Gli ex direttori repubblicani dell’Epa: «Azione climatica subito. Ci vorrebbe una carbon tax Usa»

Appoggio al climate action plan di Obama e critiche ai parlamentari repubblicani

[2 agosto 2013]

Ognuno di noi si è alternato, nel corso degli ultimi 43 anni all’Environmental protection agency (Epa). Abbiamo servito presidenti repubblicani, ma abbiamo un messaggio che trascende l’appartenenza politica: gli Stati Uniti devono passare subito a misure concrete per arginare il cambiamento climatico, in Patria ed all’estero.

Non c’è più da dilungarsi su alcun dibattito scientifico credibile sui fatti di base: il nostro mondo continua a riscaldarsi, con l’ultimo decennio che è stato il più caldo nelle registrazioni moderne e con  il riscaldamento dell’oceano profondo più veloce rispetto l’atmosfera terrestre. Il livello del mare è in aumento. Il ghiaccio marino artico si sta sciogliendo da anni più velocemente di quanto previsto.

I costi dell’inazione sono innegabili. Le evidenze scientifiche diventano solo più forti e più numerose. E la finestra di tempo che ci rimane per agire sta diventando più piccola: il ritardo potrebbe significare che il riscaldamento diventerà “locked in”.

Un approccio basato sul mercato, come una carbon tax, sarebbe la via migliore per ridurre le emissioni di gas serra, ma che è irraggiungibile nell’attuale stallo politico a Washington. Trattando  con questa realtà politica, il climate action plan  di giugno del presidente Obama  delinea azioni realizzabili e che rappresentano un reale progresso. Userà i suoi poteri esecutivi per richiedere la riduzione della quantità di anidride carbonica emessa dalle centrali elettriche nazionali e per stimolare maggiori investimenti nelle tecnologie energetiche pulite, che è senza dubbio il percorso che dobbiamo seguire per garantire un’economia forte con un clima vivibile.

Il presidente ha inoltre in programma di usare il suo potere di regolamentazione per limitare le potenti sostanze chimiche riscaldanti note come idrofluorocarburi e per incoraggiare gli Stati membri ad unirsi alle altre nazioni per  modificare il protocollo di Montreal per eliminare gradualmente queste sostanze chimiche. Il patto punto di riferimento internazionale, entrato in vigore nel 1989, ha già avuto un enorme successo nel risolvere il problema dell’ozono.

Invece di argomentare contro le sue proposte, i nostri leader al Congresso devono approvarle ed avviare il dibattito in ritardo sui grandi passi che sono necessari e come raggiungerli, all’interno ed a livello internazionale.

Come amministratori dell’Epa sotto i presidenti Richard M. Nixon, Ronald Reagan, George Bush e George W. Bush, abbiamo assunto velocemente i principi conservatori di buon senso: la tutela della salute del popolo americano, lavorare con la migliore tecnologia disponibile e la fiducia nell’innovazione dell’American business e nel mercato per trovare le migliori soluzioni al minor costo.

Questo approccio ci ha aiutato a far fronte alle grandi sfide ambientali per la nostra nazione e del mondo: l’inquinamento dei nostri fiumi, diventato drammatico  quando il fiume Cuyahoga a Cleveland ha preso fuoco nel 1969, il buco nello strato di ozono e la devastazione provocata dalle piogge acide.

Le soluzioni le abbiamo sostenute lavorato, anche se occorre fare di più. I nostri fiumi non bruciano più e la loro salute continua a migliorare. Gli Stati Uniti hanno sono stati i leader del mondo  portato quando le nazioni si sono riunite per eliminare gradualmente le sostanze chimiche dannose per l’ozono. La pioggia acida è diminuita ogni anno, grazie a un sistema di mercato pionieristico, di scambio di emissioni adottato sotto il primo presidente Bush nel 1990.

E nonostante gli avvertimenti dei critici, la nostra economia ha continuato a crescere.

Il cambiamento climatico mette a rischio tutti i nostri progressi ed i nostri successi. Se potessimo articolare un quadro di riferimento per una governance di successo, forse dovrebbe essere questo: quando hai di fronte a un problema, affrontarlo. Guarda i fatti, tagliare quello che è estraneo, escogita una soluzione praticabile e portala a termine.

Possiamo avere sia una forte economia ed un clima vivibile. Tutte le parti sanno che abbiamo bisogno di entrambi. Il resto della discussione o è  un dettaglio, che siamo in grado di risolvere, o un ritardo intenzionale, che non dobbiamo tollerare.

Il piano di Obama è solo un inizio. Sarà richiesto di più. Ma dobbiamo continuare gli sforzi per ridurre gli inquinanti climalteranti che minacciano il nostro pianeta. L’unica incertezza sul nostro warming world  è su quanto  male faranno i cambiamenti e in quanto tempo. La cosa più evidente è che non c’è tempo da perdere.

 

Gli autori sono ex amministratori della Environmental protection agency: William D. Ruckelshaus, dalla sua fondazione nel 1970 al 1973 e di nuovo dal 1983 al 1985, Lee M. Thomas, dal 1985 al 1989; William K. Reilly, dal 1989 al 1993, e Christine Todd Whitman, dal 2001 al 2003.

 Questo appello è stato pubblicato il primo agosto 2013 sulla pagina “Opinioni”  del  The New York Times con il titolo “A Republican Case for Climate Action” e ripreso da numerosi siti e blog statunitensi.