La ministro dell’ambiente Spd vuole vietare la carne nelle manifestazioni ufficiali. Cdu: «E’ tata-statalismo»

Germania, la Grosse Koalition ai ferri corti sulla carne

[23 febbraio 2017]

La Germania si avvicina ad elezioni che sembravano scontate e che invece potrebbero scalzare dal trono Frau Angela Merkel e la situazione comincia a farsi nervosa.

Ad accendere il fuoco è stata la socialdemocratica Barbara Henricks la ministro dell’ambiente tedesca (e l’ambiente in Germania è un ministero “pesante” dal quale è passata anche la Merkel) che ha messo in dubbio la correttezza politica della “carnivora” cucina tedesca: nelle manifestazioni ufficiali non potranno essere più serviti piatti a base di carne. Il motivo che ha spinto la Henricks a vietare la carne nei pranzi, cene e colazioni ufficiali è l’impatto ambientale della produzione di carne, con un occhio ai voti dei Grünen che i sondaggi danno stabili nonostante l’avanzata del  Sozialdemokratische Partei Deutschlands (Spd) e con i quali comunque i socialdemocratici dovranno allearsi se vogliono farla finita con a Grosse Koalition e fare un governo rosso-verde.

La proposta della Henricks ha scatenato subito un’accesa polemica politica e la Christlich Demokratische Union Deutschlands (Cdu) della Merkel ha subito accusato la Spd  di voler violare i diritti dei cittadini vietando loro di mangiare la carne.

La Spd, che ha scavalcato la Cdu nei sondaggi grazie alla svolta a sinistra impressa da un irriconoscibile Martin Schulz, risponde che spetta al ministero dell’Ambiente dare un esempio di sostenibilità al  Paese.

Il ministro dell’agricoltura Christian Schmidt (CDU)  ha accusato la Henricks di fare «statalismo della tata»,  perché cercherebbe di introdurre  il vegetarianismo «dalla porta di servizio».

Nessuno si aspettava che lo scontro elettorale tra Spd e Cdu cominciasse dalla carne e dalla dieta vegetariana, ma i democristiani  si sono avventati sulla politica vegetariana per i pranzi ufficiali come un toro su un drappo rosso sventolato da un torero, dicendo che questa è la prova che la Spd statalista (sic!) vuole interferire nella vita privata dei cittadini per motivi ideologici.

Schmit ha detto: «Credo nella diversità e la libertà di scelta, non nel tata-statalismo e nell’ideologia. Sono contrario al paternalismo e all’ideologia. Anche carne e pesce fanno parte di una dieta equilibrata».

Il divieto di utilizzare carne nelle manifestazioni ufficiali è venuto fuori in una e-mail inviata ai capi dipartimento da un alto funzionario nel ministero dell’ambiente, nella quale si legge che il ministero ha la responsabilità di combattere gli «effetti negativi del consumo di carne» e deve «dare l’esempio». La sinistra di Die Linke  e i Verdi accusano la Hendricks di aver preso un’iniziativa ipocrita, perché il divieto di applica solo alle manifestazioni ufficiali, mentre carne e pesce restano disponibili nelle mense per il  personale del ministero.

Ma Gitta Conneman, una nota deputata Cdu, non demorde: «Dovremo mangiare ciò che c’è in tavola, secondo la volontà del ministero. Niente carne, niente pesce, tutto ricoperto dalla “protezione del clima” – ha detto al Bild  –  Non salveranno il clima marchiando le persone che mangiano carne, e lo sanno. Il divieto si applica solo a una manciata di ospiti, non ai 1.200 impiegati. Questa è pura ideologia, una “educazione del popolo” con  la dieta». Sembra quasi che i socialdemocratici vietando la carne nei pranzi ufficiali di un ministero vogliano riportare indietro la Germani ai tempi della dittatura comunista della Repubblica democratica tedesca.

La Henricks ha ribattuto: «Non stiamo dicendo a  nessuno quello che dovrebbe mangiare, Ma vogliamo dare il buon esempio per proteggere il clima, perché il cibo vegetariano è più climate-friendly della carne e del pesce».

E’ noto che la zootecnia intensiva è una delle principali cause dei cambiamenti climatici: il bestiame produce metano come sottoprodotto della digestione del cibo e il metano è un gas serra meno durevole ma 86 volte più potente della CO2. A livello globale, l’industria zootecnica rappresenta il 14,5% di tutte le emissioni prodotte dalle attività antropiche e la catena alimentare della carne, dalla macellazione, alla trasformazione, al trasporto,  alla vendita e fino ai frigoriferi domestici, consuma molti combustibili fossili.

L’allevamento di bestiame contribuisce anche al degrado del suolo e delle risorse idriche e i pascoli intensivi e le coltivazioni di soia ed altri mangimi destinati al consumo animale vengono realizzati abbattendo enormi distese di foresta. Secondo l’Onu, il 20% dei pascoli del mondo stanno producendo un degrado dei suoli, sempre più impoveriti di nutrienti, con conseguenze per l’equilibrio idrogeologico, l’inquinamento dell’acqua a causa dei reflui degli allevamenti e con una diminuzione dello stoccaggio di carbonio nei suoli degradati,  che a sua volta contribuisce al cambiamento climatico.

Secondo lo studio “Biodiversity conservation: The key is reducing meat consumption”, pubblicato nel 2015 su Science of the Total Environment da un team della Florida International University, chi mangia carne è la principale causa dell’estinzione delle specie, dovuta in parte alla distruzione degli habitat causata dagli allevamenti intensivi.

La decisione “elettorale” della Henricks non è certo il primo tentativo di un governo di diminuire il consumo di carne, che in Europa occidentale è già calato rispetto alle cifre record di qualche anno fa. La più preoccupata sembra la Cina,  uno dei mercati della carne in più rapida crescita e dove il governo ha recentemente approvato linee guida dietetiche per far capire ai cinesi che devono limitare il consumo di carne rossa ed uova e preferire le proteine fornite da pesce e pollo.

Nel 2016, il governo olandese ha raccomandato ai suoi cittadini di mangiare non più di due porzioni di carne a settimana. Linee guida simili sono state approvate dai governi di Gran Bretagna e Svezia e anche a Torino.

Nel 2015 ci aveva provato anche Barack Obama, modificando le line guida del Dipartimento dell’agricoltura Usa (Usda) per includere temi della sostenibilità e dell’ambiente e suggerendo  una riduzione del consumo di carne. Ma l’industria del bestiame insorse e  chiese all’Usda e al Dipartimento della salute di bocciare tutto. Alla fine vinse la lobby bestiame e nell’ottobre 2015 vennero pubblicate linee guida che non menzionavano né la sostenibilità ambientale né limitazioni al consumo di carne.