Giustizia climatica, le Conferenze episcopali cattoliche: «1,5° C per rimanere in vita»

«Dobbiamo essere pronti ad attuare cambiamenti rapidi e radicali», Il testo della Dichiarazione congiunta

[26 ottobre 2018]

Con un forte e radicale appello firmato da 6 Presidenti delle conferenze episcopali di 5 continenti, i vescovi della Chiesa cattolica invitano i governi a intraprendere azioni ambiziose e immediate per affrontare e superare gli effetti devastanti della crisi climatica.

La Dichiarazione congiunta delle conferenze episcopali sulla giustizia climatica 2018 è stata firmata dall’Arcivescovo di Genova Cardinal Angelo Bagnasco, presidente Ccee, dall’ Arcivescovo di Bombay Cardinale Oswald Gracias, presidente Fabc, dall’Arcivescovo di Suva Peter Loy Chong, presidente Fcbco, dall’Arcivescovo di Lussemburgo Jean-Claude Hollerich, presidente Comece, dall’ Arcivescovo di Lubango Gabriel Mbilingi, presidente Secam e dall’ Arcivescovo di Bogotá Cardinal Rubén Salazar, presidente Celam ed è un appello  rivolto dai responsabili ecclesiastici delle conferenze episcopali raggruppate per continente «ai responsabili e rappresentanti governativi, invitandoli ad adoperarsi per un’attuazione ambiziosa dell’Accordo di Parigi per le popolazioni e per il pianeta. In particolare, chiediamo che il vertice della COP24 (Katowice, Polonia, dicembre 2018) si dimostri una pietra miliare del percorso indicato a Parigi nel 2015».

 

Ecco cosa scrivono le 6 Conferenze episcopali della Chiesa cattolica nella Dichiarazione congiunta delle conferenze episcopali sulla giustizia climatica 2018;

Di fronte all’urgenza crescente dell’attuale crisi ecologica e sociale, motivati dal lavoro svolto sul campo negli ultimi tre anni da tanti attori coraggiosi provenienti da tutto il mondo – all’interno della Chiesa cattolica e al di fuori – per promuovere e “vivere” i messaggi trasmessi dall’enciclica Laudato si’, chiediamo che un’azione ambiziosa e immediata sia intrapresa per affrontare e superare gli effetti devastanti della crisi climatica. Tali azioni devono essere svolte dalla comunità internazionale a tutti i livelli: persone, comunità, città, regioni, nazioni.

Abbiamo sentito “il grido della terra e il grido dei poveri”. Abbiamo ascoltato la chiamata del Santo Padre, Papa Francesco, e abbiamo espresso solidarietà con i nostri Fratelli Vescovi che hanno già preso posizione contro l’uso e lo sfruttamento illimitato e pericoloso delle risorse della nostra Madre Terra, così come contro i nostri attuali modelli di sviluppo, sostenuti da istituzioni e sistemi finanziari per i quali la vita, la comunità, la solidarietà e il benessere sulla terra vengono dopo il profitto, la ricchezza e la crescita sfrenata. Dobbiamo essere pronti ad attuare cambiamenti rapidi e radicali (LS 171) e resistere alla tentazione di cercare soluzioni alla nostra situazione attuale con espedienti tecnologici a breve termine, senza affrontare le

cause profonde e le conseguenze a lungo termine.

Il nostro appello si basa sui seguenti principi:

Urgenza: “Il tempo è un lusso che non abbiamo”. Nell’opinione pubblica c’è una consapevolezza sempre maggiore, anche grazie alla ricerca e ai dati scientifici, che non c’è tempo da perdere. Vogliamo tradurre quest’urgenza in piani concreti, volti a promuovere una giusta ripartizione delle risorse e delle responsabilità, in cui i grandi inquinatori assumano le loro responsabilità politiche e rispettino i loro impegni finanziari in favore del clima. “Sembra di riscontrare sintomi di un punto di rottura, a causa della grande velocità dei cambiamenti e del degrado” (LS 61).

Giustizia intergenerazionale: “I giovani esigono da noi un cambiamento” (LS, 13). Il loro futuro è in grave pericolo e la nostra generazione non sta facendo abbastanza per lasciare loro un pianeta sano. Essere così miopi è commettere un’ingiustizia inaccettabile. “Non stiamo parlando di un atteggiamento opzionale, bensì di una questione essenziale di giustizia, dal momento che la terra che abbiamo ricevuto appartiene anche a coloro che verranno.” (LS 159)

La dignità e i diritti dell’uomo, in particolare dei più vulnerabili, devono essere sempre al centro dell’agenda climatica. Nell’attuare l’Accordo di Parigi, i diritti umani devono essere effettivamente protetti, rispettati e sostenuti sia nelle politiche nazionali che sul campo. I governi dovrebbero dimostrare che compiono sforzi in tal senso nei contributi stabiliti a livello nazionale e nelle scelte di finanziamento per l’adattamento e la resilienza. Chiediamo dunque politiche che includano e riconoscano i seguenti appelli ed elementi:

1,5° C per rimanere in vita: Abbiamo il dovere morale di mantenere il riscaldamento globale “ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali e perseguire sforzi volti a limitare l’aumento di temperatura a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali”, come concordato dai governi nell’Accordo di Parigi. Papa Francesco: “Come sappiamo, siamo colpiti dalle crisi climatiche. Tuttavia, gli effetti del cambiamento climatico non sono distribuiti in modo uniforme. Sono i poveri a soffrire maggiormente delle devastazioni del riscaldamento globale, […] Molti di quanti possono a malapena permetterselo sono già costretti ad abbandonare le loro case e a migrare in altri luoghi, senza sapere come verranno accolti”, Seguiranno molti milioni di migranti. Una transizione ecologica giusta ed equa, come richiesto dall’Accordo di Parigi, è una questione di vita o di morte per i Paesi vulnerabili e le persone che vivono nelle zone costiere.

