I ghiacciai della Penisola Antartica sono più stabili di quanto si pensasse

Ma la crepa nel Larsen C Ice Shelf aumenta e potrebbe generare un gigantesco iceberg

[4 maggio 2017]

Lo studio “Increased ice flow in Western Palmer Land linked to ocean melting”, pubblicato su Geophysical Research Letters da un team internazionale di ricercatori coordinato dal Centre for polar observation and modelling (Cpom) dell’università di Leeds, si occupa delle condizione dei ghiacciai della  Terra di Palmer, nella Penisola Antartica e della sua evoluzione nell’arco di un quarto di secolo in rapporto ai cambiamenti climatici.

La principale autrice dello studio, Anna Hogg , dalla Leeds’ School of Earth and Environment,  ha detto: «Sono stati riportati cambiamenti drammatici in questa parte dell’Antartide, quindi abbiamo dato un’occhiata più da vicino come i suoi ghiacciai si sono evoluti, con 25 anni di misurazioni satellitari risalenti ai primi anni ‘90 ».

La  ricerca si è concentrata  su 30 ghiacciai della Terra di Palmer, un’area a sudovest della Penisola Antartica che prende il nome dall’esploratore statunitense Nathaniel Palmer.  L’agenzia spaziale italiana (Asi), spiega che Il team di ricerca «ha preso in considerazione il periodo 1992 – 2016, utilizzando i dati di vari satelliti, quali ERS 1 ed ERS 2 (Esa), ALOS (Jaxa), Landsat 8 (Nasa-Usgs) e la coppia Sentinel-1 del programma europeo Copernicus.  L’analisi dei dati, cui è stato anche affiancato un modello informatico, ha messo in rilievo che la maggior parte dei 30 ghiacciai ha accelerato il suo scorrimento anche di 30 centimetri al giorno, con un incremento medio della velocità pari al 13%. In base a questo risultato, gli scienziati hanno calcolato che l’aumento della velocità dei ghiacciai ha avuto come conseguenza lo scarico di 15 chilometri cubici di ghiaccio all’anno nell’oceano».

Un dato meno preoccupante rispetto allo scenario delineato da uno studio dell’università di Bristol, che prospettava »una perdita di ghiaccio pari a 45 chilometri cubici all’anno».

Uno degli autori dello studio Andrew Shepherd, anche lui della Leeds’ School of Earth and Environment , spiega a sua volta: «Anche se la Terra di Palmer contiene molto  ghiaccio – abbastanza per innalzare il  livello globale del mare di 20 centimetri – i suoi ghiacciai non possono essere andati drammaticamente fuori equilibrio , perché la loro velocità non è cambiato molto nel corso degli ultimi 25 anni. Potrebbe essere nevicato  meno, come pure potrebbe anche essere causato dall’assottigliamento dei ghiacciai che perdono massa».

L’Asi sottolinea che «La ricerca dell’università di Leeds, con cui è stata effettuata per la prima volta una mappatura del cambiamento nella velocità del ghiaccio, mostra quindi una situazione più stabile di quanto si ritenesse», ma evidenzia anche che «La Terra di Palmer, in 25 anni, ha comunque perduto parte della sua copertura glaciale a causa di questi movimenti del ghiaccio, un processo che gli addetti ai lavori definiscono ‘squilibrio dinamico’ (dynamical inbalance).  Ad essere colpiti da questo fenomeno sono stati soprattutto i ghiacciai situati a profondità di oltre 300 metri sotto il livello dell’oceano».

Lo studio ha esaminato anche le temperature dell’acqua oceanica, che hanno contribuito a far accelerare lo scorrimento dei ghiacciai. La Hogg spiega ancora: «Abbiamo esaminato le temperature dell’acqua di fronte ai ghiacciai che hanno accelerato di più  e abbiamo scoperto che scorrono attraverso i canali profondi nello strato più caldo del mare. Questa acqua profonda circumpolare, che è relativamente calda e salata rispetto ad altre parti dell’ Oceano Meridionale, si è riscaldata e abbassata negli ultimi decenni e può sciogliere il ghiaccio alla base dei ghiacciai, che riduce l’attrito e permette loro di fluire più liberamente. Con gran parte della massa di ghiaccio della Terra Palmer occidentale che si trova ben al di sotto del livello del mare, è importante monitorare come le aree remote come questo stanno rispondendo ai cambiamenti climatici. I satelliti sono lo strumento perfetto per farlo».

Pierre Potin, manager della Copernicus Sentinel-1 Mission, ha dichiarato: «Continueremo ad utilizzare la capacità di  imaging  di Sentinel-1  con  qualsiasi tempo,  giorno e notte,  per estendere il dati climatici a lungo termine dai satelliti europei».

Secondo gli autori, «La ricerca sottolinea l’importanza di tenere sotto controllo gli effetti del cambiamento climatico anche in zone così remote e schiude nuovi scenari nell’ambito del monitoraggio ambientale».

Ma intanto la crepa che si era aperta nel Larsen C Ice Shelf sembra destinata a generare un iceberg gigante. Secondo le immagini satellitari  scattate il primo maggio proprio da Sentinel-1,  la spaccatura nella banchisa glaciale lunga 180 km, al suo termine mostra un chiaro comportamento di ramificazione che potrebbe produrre un iceberg di 5.000 km2.

Larsen C è una parte della banchisa galleggiante ad est dalla Penisola antartica e si estende su una superficie del mare di Weddell delle dimensioni del Galles, l’ceberg e i suoi “figli” minori potrebbero  portar via circa un quarto della banchisa e rendere meno stabile quella che rimarrà.

Gli scienziati sono molto interessati allo sviluppo di Larsen C e temono che possa dfare la fine dei suoi fratelli, Larsen A e Larsen B, che alla fine del secolo scorso si sono frantumati in grossi iceberg.

Un altro ricercatore britannico, Adrian Luckman della Swansea University,  ha detto a BBC News: «Questa è una delle cose che trovo così affascinanti Guardare queste spaccature e pensare che si stanno spostando davvero molto lentamente. Ma quando vogliono, lo fanno molto rapidamente».

Si tratta del cambiamento più significativo nella fenditura da febbraio. Dopo aver  percorso più di 60 km attraverso la banchisa rispetto all’anno precedente, il crack era entrato nella a cosiddetta zona di sutura, che contiene per lo più ghiaccio “umido” e “morbido”, che ha rallentato il progredire della spaccatura. Ma la larghezza della fessura continua a crescere a circa un metro al giorno e ora si estende a  più di 450 metri nel punto in cui viene misurata regolarmente.

La settimana scorsa il British Antarctic Survey ha pubblicato uno studio  che dimostra che il foehn, un vento caldo che scende dalle montagne della Penisola antartica fino al Larsen C Ice Shelf, è più frequente di quanto si pensasse e questo potrebbe accelerare lo scioglimento della banchisa polare.

Negli ultimi decenni, una dozzina di grandi banchise ghiacciate si sono disintegrate, oppure si sono ritirate significativamente o hanno perso gran parte del loro volume, tra queste ci sono quelle di  Prince Gustav Channel, Larsen Inlet, Larsen A, Larsen B, Wordie, Muller, Jones Channel, and Wilkins.  Se il Larsen C collassasse – ma per questo occorrerebbero ancora molti anni .  il trend della Penisola Antartica sarebbe sicuramente più accelerato di quanto emerge dallo studio pubblicato sulla Geophysical Research Letters.