Gli attuali modelli del cambiamento climatico sottostimano il problema “uomo”

Occorre una modellazione più realistica per definire le politiche per lo sviluppo sostenibile

[10 febbraio 2017]

Il nuovo studio “Modeling Sustainability: Population, Inequality, Consumption, and Bidirectional Coupling of the Earth and Human Systems” pubblicato sulla  National Science Review si occupa del rapporto tra le persone e il pianeta e dimostra che «Il cambiamento climatico è solo una delle molte minacce, collegate tra loro, alla capacità della Terra di sostenere la vita umana»

La Oxford University Press USA spiega che nello studio, un team internazionale di scienziati illustri, tra cui 5 membri delle National Academies, sostiene che negli attuali modelli climatici attuali che informano su ambiente, clima e le politiche economiche non sono compresi comportamenti antropici essenziali.

Secondo i ricercatori, «La recente crescita dell’utilizzo delle risorse, i cambiamenti nell’uso del suolo, le emissioni e l’inquinamento hanno reso l’umanità il driver dominante dei cambiamento nella maggior parte dei sistemi naturali della Terra e  questi cambiamenti, a loro volta, hanno importanti effetti feedback sugli esseri umani, con gravi e costose conseguenze».

Gli autori sostengono che «Le attuali stime dell’impatto del cambiamento climatico non sono mettono in relazione le variabili umane – come la demografia, la disuguaglianza, la crescita economica, e la migrazione – con i cambiamenti planetari». Così gli attuali modelli possono ignorare importanti ricadute nel sistema Terra-esseri umani, «in particolare quelle che possono causare risultati inattesi o controintuitivi».

Gli autori sostengono anche che «Alcuni dei modelli esistenti sono inaffidabili». Per esempio, le proiezioni dell’Onu  su una popolazione relativamente stabile in tutto il mondo sviluppato dipendono da un forte, e altamente improbabile, declino previsto in alcuni Paesi chiave, secondo il quale la popolazione del Giappone dovrebbe diminuire del 34%, quella della Germania del 31% e quella della Russia di circa il 30%. Ma in Paesi noti per i loro bassi tassi di natalità, come l’Italia e la Spagna, la popolazione  non dovrebbe diminuire di oltre l’1% per decenni.

Gli autori del nuovo studio sottolineano la necessità di un nuovo tipo di modello che comprenda i  feedback che il Sistema Terra ha sugli esseri umani, e propongono un quadro di riferimento per la modellazione futura che fornisca una guida più realistica per  definire le politiche per lo sviluppo sostenibile

Una delle autrici, Eugenia Kalnay, che insegna scienze dell’atmosfera e dell’oceano all’università del Maryland, conclude: «I modelli attuali rischiano di ignorare feedbacks critici dell’insieme del sistema Terra-umani. Sarebbe come cercare di prevedere El Niño con un sofisticato modello atmosferico, ma con le temperature della superficie del mare tratte da proiezioni indipendenti, per esempio, delle Nazioni Unite. Senza includere il vero feedback, le previsioni per i sistemi accoppiati può non funzionare. Il modello può allontanarsi molto rapidamente dalla realtà».