Abbiamo bisogno di un cambiamento profondo e duraturo verso stili di vita sostenibili e scelte politiche coraggiose che potrebbero sostenere gli sforzi volti ad affrontare il consumo eccessivo e a ridurre drasticamente l’impronta ecologica a livello individuale e comunitario.  “Tutte queste azioni presuppongono una trasformazione a un livello più profondo, cioè un cambiamento dei cuori, un cambiamento delle coscienze.”

Le tradizioni e le conoscenze particolari delle comunità indigene devono essere realmente ascoltate, protette e preservate: offrono soluzioni preziose per la cura e la gestione sostenibile delle risorse naturali. 2È triste vedere le terre dei popoli indigeni espropriate e le loro culture calpestate da un atteggiamento Predatorio, da nuove forme di colonialismo, alimentate dalla cultura dello spreco e dal consumismo” Non si

possono difendere le false soluzioni che utilizzano le risorse naturali come beni di produzione (come grandi impianti idroelettrici, agrocarburanti o colture da reddito) a scapito dei diritti delle comunità indigene.

È necessario un cambiamento paradigmatico nelle finanze. “Anche le istituzioni finanziarie hanno un importante ruolo da giocare, come parte sia del problema sia della sua soluzione.” Oggi è necessario e urgente istituire un sistema di trasparenza, efficienza e valutazione, in linea, tra l’altro, con l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e l’Accordo di Parigi, e regolare i mercati finanziari secondo questi quadri globali.

Chiediamo una finanza che serva la società, contribuisca alla costruzione delle comunità e promuova l’integrità, l’uguaglianza e la giustizia.

Il settore energetico deve essere trasformato: ribadiamo il nostro appello urgente a “porre fine all’era dei combustibili fossili” attraverso una rapida transizione verso Un’economia alimentata da energie rinnovabili, poiché sappiamo dagli scienziati che la maggior parte delle riserve di combustibili fossili deve rimanere sottoterra. Ciò richiede l’eliminazione progressiva delle sovvenzioni ai combustibili fossili e il ritiro degli investimenti dalle società che continuano a esplorare nuove riserve di combustibili fossili in modo incompatibile con l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di limitare l’aumento della temperatura. Parallelamente, sono necessari sforzi ambiziosi per garantire una giusta transizione, in cui i lavoratori delle industrie interessate siano sostenuti e gli investimenti siano volti a sostenere i sistemi di energia rinnovabile. Costruire sistemi energetici sicuri, economici, affidabili ed efficienti basati su fonti rinnovabili, che soddisfino le esigenze di sviluppo delle comunità, può aiutare a combattere la povertà, la disuguaglianza e il degrado ambientale.

Dobbiamo ripensare il settore agricolo. L’agricoltura dovrebbe perseguire la sua funzione fondamentale che consiste nel fornire cibo sano e nutriente e renderlo disponibile e accessibile a tutti, contribuendo così ad eliminare la fame nel mondo. L’agricoltura non dovrebbe essere utilizzata esclusivamente per il suo potenziale di cattura del carbonio, né per favorire gli interessi di grandi imprese a scapito degli agricoltori poveri e della salute delle persone. Si dovrebbe promuovere l’agroecologia, come pratica particolarmente adattabile e resiliente, soprattutto per i piccoli agricoltori, e come modello per garantire il benessere umano, comunità più solide e la cura dell’ambiente.

I firmatari sono motivati dal lavoro svolto sul campo dai tanti coraggiosi attori che, dentro e fuori le comunità cattoliche, diffondono il messaggio del Papa nella Laudato Si ‘. Nell’appello, chiedono cambiamenti rapidi e radicali, resistendo alla tentazione di cercare espedienti tecnologici a breve termine. I responsabili ecclesiali di America latina, Asia, Africa, Oceania ed Europa chiedono congiuntamente ai governi di adottare misure concrete per andare verso una ripartizione giusta delle risorse e responsabilità, in cui “i grandi inquinatori assumano le loro responsabilità politiche e rispettino i loro impegni finanziari in favore del clima.”

I punti sopra menzionati sono anche al centro delle diverse azioni che la comunità cattolica sta portando avanti per mettere in pratica la visione di Laudato Si’  e dell’Accordo di Parigi. Rinnoviamo il nostro impegno a compiere passi coraggiosi per vivere il cambiamento che chiediamo all’interno delle nostre istituzioni. Crediamo fermamente che questa conversione ecologica sia anche una sfida spirituale. Incoraggiamo tutte le iniziative all’interno e all’esterno della Chiesa cattolica che testimoniano già che vivere in modo più sostenibile è possibile, è fattibile ed è più giusto. In definitiva, questa è la chiave per la sopravvivenza del genere umano.