Gas serra, mozione Pd: «Contenere aumenti climatici entro i 2 gradi». Il testo integrale

Stella Bianch: «Il governo sia protagonista al vertice Onu a Parigi»

[9 luglio 2015]

Stop global warming

Più di 130 deputati del PD chiedono al governo di essere protagonista alla Conferenza delle parti dell’Unfccc di Parigi «per raggiungere un accordo globale vincolante di riduzione delle emissioni di gas serra in grado di contenere a non più di due gradi l’aumento della temperatura media globale rispetto ai livelli precedenti alla rivoluzione industriale».

Tra i firmatari della mozione ci sono  Ettore Rosato, Lorenzo Guerini, Ermete Realacci, Enrico Borghi, Chiara Braga, Roberto Giachetti, Marina Sereni, Guglielmo Epifani, Enzo Amendola, Emanuele Fiano, Matteo Richetti, Lorenza Bonaccorsi, Walter Verini, Alessia Rotta, Andrea Martella e Silvia Fregolent.

La prima firmataria della mozione, la , deputata PD Stella Bianchi, che fa parte della commissione ambiente, ha sottolineato che «Alla necessaria e forte azione di mitigazione e quindi di riduzione delle emissioni di gas serra dovuti all’uso di combustibili fossili, carbone, petrolio e gas, deve accompagnarsi l’adozione della strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e l’attuazione di un piano nazionale con risorse e interventi specifici per mettere in sicurezza il nostro territorio. Strategiche sono le azioni dei sindaci e delle amministrazioni locali per rendere le città più intelligenti nel fornire servizi con un uso efficiente delle risorse naturali e dell’energia e resilienti di fronte all’impatto dei cambiamenti climatici. Va ripensato il nostro modo di produrre energia con una attenzione anche alla strategia energetica nazionale e avviata una politica industriale che promuova tecnologie e attività economiche a bassissimo impatto di carbonio. Qui si giocherà il futuro, nella nuova economia a bassissime emissioni di carbonio, qui si apriranno nuovi mercati e l’Italia dovrà essere in prima fila».

Ecco il testo integrale della mozione:

La Camera,

premesso che:

i cambiamenti climatici sono in atto e producono già impatti drammatici in ogni area del pianeta. Il riscaldamento globale, secondo gli scienziati, è legato all’attività umana e in particolare all’uso di combustibili fossili e dunque di carbone, petrolio e gas. Dalle osservazioni empiriche si riscontra una crescente tendenza all’aumento della temperatura media globale legata all’aumento delle emissioni di gas serra che stanno modificando la composizione dell’atmosfera;

la temperatura media globale è aumentata di 0,85 gradi tra il 1880 e il 2012, mentre il decennio 2000-2010 è stato il più caldo dall’inizio delle rilevazioni climatiche e il 2014 è stato l’anno più caldo dall’inizio delle rilevazioni e, quel che più conta, è stato il tredicesimo anno consecutivo più caldo dall’inizio delle rilevazioni. Tra il 1983 e il 2012 l’emisfero settentrionale ha vissuto i trent’anni più caldi degli ultimi 1400 anni;

si registrano già fenomeni di scioglimento dei ghiacci polari, di riduzione consistente dei ghiacciai delle medie latitudini, di innalzamento del livello dei mari insieme ad una maggiore frequenza di eventi atmosferici estremi, ad un’accentuata tendenza alla desertificazione e a fenomeni di acidificazione degli oceani;

gli scienziati riuniti nell’IPCC, l’organismo che riporta alle Nazioni unite formato dall’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) e dal programma delle Nazioni unite per l’ambiente (Unep), hanno indicato la soglia dei due gradi in più rispetto al periodo precedente alla rivoluzione industriale come limite da non superare nell’aumento della temperatura media globale per evitare effetti catastrofici con reazioni a catena non chiaramente stimabili;

allo stato attuale, in assenza di interventi e politiche fortemente correttive di riduzione delle emissioni climalteranti, si arriverebbe ad un aumento della temperatura media globale tra i 3,8 e i 4,5 gradi entro la fine del secolo;

la concentrazione di CO2 equivalente in atmosfera ha già superato le 400 parti per milione essendo 456 parti per milione la soglia prudenziale alla quale corrisponde un aumento stimato di due gradi della temperatura media globale rispetto al periodo precedente alla rivoluzione industriale;

