Geologi: «E’ seconda città più pericolosa d’Europa». Legambiente: «Ascoltiamo cadere la pioggia con paura a causa dei mutamenti climatici»

A Genova si affoga e si muore per un disastro innaturale [FOTO E VIDEO]

Contro il dissesto idrogeologico ci sono 2,5 miliardi di euro, non spesi. E si pensa a trivellare

[10 ottobre 2014]

Genova è una città «insicura e pericolosa, dove un abitante su sei vive o lavora in zone alluvionabili. Adesso ricomincia a piovere intensamente, ed è probabile una nuova piena per il Bisagno». Dopo una notte di ansia per la città e tutta la provincia, Genova e i suoi cittadini si sono svegliati con l’incubo ancora appeso alle nubi che minacciose gravano sopra le loro teste. Santo Grammatico, il presidente di Legambiente Liguria, riassume con parole stringate e amare il ritorno nel capoluogo ligure di quelle che gli ambientalisti già da anni hanno ribattezzato «disastri innaturali».

«Ancora fango. Una vittima. Macchine accatastate. Negozi distrutti. E una popolazione costretta a convivere con il rischio idrogeologico, a fare troppo spesso la conta dei danni. I modelli previsionali meteo non hanno saputo prevedere l’entità del fenomeno e la necessità di emanare l’allerta per la popolazione. Nuovamente l’acqua riprende gli spazi che le sono stati sottratti dell’asfalto e dal cemento: guardiamo il cielo e ascoltiamo cadere la pioggia con paura a causa dei mutamenti climatici».

La bomba d’acqua che nella notte ha colpito Genova ha di nuovo trovato impreparata la città, ma le difficoltà riscontrate dai modelli previsionali sono forse l’ultimo dei problemi; da anni il riscaldamento globale, insieme alla cementificazione e alla minor cura dei terreni che circondano l’agglomerato urbano, hanno portato un aggravarsi delle condizioni del capoluogo e della Liguria tutta.

«Dal dopoguerra a oggi i danni del dissesto sono stati quantificati in oltre 240 miliardi di euro – ricorda Angelo Bonelli, co-portavoce dei Verdi – cos’altro deve accadere perché la messa in sicurezza del territorio e le misure di adattamento al cambiamento climatico in atto vengano considerate un’emergenza nazionale?». Per averne la riprova basta andare a spulciare la conoscenza della vox populi più celebre del web, Wikipedia. La pagina dedicata alle alluvioni e inondazioni in Italia, in continua espansione, inanella i disastri che hanno colpito l’area: dal 1946 a oggi Genova viene menzionata 7 volte, di cui 3 solamente negli ultimi 4 anni. E si tratta di una lista incompleta.

«La città di Genova per dissesto idrogeologico credo sia la seconda città più pericolosa d’Europa – spiega Carlo Malgarotto, presidente dell’Ordine dei geologi della Liguria – e dunque il territorio va gestito in maniera diversa. Bisogna ridisegnare il territorio in maniera sostenibile: si potrebbe ad esempio trattenere le acque a monte cercando di diluirle durante il percorso. Non possiamo spostare mezza Liguria ma possiamo invece fare la prevenzione con interventi sostenibili. Da tempo diciamo che c’è la necessità di convocare tavoli istituzionali ma purtroppo questi tavoli non siamo noi che dobbiamo convocarli».

Mentre da questo lato l’ha ancora vinta la linea dell’inerzia, i paradossi sono ancora più stridenti sul lato delle risorse. I comuni «stanno subendo una crisi finanziaria senza precedenti», riflette Santo Grammatico, e la Regione (come molte) ha ormai «a disposizione pochi fondi». Ma le risorse ci sarebbero. Come evidenzia con incredulità mista a rabbia Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi, in Italia già oggi abbiamo «ben 2,5 miliardi di euro, già disponibili, in cassa, per la messa in sicurezza del territorio. Ma non li spendiamo, rischiamo di perderli. E questo è inquietante. I soldi ci sono ma è un problema di coordinamento, e anche di mentalità  culturale. Continua ad esserci in Italia un problema di prevenzione, di cui alcuni forse – punge Graziano – non conoscono il significato. Bisogna realizzare opere di messa in sicurezza tenendo conto del contesto per ottenere risultati compatibili con il territorio».

Il problema non sono dunque (solo) i soldi, ma soprattutto la volontà d’indirizzare le sviluppo del Paese da una parte piuttosto che dall’altra. E, al di là dell’attenzione timidamente sollevata dal governo Renzi sul tema del dissesto idrogeologico, gli investimenti cui si mira guardano altrove: «Il decreto Sblocca Italia – chiosa il presidente di Legambiente Liguria – preferisce trivellare alla ricerca di petrolio piuttosto che intervenire sul dissesto idrogeologico del nostro Paese». In attesa della prossima alluvione.

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  • Alluvione Genova 9/10/2014! prima e dopo l'esondazione del fereggiano!