Francesco, un Papa sempre più verde che sceglie i poveri come custodi del creato

[19 gennaio 2015]

Il viaggio del Papa nelle Filippine è stato accolto e funestato dal maltempo, per i credenti quasi un monito divino al Pontefice che per prima cosa nelle Filippine ha voluto visitare Palo, l’epicentro della distruzione del super-tifone Hayan. Ma il maltempo non ha scoraggiato i 7 milioni di persone che hanno partecipato alla messa di Papa Bergoglio, sempre più leader internazionale di “un altro mondo possibile”.

Anche di fronte alla sterminata folla di poveri e giovani di Manila,  Bergoglio non ha dimenticato di ricordare un tema che in gran parte del mondo – e nella cattolicissima Italia in particolare – sembra ormai uscita dai radar della politica: l’ambiente. Papa Francesco lo ha fatto nella stessa maniera empatica di sempre, abbracciando la bambina di strada piangente che gli rivolgeva la domanda senza risposta del perché Dio permetta tanta ingiustizia e sofferenza nel mondo, ma non dimenticando di tradurre l’emozione e la passione della fede nel linguaggio della nuova Chiesa che sta costruendo con il Vangelo in mano: «Dio ci ha scelti e benedetti per uno scopo: essere santi e irreprensibili ai suoi occhi (Ef 1,4). Egli ha scelto ciascuno di noi per essere testimone in questo mondo della sua verità e della sua giustizia. Ha creato il mondo come uno splendido giardino e ci ha chiesto di averne cura. Tuttavia, con il peccato, l’uomo ha sfigurato quella naturale bellezza; mediante il peccato, l’uomo ha anche distrutto l’unità e la bellezza della nostra famiglia umana, creando strutture sociali che hanno reso permanente la povertà, l’ignoranza e la corruzione».

Nell’incontro con 30.000  giovani al campo sportivo dell’Università di Santo Tomas a Manila, parlando a braccio in spagnolo, Papa Francesco ha  ricordato ai giovani filippini le tre priorità per dare un significativo contributo alla vita del Paese: «Preservare l’integrità morale, avere cura dell’ambiente, assistere i poveri» e ha sottolineato che «un secondo ambito nel quale i giovani filippini sono chiamati a dare il loro contributo consiste nell’avere cura dell’ambiente. Siete chiamati a prendervi cura del creato, non solo come cittadini responsabili, ma anche come seguaci di Cristo! …Come amministratori della creazione siamo chiamati a fare della Terra un bellissimo giardino per la famiglia umana».

Il 15 gennaio, sotto la pioggia battente e con un uragano in arrivo, Papa Francesco, aveva ribadito la sua convinzione che il riscaldamento globale è in gran parte di origine antropica, cosa che non farà molto piacere a quei settori della Chiesa cattolica più conservatrice – come una buona metà di quella Usa – che hanno sposato le tesi ecoscettiche o che non prendono posizione come buona parte della Curia italiana.  Nelle Filippine il Papa ha ribadito che l’enciclica sull’ambiente, annunciata proprio dopo le devastazioni del tifone Hayan nel 2013, uscirà entro l’estate e che punta ad incoraggiare i governi a firmare un accordo globale sul clima nella Conferenza delle parti Unfccc che si terrà a dicembre a Parigi.

Papa Francesco ha rivelato che «la prima bozza della nuova enciclica l’ha preparata il cardinale Turkson con la sua équipe. Poi ci ho lavorato io ed ora ho preparato la terza bozza e questa l’ho inviata alla Congregazione per la dottrina della fede, alla Segreteria di Stato ed al teologo della Casa pontificia, perché studiassero che io non dicessi stupidaggini. Adesso mi prenderò tutta una settimana di marzo per finirla. Quindi andrà in traduzione. Penso che se il lavoro va bene, a giugno-luglio potrà uscire. L’importante è che ci sia un po’ di tempo tra l’uscita e il prossimo incontro sul clima di Parigi».

Ma Bergoglio inquadra il suo ambientalismo in una critica della visione iperliberista ed occidentale-centrica, che è anche culturale, dello sviluppo e del mondo. Ha nuovamente citato la frase di un suo amico contadino argentino: «Dio perdona sempre, l’uomo perdona qualche volta, la natura non perdona mai» ed ha ammonito: «Se l’uomo prende a schiaffi l’ambiente, diventa “maggiormente responsabile del degrado ambientale che aggrava i fenomeni naturali.  La cultura va bene, ma quando va troppo avanti e diventa padrona finiamo ad Hiroshima. Il teologo Romano Guardini parlava di una seconda “incultura”, che accade quando tu ti impadronisci del creato, e così la cultura diventa “incultura”».

Ad una domanda sul peso dei comportamenti umani sul degrado ambientale,  il Papa ha risposto: «Non so se in tutto, ma certo maggiormente, in gran parte, è l’uomo che schiaffeggia la natura», per poi ricordare lo sfruttamento eccessivo, le deforestazioni contro la quale 5 anni fa, quando era l’arcivescovo di Buenos Aires, attraverso la Commissione per i diritti umani, fece ricorso alla Suprema Corte Argentina.

Nella cosmogonia evangelica di Bergoglio la terra resta il «giardino meraviglioso», l’Eden scordato del quale gli uomini dovrebbero prendersi cura, ma il peccato originale oggi fa i conti con il terribile arcangelo vendicatore del Haiyan, esempio delle condizioni meteorologiche estreme causate dal riscaldamento globale: «Penso che abbiamo sfruttato troppo la natura», ha concluso Francesco, indicando due grandi tragedie dell’Asia sulla quale la Chiesa sembra puntare molto: la deforestazione e la monocoltura. Ma «Grazie a Dio che oggi ci sono tante persone che stanno parlando su questo argomento» e che a queste voci si sia aggiunto con determinazione anche un Papa tanto amato è un’ottima notizia, sia per i credenti che per gli atei e gli agnostici.