Wmo: negli ultimi 70 anni brusche variazioni senza precedenti

I gas serra nell’atmosfera battono tutti i record: 403 ppm. Mai così da 800.000 anni

Temperature come nel medio Pliocene, quando il livello del mare era 20 metri sopra quello attuale

[30 ottobre 2017]

Secondo il “WMO Greenhouse Gas Bulletin – The State of Greenhouse Gases in the Atmosphere Based on Global Observations through 2016” appena pubblicato da World meteorological Organization (Wmo) e  Global atmosphere watch, «Le concentrazioni atmosferiche di biossido di carbonio (CO2) nel 2016 sono aumentate a un ritmo recor, raggiungendo il livello più elevato da 800.000 anni. Le brusche variazioni dell’atmosfera osservate in questi ultimi 70 anni sono senza precedenti». La Wmo spiega che «À partire dalle più recenti ricostruzioni ad alta risoluzione effettuate grazie alle carote di ghiaccio, è possibile osservare che le variazioni del livello di CO2 non sono mai state così rapide come negli ultimi 150 anni. Le fluttuazioni naturali della CO2 duranti i periodi glaciali hanno sempre proceduto delle variazioni parallele della temperatura. Le indagini geologiche indicano che i livelli attuali di CO2 corrispondono a un clima “stazionario” osservato per l’ultima volta nel medio Pliocene (da 3 a 5 milioni di anni fa), périodo durante il quale la temperatura era da 2 a 3° C più elevata e che ha visto sciogliersi le calotte glaciali della Groenlandia e dell’’Antartide occidentale , così come una parte dell’est del continente. Questo scioglimento aveva provocato un innalzamento del livello del mare che aveva superato da 10 a 20 metri il livello attuale».

Nel 2015 il livello di Co2 nell’atmosfera del nostro pianeta aveva superato la soglia della 400 parti per milione (ppm), per poi arrivare a 403,3 ppm nel 2016, a causa di un mix di attività antropiche e di un fortissimo episodio di El Niño. WMO Greenhouse Gas Bulletin la CO2 atmosferica è ormai il 145% rispetto all’epoca preindustriale (prima del 1750) e «Questo rapido innalzamento delle concentrazioni di CO2 e di altri gas serra nell’atmosfera è in grado di innescare una modificazione senza precedenti dei sistemi climatici e quindi di causare così gravi ripercussioni ecologiche ed economiche»,

Per quanto riguarda il metano (CH4), che è il secondo gas serra persistente per importanza, contribuisce per circa il 17% al g forcing radiativo. Il rapporto dice che «Circa il 40% delle emissioni di CH4 nell’atmosfera sono di origine naturale (zone umide, termitai, ecc.) e il 60% di origine umana (allevamento di bestiame, risicoltura, sfruttamento xdei combustibili fossili, discariche, combustione di biomasse, ecc). Il CH4 atmosferico nel 2016ha raggiunto un nuovo picco: 1.853 parti per miliardo (ppb) cioè circa il 257%  del livello che aveva nell’epoca preindustriale».

Per quanto riguarda le emissioni diossido di diazoto (N2O  – monossido di diazoto o protossido di azoto) nell’atmosfera, circa il 60% sono di origine naturale e il 40% di origine antropica, dato che provengono soprattutto dagli oceani e dai suoli, dalle biomasse, dai concimi e da diversi processi industriali. La Wmo dice che «Nel 2016, la concentrazione atmosferica  del diossido di diazoto era di 328,9 parti per miliardo, cioè il 122% di quel che erano all’epoca preindustriale. Anche l’’N2O svolge un ruolo importante nelle distruzione dello strato di ozono stratosferico che ci protegge dai raggi ultravioletti emessi dal sole. Contribuisce per circa il 6% al forcing radiativo indotto dai gas serra persistenti».

Il WMO Greenhouse Gas Bulletin annuale si basa sulle osservazioni del programma Global atmosphere  che contribuisce a controllare le concentrazioni di gas serra  che sono la principale causa dei cambiamenti climatici a livello atmosferico e,  come i sistemi di allerta precoce, permette di rendere conto delle loro fluttuazioni.

La Wmo sottolinea che «Dall’epoca industria, cioè da dopo il 1750, la crescita demografica, la pratica di un’agricoltura più intensiva, un più grande utilizzo delle terre, la deforestazione, l’industrializzazione  e lo sfruttamento dei combustibili fossili a fini energetici hanno contribuito all’aumento del livello atmosferico di gas serra». Secondo i dati della National oceanic and atmospheric administration Usa (Noaa) citati nel Bollettino Wmo, dal 1990, il forcing radiativo totale causato dall’insieme dei gas serra persistenti, che induce un riscaldamento del nostro sistema climatico, è cresciuto del 40% e nel 2016 è stato registrato un aumento del 2,5% rispetto al 2015.

Il segretario generale della Wmo, Petteri Taalas, è molto preoccupato e avverte che «Se non riduciamo rapidamente le emissioni di gas serra, e in particolare la CO2, andremo incontro a un aumento pericoloso delle temperature entro la fine del secolo, ben al di là dell’obiettivo fissato nell’Accordo di Parigi sul clima. Le generazioni future erediteranno un pianeta nettamente meno ospitale. La CO2 persiste nell’atmosfera per secoli e nell’oceano ancora più a lungo. Secondo le leggi della fisica, in futuro la temperatura sarà nettamente più elevata e i fenomeni climatici più estremi. Ma non abbiamo la bacchetta magica per far scomparire questo eccesso di CO2 atmosferica».

Il WMO Greenhouse Gas Bulletin è stato reso noto alla vigilia della pubblicazione dell’Emissions Gap Report dell’United Nations enveronment progranne (Unep) che censisce gli impegni presi dai Paesi del mondo in materia di politiche generali per la riduzione dei gas serra e che analizza come queste politiche produrranno un calo effettivo delle emissioni entro il 2030, definendo allo stesso tempo con precisione il gap r tra i bisogni e le prospettive e le misure da prenderle per colmarlo, Il capo dell’Unep, Erik Solheim, ha anticipato che «Le cifre non mentono. Le nostre emissioni continuano a essere troppo elevate e bisogna invertire la tendenza. In questi ultimi anni, le energie rinnovabili hanno certamente conosciuto un formidabile sviluppo, ma dobbiamo immediatamente raddoppiare gli sforzi per fare in modo che queste nuove tecnologie low carbon possano svilupparsi. Disponiamo già di numerose soluzioni per far fronte a questa sfida. Manca solo la volontà politica della comunità internazionale e l’accettazione di un’evidenza: il tempo stringe».

Le decisioni che verranno prese alla Conferenza delle parti Unfccc di Bonn dal 7 al 17 novembre si baseranno soprattutto sugli elementi scientifici presentati nel WMO Greenhouse Gas Bulletin  e nell’Emissions Gap Report dell’Unep  e Wmo, Unep ed altri partner puntano a realizzare un sistema integrato di informazioni sui gas serra per aiutare i Paesi a a misurare i progressi compiuti rispetto agli impegni assunti per ridurre le emissioni, per migliorare i loro rapporti nazionali e adottare ulteriori misure di attenuazione. Questo sistema valorizza la lunga esperienza della Wmo per quanto riguarda la misurazione strumentale dei gas serra e la modellizzazione dell’atmosfera.