Pubblichiamo in contemporanea con Repubblica questo articolo di Santo Grammatico

Genova e fango, per uscire dall’isolamento non servono le grandi opere

[16 ottobre 2014]

Ancora fango​, migliaia di ragazze e ragazzi a spalare e il dibattito su questa nuova alluvione che ha colpito Genova ridotto a tre punti. Il modello di previsione meteo non ha funzionato, la conclusione dei lavori sul Bisagno bloccata dalla burocrazia, la grande opera dello scolmatore come soluzione risolutiva.

Ci sembra troppo poco. Manca una ammissione che porti verso una nuova cultura della gestione del territorio. L’ammissione di non aver considerato una priorità il dissesto idrogeologico e la necessità di programmare non solo grandi opere ma interventi e monitoraggi puntuali, efficaci e costanti nel tempo sui versanti dei nostri bacini per recuperare il reticolo idrico stuprato.

Resiste invece ancora una cultura che considera i nostri torrenti come corridoi per penetrare l’entroterra, cementificandoli, asfaltandoli, coprendoli per costruire strade e parcheggi anche in anni recenti. La copertura di un tratto del Fereggiano per questi fini risale al 2010.

Una cultura che ha generato un modello di gestione che cementifica e si giustifica con l’urgenza di fare cassa grazie agli oneri di urbanizzazione che sostengono i bilanci degli enti locali e da cui dipende anche la messa in sicurezza del territorio. Una logica perversa testimoniata dal caso del Rio Mermi, affluente del Bisagno dove è in atto la costruzione di un centro commerciale con relativa impermeabilizzazione di una vasta superficie di suolo.

Sono questa cultura e la garanzia di una teorica sicurezza post cementificazione che hanno consentito l’avvicinamento della popolazione al punto più pericoloso delle nostre città, il centro degli alvei.

A Genova un abitante su sei vive e lavora in zone rosse a pericolo idrogeologico.

Centottantotto comuni su duecentotrentacinque nella nostra regione sono a rischio, sulla rete ferroviaria incombe una frana ogni duecentotrenta metri e non si contano quelle sulla rete stradale nell’entroterra martoriato. Siamo una popolazione costretta a convivere con questo rischio e purtroppo non ci sono le condizioni per azzerarlo ma solo quelle per mitigarlo.

Vanno identificate responsabilità e lacune di una rete decisionale che non ha garantito la sicurezza della città e certamente rafforzato il sistema di informazione e formazione dei cittadini per cominciare a convivere consapevolmente con tale rischio, sapendo che nessuna grande opera potrà essere definitivamente risolutiva.

E’ assolutamente necessario che gli strumenti di pianificazione urbanistica programmino in tempi brevi​ e trovando nuovi spazi, la delocalizzazione di alcune attività cominciando da quelle più esposte e pericolose per i cittadini da un punto di vista sanitario e ambientale.

Riflettendo sulle condizioni che portano all’ isolamento della nostra città e della nostra regione, pensiamo siano dovute al dissesto idrogeologico piuttosto che alla mancanza di opere come la Gronda e il Terzo Valico. Queste drenano miliardi di euro di fondi pubblici e risorse private che potrebbero essere indirizzate alla tutela del territorio e dei cittadini.

Questa considerazione serve ad aprire un confronto sulle priorità di allocazione delle risorse di fronte ad una persistente crisi economica e ai balletti sulle cifre disponibili.

Su questo aspetto la politica e i politici a qualunque livello rischiano di alimentare speranze creando illusioni a cittadini feriti e in ginocchio che faticano a rialzarsi riattivando le proprie attività.

 

Lo SbloccaItalia voluto dal governo sembra la pentola piena d’oro in fondo all’arcobaleno. Ma se da un lato vengono stanziati alcuni milioni per Genova dall’altro troviamo miliardi per grandi opere infrastrutturali di dubbia utilità che sacrificheranno altro suolo e misure che rilanciano le trivellazioni per l’estrazione di petrolio​.

Adesso dopo esserci rimboccati le maniche e sporcati di fango deve essere garantita la speranza di ripartire​, alimentata​ da​ politiche e azioni di prevenzione.

Santo Grammatico, presidente Legambiente Liguria