Il futuro del mare è stressante

Con altri 15 anni delle attuali emissioni a rischio stress la metà degli oceani. Nel 2050 l’86%

[10 marzo 2017]

Il cambiamento climatico modificherà le risposte ecologiche dell’oceano e potrebbe avere i importanti effetti sui servizi ecosistemici che il mare fornisce all’umanità, a cominciare dalla pesca, dalla regolazione del clima terrestre e dall’assorbimento della CO2 atmosferica. Lo studio “Rapid emergence of climate change in environmental drivers of marine ecosystems”, pubblicato su Nature Communications da un team internazionale di ricercatori guidato dal National Oceanographyc center (Noc), prende in esame uno scenario “business as usual” e ne emerge che «Con appena 15 anni in più delle attuali emissioni, oltre la metà degli  oceani del mondo saranno esposti a più di una fonte di stress, che colpirà tutto, dalle piante più piccole alle balene più potenti. Entro il 2050, questa cifra salirà a circa l’86% del mare».

I ricercatori del NOc sottolineano che «Questo studio ha mostrato che tra 15 anni il 60% dell’oceano sperimenterà più acidificazione, de-ossigenazione e/o riscaldamento di prima. Tuttavia, lo studio ha anche dimostrato che, se le misure di mitigazione del cambiamento climatico, delineate nel rapporto dell’ Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), verranno implementate, il momento in cui l’oceano sarà dominato da molteplici fattori di stress sarà ritardato di venti anni». Infatti, lo stress di mari e oceani può essere drasticamente ridotto con misure di mitigazione del clima che potrebbero ridurre al 34% lo stress oceanico nei prossimi 15 anni. Inoltre la mitigazione climatica rallenta il ritmo a cui emergono i driver dello stress marino.

La principale autrice dello studio, Stephanie Henson, del Noc, conclude: «La comprensione di come l’ecosistema marino potrebbe rispondere a questi cambiamenti è la prossima grande domanda per l’oceanografia. Questo studio dimostra che l’ambiente fisico dell’oceano sta cambiando rapidamente e fa parte dei compiti del NOc continuare la  ricerca sul futuro dell’oceano».