Gli effetti del cambiamento climatico sulle piante confermati da un nuovo strumento statistico

Sta spingendo le piante al limite in termini di quanto possono fiorire e produrre frutta in anticipo

[8 novembre 2017]

Le prove anedottiche testimoniano di fioriture e fruttificazioni precoci e che il cambiamento climatico sta accelerando così rapidamente da spingere specie come i crocus a fiorire molto prima della primavera, ma si tratta di semplici coincidenze o di fenomeni che confermano che il calendario del ciclo vitale delle piante è perturbato a causa del riscaldamento globale?

Una domanda alla quale ha cercato di rispondere un team di ricercatori canadesi e statunitensi che ha pubblicato lo studio “A statistical estimator for determining the limits of contemporary and historic phenology” su Nature Ecology & Evolution e che sottolinea che «Fino ad oggi gli scienziati disponevano di pochi strumenti che permettevano loro di raccogliere dei dati disparati e anedottici per ricollocarli in un contesto più o ampio». Però  il team guidato da Jonathan Davies, un biologo dell’università canadese McGill, ha progettato un estimatore statistico che estrae alcuni parametri significativi dei cambiamenti fenologici – il momento della prima foliazione, fioritura o fruttificazione di una pianta – partendo da dati raccolti dai citizen scientist di oggi o del passato (tra i quali quelli di Henry David Thoreau) così come dei dati provenienti da collezioni di erbari risalenti a più di 200 anni fa.

Davies spiega che «La fenologia vegetale testimonia eloquentemente gli effetti del cambiamento climatico sull’ambiente, effetti osservabili sia nella natura che nelle piante che coltiviamo per nutrirci. Dato che la  memoria ci gioca spesso dei brutti scherzi, è difficile sapere se i cambiamenti osservati oggi sono in abituali o se rappresentano semplicemente delle variazioni naturali che si producono di anno in anno»

Grazie all’aiuto delle nuove tecniche statistiche, i ricercatori hanno dimostrato che è possibile stimare, a partire dalle piante secche degli erbari, il momento della prima fioritura di una pianta e i ricercatori hanno così scoperto che i fiori nel 2015 sono sbocciati circa 2,5 giorni prima rispetto al 2009.

Davies sottolinea che «Milioni di piante sono conservate negli erbari, ma spesso ci scordiamo che esistono, I nostri lavori dimostrano che questi esemplari polverosi possono aiutarci a comprendere meglio le conseguenze dell’attività umana sul clima, confrontando i dati dei quali disponiamo sulle date di fioritura di alcune piante di molto tempo fa e le nostre osservazioni più recenti»

Il principale autore dello studio, Will Pearse, un collega di Davies che lavora anche per l’Utah State University, spiega a sua volta: «Con l’aiuto del nostro estimatore, possiamo rimettere le nostre osservazioni più recenti in un contesto di un vasto corpus di dati storici. Questa nuova tecnica permetterà di dare tutto il suo potenziale alla citizen science e di dimostrarne l’utilità».

Il cambiamento climatico di origine antropica sta causando un riscaldamento globale molto più rapido di quelli che sono avvenuti in passato. Le piante e gli animali sono in grado di adattarsi ai cambiamenti dei loro ambienti, ma solo se questi cambiamenti avvengono lentamente, un improvviso aumento delle temperature potrebbe andare oltre le capacità di adattamento di una specie, estinguendone un gran numero di esemplari.

La tecnica usata da Pearse per testare i dati sulla fioritura delle piante è quella solitamente usata per analizzare i fossili per determinare quando una specie si è estinta. E’ così che ha scoperto che i cicli di vita delle piante sono diventati davvero più variabili, una constatazione che è stata confermata da più di un dataset. «Ciò suggerisce – conclude Pearse – che il cambiamento climatico sta spingendo le piante al limite in termini di quanto possono fiorire e produrre frutta in anticipo».