, Alice Waters, vice presidente di Slow Food, ha condiviso il suo piano per il futuro delle mense scolastiche californiane. «Vogliamo fornire un pasto scolastico sostenibile e gratuito a tutti i bambini della California dalla primaria alle medie, acquistando il cibo per le scuole direttamente da chi coltiva la terra e alleva gli animali. Questo non sarà solo un motore di cambiamento ma permetterà di fornire pasti nutrienti a tutti i bambini».

McCarthy ha concluso. «A livello globale la produzione di cibo è responsabile di un quinto delle emissioni di gas serra (21%): un numero che dipende in larga parte da metodi produttivi che hanno perso qualsiasi contatto con la natura e rispetto per l’ambiente. Ecco perché aiuti e sostegno dovrebbero andare a modelli agricoli più naturali, mentre oggi dei 62,5 miliardi di euro di fondi europei e italiani destinati all’agricoltura, solo 1,8 miliardi, che corrispondono a meno del 3% delle risorse totali, sono destinati all’agricoltura biologica. La restante parte va a finanziare modelli agricoli basati sull’utilizzo di concimi e pesticidi. Non scordiamoci che se il cibo è causa del cambiamento climatico, ne è anche la soluzione. Ecco perché è fondamentale che tutti ci impegniamo in Food for Change. Per ottenere grandi risultati basta poco, è sufficiente cambiare leggermente le nostre abitudini alimentari».