se l’aumento della temperatura media globale non verrà contenuto, le conseguenze saranno catastrofiche. Gli effetti dei cambiamenti climatici sono molteplici e colpiscono direttamente o indirettamente quasi tutti i settori del sistema economico mondiale. Il riscaldamento globale avrà conseguenze drammatiche sulle condizioni di vita in moltissime aree del pianeta e, se non corretto, porterà a fenomeni di migrazione di massa e allo scatenarsi o inasprirsi di conflitti sociali o a vere e proprie guerre causate dalla scarsità di risorse naturali come acqua o terre abitabili e coltivabili con enormi rischi per la salute umana e con la compromissione di ecosistemi naturali essenziali alla vita;

la regione del Mediterraneo è particolarmente vulnerabile agli effetti del cambiamento climatico, sia in termini di numero di persone a rischio, vista l’alta densità della popolazione, sia in termini economici. Nel prossimo futuro si potrebbero registrare aumenti della durata dei periodi di siccità e della frequenza e intensità degli eventi atmosferici estremi, con rischi crescenti di alluvioni ed esondazioni dei fiumi. Le regioni più a sud dell’area mediterranea in particolare saranno esposte al rischio di aumento delle ondate di calore, alla diminuzione della estensione delle aree boschive e coltivabili con conseguente aumento delle zone desertiche e desertificate, al rischio di innalzamento del livello dei mari con conseguente erosione delle zone costiere e delle città e aree urbanizzate situate in prossimità dei mari e diminuzione della disponibilità d’acqua anche per le produzioni agricole;

ogni Paese e soggetto agli impatti dei cambiamenti climatici; una condizione di particolare vulnerabilità è però propria dei Paesi più poveri, più esposti agli effetti non equamente distribuiti di desertificazione e innalzamento del livello dei mari, più dipendenti dalle risorse naturali di base per la loro produzione agricola e con minori capacità di adattarsi all’impatto del riscaldamento globale; i Paesi più poveri subiscono un rischio maggiore non essendo però tra i Paesi che hanno prodotto le emissioni climalteranti che determinano il riscaldamento globale e lo stesso può dirsi per le nuove generazioni costrette a subire rischi che non hanno determinato; si pone dunque una stringente questione di giustizia climatica tra Paesi, oltre che tra generazioni;
proprio questa stringente questione di giustizia climatica è a fondamento dell’impegno di papa Francesco in questa materia tramite la sua enciclica dedicata al clima e all’ambiente;

la generazione attuale, la prima ad affrontare i cambiamenti climatici e l’ultima a poter vincere la sfida, ha però la possibilità di contrastare efficacemente il riscaldamento climatico in atto adottando politiche e interventi per contenere drasticamente le emissioni di gas climalteranti che devono ridursi del 40-70 per cento entro la metà del secolo per azzerarsi sostanzialmente a fine secolo;

l’Unione europea, durante il semestre di presidenza di turno italiana, ha approvato ad ottobre 2014 il pacchetto clima energia al 2030 che prevede impegni vincolanti a livello europeo e nazionale con una riduzione entro il 2030 del 40 per cento delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990, un aumento del 27 per cento della produzione di energia da fonti rinnovabili e un aumento dell’efficienza energetica seguendo la nuova direttiva europea;

un accordo storico per la riduzione delle emissioni di gas serra è stato raggiunto nel novembre 2014 tra Stati Uniti e Cina con l’impegno da parte cinese a fermarne la crescita entro il 2030 insieme a quello americano di ridurle del 26-28 per cento entro il 2025 rispetto al 2005. L’accordo segue il forte impegno assunto dalla presidenza Obama per contrastare il cambiamento climatico con misure basate sull’applicazione del Clean Air Act del 1970 che dà al presidente il potere di emanare decreti per salvaguardare la qualità dell’aria. È la prima volta che le due superpotenze, responsabili per il 45 per cento delle emissioni mondiali, assumono un impegno simile;

Parigi ospiterà dal 30 novembre all’11 dicembre di quest’anno il vertice delle Nazioni unite (COP21) nel quale i 194 Paesi che hanno aderito alla convenzione sul clima dovranno raggiungere un accordo globale vincolante di riduzione delle emissioni con l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto dei due gradi rispetto al livello precedente alla rivoluzione industriale che entrerà in vigore dal 2020, così come stabilito dal vertice di Durban, nel 2011 (COP17) che ha avviato la piattaforma di Durban, all’interno della quale ogni singolo Paese sta comunicando i propri obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni di gas serra (Intended nationally determined contributions – Indcs),

impegna il Governo:

