D’Angelis: «Anche la toponomastica indica le zone a rischio in cui non si doveva costruire»

Stati generali contro il dissesto idrogeologico: bene le dichiarazioni, ma in concreto che si fa?

[11 novembre 2014]

Mentre l’Italia ha passato una nuova notte di ansia sotto la pioggia e guarda ancora con apprensione il cielo, mentre la Liguria piange nuovi dispersi e danni,  il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio ha aperto oggi a Roma gli Stati generali contro il dissesto idrogeologico organizzati dalla Struttura di Missione #italiasicura contro il dissesto Idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche.  Al Convegno viene presentato il  “piano nazionale 2015-2020 per la prevenzione strutturale contro il dissesto idrogeologico e per la manutenzione ordinaria del territorio” e verrà affrontato il tema “il rischio e la difesa al tempo del Global Warning”

L’intervento di apertura è toccato al Capo del Dipartimento della protezione civile, Franco Gabrielli  che ha sottolineato che «In un Paese che deve fare i conti con il dissesto idrogeologico e le continue alluvioni è necessario far crescere una vera cultura di Protezione civile. Dobbiamo far sì che tutti i Comuni siano dotati di piani di protezione civile conosciuti dalla gente e che possano salvare le vite umane».

Poi ha preso la parola il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti che ha confermato una svolta già illustrata a grandi linee pochi giorni fa: «In questo Paese non ci saranno mai più condoni edilizi, perché sono dei tentati omicidi alla tutela del territorio». Poi il ministro ha annunciato che «Il governo è pronto a mettere a disposizione 7 miliardi in 7 anni per un piano di prevenzione per la tutela del territorio» ed ha sottolineato che «5 miliardi arriveranno dai fondi strutturali europei e 2 miliardi dal cofinanziamento delle Regioni. Nei primi mesi del 2015, inoltre, partiranno 659 cantieri per un totale di spesa di 1,96 miliardi».

Galletti ha confermato più o meno quanto aveva già detto l’8 novembre intervenendo alla nella trasmissione Ambiente Italia su Rai3: «Il problema del dissesto non si risolve in poco tempo: tra qualche mese si vedranno i primi effetti, ma il lavoro è lungo. Comunque noi ci mettiamo la faccia, dal primo momento la lotta al dissesto è una nostra grande priorità: stiamo semplificando le regole, abbiamo aperto 200 cantieri, contiamo di aprirne altri entro fine anno. n passato si è investito poco, si è permesso lo scempio del territorio. Sono state fatte troppe norme, che creano solo confusione, fanno tardare gli investimenti e non tutelano il territorio. Ci deve essere una chiamata alla corresponsabilità da parte di tutti, anche dei cittadini: non si costruisce negli alvei dei fiumi, non si deve consumare più suolo ma bonificare e riutilizzare quello che abbiamo già, lo Stato non deve più permettere condoni. Questo crea una cultura ambientale. Poi dobbiamo investire molto in prevenzione: martedì a Roma – conclude Galletti – faremo gli Stati Generali del dissesto idrogeologico con tutti gli enti e le categorie interessate, li presenteremo dati e ascolteremo le proposte di chi è chiamato a operare sul territorio».

Il coordinatore di #italiasicura, Erasmo D’Angelis, ha detto che «Anche la toponomastica indica le zone a rischio in cui non si doveva costruire», quindi, «Da oggi ognuno si assume precise responsabilità a tutti livelli della Pubbliche amministrazioni« e «Anche i cittadini devono essere sentinelle del territorio». Poi, cita Napolitano ha ricordato: «Tanti piani e progetti ma nulla di fatto sul rischio

Secondo D’Angelis «la situazione in Italia è molto pesante ma ridurre il rischio è possibile», anche perché «il Giappone si è messo in sicurezza con le tecnologie made in italy». Per quanto rif guarda il problema molto discusso in questi giorni dopo il crollo dell’argine di cemento e polistirolo a Carrara , quelle della qualità dei progetti, il capo di #italiasicura  ha prospettato con coraggio  la strada sempre prospettata dalle associazioni ambientaliste: « Prima eliminare progetti sbagliati fare delocalizzazioni e piani di bacino», ma fino ad oggi «solo la Toscana ha una legge per rendere inedificabili le zone a rischio»

D’Angelis è convinto che sia finita un’epoca e che «Bisogna integrare le politiche, sensibilizzare e pianificare» e che per evitare casi come quelli di Carrara «il monitoraggio delle opere in corso va visto come strumento di partecipazione del cittadino».

Bene, bravi, bis…a discorsi, ci concederete un po’ di scetticismo su quanto questo governo riuscirà a fare, peraltro su una questione che era stramatura per greenreport.it fin dal suo inizio attività, che data inizio 2006. Chi ancora credere alla teoria delle catastrofi, almeno sulla questione del dissesto idrogeologico deve ricredersi: decenni di fango e morti al momento hanno partorito gli Stati Generali…