Gli studi che negano il riscaldamento climatico non reggono la prova della revisione scientifica

I negazionisti climatici arrivano a conclusioni che si basano su una fisica erronea o incompleta

[27 agosto 2015]

scettici climatici

Il 97% degli scienziati del mondo è convinto che il riscaldamento climatico di origine antropica sia in atto, ma una piccola parte – il 2%  che però troppo spesso ha la stessa dignità e peso sui media – dice che non è colpa delle attività umane se la Terra si sta riscaldando, mentre altri negano addirittura il global warming.

Il nuovo studio “Learning from mistakes in climate research”, pubblicato su Theoretical and Applied Climatology da un team di ricercatori norvegesi, australiani, olandesi e statunitensi  ha esaminato una selezione di studi eco-scettici con un nuovo strumento di analisi «per replicare e verificare i risultati ei metodi utilizzati in questi studi» ed ha scoperto «un certo numero di difetti metodologici e che emerge un modello di errori comuni che non è visibile quando si guarda ai  singoli casi isolati».

Un dei denominatori comuni delle ricerche che mettono in dubbio il riscaldamento climatico di origine antropica sembra la mancanza di informazioni contestuali oppure vengono semplicemente ignorate le informazioni  che non rientrano nelle conclusioni che vengono tratte dagli scienziati ecoscettici. «In molti casi – sottolineano i ricercatori –  le carenze sono dovute ad una valutazione insufficiente dei modelli, portando a risultati che non sono universalmente validi, ma sono piuttosto sono un artefatto di un particolare apparato sperimentale. Altri punti deboli tipici sono le false dicotomie, i metodi statistici inadeguati, o conclusioni che si basano su una fisica erronea o incompleta».

Dovrebbe essere un durissimo colpo per i negazionisti climatici, ma temiamo che continueranno a credere che è il 97% degli scienziati a sbagliarsi, magari perché fanno parte di un complotto planetario ordito dall’Onu e dagli ambientalisti comunisti che, attraverso l’imposizione dell’ideologia del global warming, vogliono distruggere il capitalismo neoconservatore ed imporre un socialismo ecologista.

Lo studio ha esaminato 38 esempi recenti di contrarian climate research –  ricerche pubblicate sul cambiamento climatico di origine antropica, ma che non lo attribuiscono alle attività umane – e ha cercato di replicare i risultati di qugli studi. Il principale autore della ricerca, Rasmus Benestad, che lavora al Metereologisk Institutt norvegese,  sottolinea che «Gli studi non sono stati scelti a caso. Gli studi selezionati erano  studi contrarian ad alta visibilità che erano tutti arrivati ​​ad una conclusione diversa rispetto ai consensus climate studies». La domanda alla quale volevano rispondere i ricercatori era semplice: «Perché?»

Benestad scrive su RealClimate: «La nostra selezione era adatta questo scopo in quanto sarebbe più difficile individuare difetti nei documenti seguendo le idee tradizionali. La possibilità di trovare errori tra i tra i dati anomali è superiore che negli articoli mainstream. La nostra ipotesi era che i contrarian paper  prescelto fossero validi e il nostro approccio è stato quello di cercare la falsificazione di questa ipotesi ripetendo il lavoro con un occhio critico».

Una delle autrici dello studio, Dana Nuccitelli di Skeptical Science, in un articolo per il Guardian fa l’esempio di uno studio contrarian che sostine l’idea che la luna e i  cicli solari influenzino il clima della Terra. Quando il suo team ha cercato di replicare i risultati di quello studio , ha scoperto che teneva conto solo di un  particolare ciclo di 4.000 anni, ignorando completamente cosa era successo negli altri 6.000 anni. E’ basato questo per far crollare tutto come un castello di sabbia. «Gli autori hanno sostenuto che il loro modello potrebbe essere usato per prevedere i futuri cambiamenti climatici – dice la Nuccitelli – ma non c’è alcun motivo per fidarsi di un modello di previsione se non può riprodurre accuratamente il passato».

I ricercatori hanno inoltre scoperto che un certo numero di studi contrarian ha semplicemente ignorato le leggi della fisica. Per esempio, in studi pubblicati nel 2007 e 2010 documenti, Ferenc Miskolczi ha sostenuto che l’effetto serra era “saturo”, una teoria che era già stata smentita agli inizi del 1900. In altri casi gli eco.scettici hanno parametri aggiuntivi non basati sulle leggi della fisica per realizzare un modello che si adattasse alla loro conclusione.

Gli autori fanno notare che questi errori non si trovano necessariamente trovano solo nei documenti contrarian e offrono anche una serie di possibili spiegazioni per gli errori: molti degli autori degli studi contrarian avevano poca domestichezza con la scienza climatica e quindi poteva nn essere a conoscenza di dati o di elementi di contesto importanti. Molti dei documenti sono stati pubblicati anche su riviste con un pubblico che non necessariamente apprezza la scienza climatica, e quindi valutazione inter pares potrebbe essere stata carente. E alcuni dei ricercatori aveva pubblicato studi simili,  omettendo tutte le informazioni importanti.

Gli autori della revisione ammettono che si tratta di errori e sviste che possono essere ritrovati anche in alcuni  studi basati sul consensus climate, ma fanno notare che  «quegli errori non contribuiscono ad un divario tra la comprensione dell’opinione pubblica e il consenso scientifico sulla questione». Inoltre la Nuccitelli fa notare che «Gli errori sembravano essere particolarmente presenti negli studi contrarian».

Alla fine, i ricercatori hanno sottolineato l’importanza globale della riproducibilità nella scienza, sia per chi crede nel riscaldamento globale sia per chi è scettico «La scienza non è mai risolta e sia il consenso scientifico che le ipotesi alternative dovrebbero essere oggetto di discussione, soprattutto in presenza di nuove prove e approfondimenti.  Le rposte vere e universali dovrebbero, in linea di principio, essere replicate in modo indipendente, in particolare se sono state pubblicate  nella letteratura scientifica peer-reviewed».