Galletti a Marrakech: «Indietro non si torna». Legambiente: «Bene, il Governo passi dalle parole ai fatti»

Zanchini: «Serve un immediato cambio di rotta dell’Europa»

[17 novembre 2016]

Nel suo intervento alla 22esima conferenza delle parti Unfccc in corso a Marrakech, il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti ha  detto che «L’Italia, lo dico con forza, vuole affermare davanti a tutte le Nazioni del mondo che indietro non si torna. Abbiamo avviato un processo che è irreversibile. Ce lo chiedono i cittadini di tutto il mondo, ce lo chiede l’economia globale. Siamo convinti che una nuova economia a misura d’uomo è più forte e produce più posti di lavoro. Molte imprese e molte esperienze italiane lo dimostrano, già oggi in Italia il 40% dell’energia elettrica prodotta è rinnovabile. Ma vogliamo fare di più; davanti a queste sfide, l’Italia è pronta a dare come sempre il suo contributo e a lavorare con i partner che dispongono di minori capacità e risorse o che sono più vulnerabili ai mutamenti del clima, come i nostri amici dell’Africa o delle Piccole isole. E i nostri sforzi non saranno limitati alle attività di cooperazione internazionale. Sarà infatti  nostro preciso impegno quello di portare la sfida avanti la sfida di Parigi e lo faremo inserendo all’ordine del giorno del tavolo del G7, che presiederemo nel 2017, proprio la lotta ai cambiamenti climatici».

Secondo Legambiente quella espressa  oggi da Galletti « E’ una posizione del governo italiano condivisibile, nella  quale si sottolinea, alla luce delle recenti elezioni presidenziali americane, l’irreversibilità dell’Accordo di Parigi. E’ importante che il ministro abbia ribadito che “indietro non si torna”, vista la crisi climatica in corso e la direzione impressa dall’Accordo di Parigi verso la decarbonizzazione dell’economia globale grazie all’importante contributo del mondo delle imprese, delle istituzioni locali e delle organizzazioni della società civile. In questa direzione va anche la decisione del governo di mettere l’azione climatica nell’agenda della presidenza italiana del G7».

Ma il Cigno Verde fa notare che  «Il Governo italiano deve, ora più che mai, passare dalle parole ai fatti sia a livello nazionale che europeo».

Il  vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini, sottolinea che «Non è più sufficiente limitarsi, a livello nazionale, a sottolineare il raggiungimento dell’importante obbiettivo del 40% di rinnovabili nella produzione elettrica  Si tratta di un risultato frutto dell’onda lunga degli investimenti del passato, ma che oramai vede fermi i progetti da fonti rinnovabili per la mancanza di una coerente politica nazionale per il clima e l’energia. Non è un caso che dopo anni di riduzione, le emissioni (-19.8% nel 2014 rispetto al 1990) nel 2015 – secondo i dati preliminari Ispra – siano aumentate del 2% con una crescita del 3% nel settore elettrico. Ma anche a livello europeo serve un protagonismo italiano che consenta all’Europa di mettere in campo un pacchetto clima-energia 2030, in coerenza con gli ambiziosi obiettivi dell’Accordo di Parigi».

Ma  anche l’Europa, se vuole essere coerente con l’Accordo, deve ridurre le sue emissioni complessive di almeno il 55% entro il 2030 rispetto al 1990. «Un obiettivo ambizioso, ma raggiungibile – evidenziano gli ambientalisti – . Secondo il Rapporto di Ecofys per il Parlamento europeo, solo con il raggiungimento congiunto degli obiettivi del 30% di rinnovabili e del 40% di efficienza energetica si realizzerebbe una riduzione delle emissioni climalteranti del 54%. In Europa abbiamo tutte le condizioni per poterlo fare. L’Europa ha già un trend di riduzione delle sue emissioni del 30% al 2020. Rivedere l’attuale impegno di riduzione del 40% è pertanto possibile senza grandi sforzi e con un impatto positivo sull’economia europea».

Zanchini conclude: «Serve un immediato cambio di rotta dell’Europa.  Non solo per essere un credibile leader a livello internazionale nella lotta ai cambiamenti climatici, ma soprattutto per rilanciare l’economia europea attraverso il volano delle rinnovabili».