Gli scienziati climatici sono più credibili quando mettono in pratica ciò che predicano

I sostenitori del risparmio energetico devono essere il cambiamento che desiderano vedere

[17 giugno 2016]

Scienziati climatici

Secondo una nuova ricerca dell’università dell’Indiana e della Columbia University, «Gli americani sono più propensi a seguire i consigli riguardanti il  consumo personale di energia da parte scienziati climatici che minimizzano la propria impronta di carbonio».

Nello studio “Statements about climate researchers’ carbon footprints affect their credibility and the impact of their advice” pubblicato su Climatic Change, Shahzeen Attari e David Krantz, della School of Public and Environmental Affairs dell’università dell’Indiana, e Elke Weber della Columbia University,  hanno utilizzato due grandi sondaggi online per determinare che gli scienziati dovrebbero mettere in pratica ciò che predicano, se vogliono che i loro consigli sulla riduzione dell’utilizzo dell’ energia abbia maggiore credibilità.

La Attari spiega che «Per comunicare in modo efficace, i sostenitori del risparmio energetico devono essere il cambiamento che desiderano vedere. I ricercatori climatici, compresi i tre autori di questo studio, devono fare grossi sforzi per ridurre le proprie emissioni di carbonio».

Le conclusioni dei tre scienziati statunitensi si basano  su un’analisi dei sondaggi online ai quali hanno partecipato circa 3.000 americani. Ai partecipanti sono state presentate in modo casuale delle vignette su un esperto climatico che argomenta su come le azioni di un individuo possono avere collettivamente un grande impatto sull’ambiente. Poi  è stato chiesto se fosse importante se il ricercatore si fosse spostato con l’aereo in tutto il Paese per fare quell’intervento o se fosse un forte consumatore di energia a casa sua.

«La risposta è sì’ – dice la  Attari. Che gli scienziati climatici siano maschi o femmine, quello che fanno in privato può avere un effetto pronunciato su come il loro messaggio viene percepito dal pubblico».

Il sondaggio è iniziato con una narrazione di base: un ricercatore climatico leader sta facendo un discorso sui meriti del ridurre i viaggi aerei e del diminuire la quantità di energia utilizzata in casa. Il ricercatore dà consigli al pubblico su come può ridurre il consumo di energia. Ai partecipanti al sondaggio è stato poi chiesto di valutare l’impatto di una serie di azioni del  ricercatore: quando arriva il momento di fare le domande al relatore, una persona del pubblico chiede al ricercatore se ha volato in tutto il paese per tenere  questo discorso. Lo scienziato risponde che vola regolarmente per tenere lezioni e conferenze in tutto il mondo. Fa parte del suo lavoro, anche se volare comporta effetti negativi sul clima.

I sondaggi hanno invece dimostrato che l’opinione pubblica è meno interessata alle abitudini di trasporto di consumo energetico domestico. Uno scienziato che acquista crediti di carbonio è visto più positivamente, ma non basta a farlo sembrare coerente.

Gli attacchi personali agli esperti climatici e agli ambientalisti a causa del loro comportamento non sono infrequenti. Ad essere accusato di parlare bene e razzolare male è stato anche l’ex vice presidente Usa  Al Gore, che venne criticato perché il consumo di energia della sua casa superava di gran lunga la media nazionale statunitense.

«La credibilità può richiedere ai ricercatori climatici  di ridurre le emissioni di carbonio – conclude la Attari . I comunicatori efficaci sui cambiamenti climatici a volte mettono in discussione il loro comportamento, e la nostra ricerca indica che questo può essere un buon modo per migliorare la loro credibilità. Resta ancora da stabilire  se gli effetti sulla credibilità e sulle intenzioni di risparmiare sono temporanei o duraturi. Un’altra questione aperta è se il comportamento personale degli scienziati sia un fattore che viene tenuto di conto quando i legislatori considerano i cambiamenti nelle politiche nazionali sul cambiamento climatico».