Gli oceani si stanno riscaldando rapidamente

Uno studio cinese-americano: la pausa nel riscaldamento globale non c’è stata

[30 giugno 2017]

Più del 90% dello squilibrio energetico della Terra (Eei – earth’s energy imbalance) nel sistema climatico viene assorbito dal mare e di conseguenza il contenuto di caldo dell’oceano (Ohc – ocean heat content) sta aumentando. Quindi l’Ohc è uno dei più importanti indicatori del riscaldamento globale.

Negli ultimi  30 anni, molti team di ricercatori  hanno lavorato alla stima dei cambiamenti storici dell’Ohc,  ma c’è una grande incertezza nelle serie storiche degli Ohc globali pubblicate. Ad esempio, nell’ambito della massiccia ricerca scientifica sulla  cosiddetta “pausa”, o “rallentamento”, del riscaldamento globale, diversi studi scientifici giungono a conclusioni molto diverse su una questione scientifica chiave: sulla chiave questione scientifica: dove è finito il caldo ridistribuito negli oceani? Per rispondere a questa domanda  i cinesi Gongjie Wang, Lijing Cheng e Chongyin Li e lo statunitense John Abraham hanno avviato una dettagliata analisi sui cambiamenti globali e dei bacini Ohc, basata su diversi dataset ocenici  e ne è venuto fuori lo studio “Consensuses and discrepancies of basin-scale ocean heat content changes in different ocean analyses” pubblicato su Climate Dynamics che esamina il cambiamento degli Ohc su scale decennali e multi-decennali e in diversi bacini oceanici.

Utilizzando tre diversi dataset oceanici (l’Ishii giapponese, l’EN4 del Met britannico e lo Iap), hanno scoperto che «Gli oceani si stanno fortemente riscaldando» a prescindere da quale dataset viene utilizzato. Inoltre, negli ultimi decenni, il caldo si è significativamente redistribuito tra gli oceani.

Il team sino-statunitense fa notare che durante il periodo 1998-2012, noto come periodo di rallentamento del riscaldamento, «Tutti questi bacini stavano accumulando il caldo» e  non c’era una chiara indicazione di quali fossero i  bacini oceanici con maggiore Ohac. «In altre parole, al di sotto di 100 metri di profondità nell’Oceano Atlantico e nell’Oceano del Sud  e alla profondità tra 100 e 300m negli oceani Pacifico e Indiano, non c’era un riscaldamento statisticamente significativo e tutti contribuivano al riscaldamento globale dell’oceano – spiegano all’Accademia delle scienze cinese –  I risultati discrepanti degli studi precedenti sono dovuti alla differenza di intervalli di profondità nel  calcolo dell’Ohc, nonché l’incertezza dei dataset della temperatura sotto la superficie».

Ma perché ci sono queste differenze sostanziali tra i diversi dataset?  Il nuovo studio sino-americano  dimostra che «L’analisi Ishii sottovaluta la velocità di riscaldamento nel secolo scorso nel sud del mondo. E l’analisi EN4 non può ricostruire correttamente la temperatura della superficie del mare (Sst) nel corso degli ultimi 30 anni e sottovaluta il tasso di riscaldamento da ~ 90% rispetto a dataset  indipendenti della Sst  come Ersst e Oisst. Questo indica che le analisi Ishii e EN4 possono aver sottovalutato il tasso di riscaldamento degli oceani.

Abraham conclude: «In parole povere, è importante che con sensori di temperatura di alta qualità, posizionati in tutta gli oceani in futuro saremo in grado di predire dove sta andando il clima. Noi diciamo che una misurazione scientifica non fatta è una misura persa per sempre. E non ci sono  misurazioni più importanti del riscaldamento degli oceani».