a sostenere, durante la prossima conferenza delle parti di Parigi, il raggiungimento di un accordo globale vincolante di riduzione delle emissioni di gas climalteranti, in vigore dal 2020, per contenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto dei 2 gradi rispetto ai livelli precedenti alla rivoluzione industriale;
a promuovere azioni che favoriscano una crescente riduzione delle emissioni climalteranti nel periodo precedente l’entrata in vigore del nuovo accordo globale, dunque prima del 2020, e che consentano di entrare in un sentiero di sviluppo che preveda la riduzione delle emissioni climalteranti al 2050 del 40-70 per cento rispetto al 2010 e il loro azzeramento a fine secolo, come anche previsto nel comunicato finale del G7 a Elmau in Germania dell’8 giugno 2015;

ad adottare in via definitiva la strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e a definire un piano nazionale di attuazione della strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici che ne recepisca immediatamente le indicazioni definendo le priorità di intervento, le tempistiche e gli impegni di spesa;
a sostenere, nell’ambito della cooperazione internazionale, progetti di sostegno delle economie dei Paesi in via di sviluppo che favoriscano lo sviluppo delle energie rinnovabili per aumentare l’accesso all’elettricità per le aree che ne sono ancora prive e che promuovano piani di adattamento agli impatti locali dei cambiamenti climatici, anche con l’opportuno trasferimento di tecnologia;

a sostenere, per quanto di competenza, l’impegno dei sindaci e degli amministratori locali nel trasformare i territori che amministrano in comunità resilienti, che attenuino e sopportino meglio l’impatto dei cambiamenti climatici, e in comunità intelligenti, smart cities and areas, nelle quali i servizi fondamentali di trasporto, illuminazione, sostegno alle attività produttive impieghino sempre più energia pulita e siano sempre più efficienti nell’uso delle risorse naturali;

a promuovere una riforma sostanziale che renda efficace il sistema europeo di scambio dei titoli di emissione di gas serra (EU-ETS) anche allargando la platea delle attività economiche incluse nel sistema e ad assumere iniziative per definire ed adottare, anche nelle opportune sedi comunitarie e internazionali, nuove forme di fiscalità ambientale che impongano una giusta tassazione al carbonio e dunque alle attività che producono emissioni climalteranti insieme ad un sistema di regole chiaro, uniforme e stabile nel tempo, per orientare le scelte di investimento delle imprese verso tecnologie e attività a bassissime emissioni di carbonio;
ad avviare una revisione della strategia energetica nazionale, coerente con gli obiettivi ambiziosi fissati al 2030 e al 2050 in sede europea nonché con l’obiettivo di contenere entro la soglia dei due gradi l’aumento della temperatura media globale rispetto al livello precedente alla rivoluzione industriale con la finalità di decarbonizzazione a fine secolo ribadita nelle conclusioni dell’ultimo G7 a Elmau in Germania, attraverso la definizione di un piano energetico nazionale con obiettivi a medio e lungo termine;

a istituire un servizio meteorologico nazionale distribuito (SMND) con compito di monitorare il cambiamento in atto nei vari ambiti nazionali (atmosfera-mare-ecosistemi) a supporto delle azioni e delle politiche condotte e messe in atto dalle istituzioni nazionali, regionali e locali;

a promuovere politiche industriali che con incentivi mirati sostengano le attività economiche efficienti nell’uso delle risorse naturali e dell’energia nel rispetto dei principi dell’economia circolare per dare alle imprese l’occasione di essere protagoniste nella necessaria riconversione in chiave ecologica dell’economia e di rafforzare le proprie competenze nei nuovi mercati che si aprono;

ad assumere iniziative per prevedere specifici cicli di approfondimento nelle scuole di ogni ordine e grado per dare agli studenti le informazioni che meritano sui cambiamenti climatici in atto, sulle loro cause e sugli effetti potenziali così come sui comportamenti anche individuali che possono efficacemente contrastare il riscaldamento globale;

a promuovere investimenti per sostenere la mobilità sostenibile, il trasporto pubblico, l’uso di biocombustibili di seconda e terza generazione, in modo da conseguire gli obiettivi di decarbonizzazione nel settore dei trasporti;
a promuovere l’impegno del settore agricolo nel conseguimento degli obiettivi di contenimento entro due gradi dell’aumento della temperatura media globale e degli obiettivi di decarbonizzazione, puntando a garantire una alimentazione sostenibile, e di qualità, impegno tanto più rilevante nell’anno in cui Milano ospita l’Expo dedicato al tema «Nutrire il pianeta».