Geotermia, dal Cnr e dalla Banca mondiale i dati aggiornati sulle emissioni in atmosfera

«Anche i quantitativi emessi dagli impianti a ciclo aperto sono inferiori rispetto a quelli generati dalla produzione di energia elettrica da combustibili fossili»

[19 maggio 2017]

Gli impieghi della geotermia in Europa stanno crescendo in quantità e qualità. Secondo i dati comunicati nel notiziario Ugi (Unione geotermica italiana) dal presidente del Consiglio europeo per l’energia geotermica (Egec), Ruggero Bertani, oggi «sono in funzione 88 impianti di generazione geotermoelettrica, con una capacità installata totale di 2,28 GWe» insieme a «527 impianti di teleriscaldamento con una capacità totale di 4,7 GWth» e «circa 1,7 milioni pompe di calore geotermiche stanno fornendo riscaldamento, raffreddamento ed acqua calda per abitazioni ed aziende in tutta Europa in modo sostenibile e pulito».

Nonostante i numerosi vantaggi economici e ambientali apportati dalla geotermia al Vecchio Continente, un aspetto molto sensibile circa la produzione di energia geotermoelettrica rimane quello legato all’emissione in atmosfera dalle centrali. Quali e quante sono? La risposta non può essere sbrigativa, dato il numero di fattori dai quali dipende.

Ad affrontarla, sulle stesse colonne dell’Unione geotermica italiana, tre ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche (Assunta Donato; Maria Silvia Giamberini; Adele Manzella), che riassumono i risultati contenuti in due vasti studi: Rischi ambientali connessi all’utilizzo della risorsa geotermica: cause e buone pratiche per la loro minimizzazione, realizzato dallo stesso Cnr, e la nota tecnica “Greenhouse gases from geothermal power production” realizzata sotto l’egida della Banca mondiale.

Nei due studi «i valori risultano essere in buon accordo – osservano i ricercatori – in alcuni casi addirittura coincidenti, seppur tratti da fonti diverse». La pubblicazione del Cnr in particolare «analizza i rischi connessi all’utilizzo delle risorse geotermiche ed i relativi dati disponibili in letteratura, con particolare riferimento alla situazione italiana», con un’ampia porzione «dedicata alla descrizione dei principali sistemi di abbattimento comunemente utilizzati per ridurre le emissioni in atmosfera e migliorare la qualità dell’aria nelle aree geotermiche (abbattimento di Hg ed H2S tecnologia “AMIS”, ed abbattimento dell’aerosol tecnologia “Demister”)».

«Gli impianti che emettono sostanze gassose in atmosfera sono generalmente quelli a ciclo aperto – osservano i ricercatori – mentre gli impianti binari sono definiti a “ciclo chiuso ed emissioni zero” in quanto il fluido geotermico non entra in contatto con l’atmosfera». In ogni caso «i quantitativi emessi dagli impianti a ciclo aperto sono inferiori rispetto a quelli generati dalla produzione di energia elettrica da combustibili fossili». Lo stesso si può dire osservando le emissioni di CO2 in particolare: entrambe le analisi giungono a conclusioni similari, ponendo il quantitativo di CO2 emessa da fonte geotermica al di sotto di ogni fonte fossile, o tutt’al più paragonabile alla fonte fossile più pulita, il gas.

Con alcune fondamentali differenze. Le emissioni di CO2 da impianti geotermoelettrici sono sovente sostitutive di quelle che comunque verrebbero, nel corso del tempo, rilasciate in atmosfera dalle naturali manifestazioni geotermiche. E nel complesso, i vantaggi per il clima sono netti. Come nota il presidente Ugi, Giancarlo Passaleva, l’energia geotermoelettrica in Italia (anno 2015) ammonta a 915,5 MWe di potenza installata e 5,82 TWh di elettricità prodotta, valori ai quali si aggiungono i 1.372 MWt di potenza installata e 10.500 TJ di energia termica consumata: «A fronte di tali utilizzi, in sostituzione di equivalente energia da combustibili fossili, nel 2015 si è potuto utilizzare calore geotermico per l’equivalente di più di un milione e mezzo di tonnellate di petrolio e di evitare con essi l’emissione in atmosfera di oltre 4 milioni di tonnellate di CO2».