Ecco come hanno fatto gli uomini preistorici a resistere agli eventi climatici estremi (VIDEO)

Uno studio del sito archeologico di Star Carr dimostra che i nostri antenati erano più resilienti di quanto credessimo

[27 marzo 2018]

I primi pionieri umani che vissero alla fine dell’ultima era glaciale riuscirono a prosperare nonostante le temperature molto più fredde. A dirlo è lo studio The resilience of postglacial hunter-gatherers to abrupt climate change”, pubblicato su Nature Ecology and Evolution da un team di ricercatori britannici e neozelandesi e realizzato in uno dei siti archeologici più famosi del  mondo, Star Carr, nel North Yorkshire, risalente a circa il  9.000 avanti Cristo.

Il team di famosi ricercatori  ha scoperto che «Un drammatico evento climatico con un improvviso calo delle temperature medie, abbastanza grave da fermare lo sviluppo del bosco, non ha avuto un impatto sostanziale sull’attività umana a Star Carr».

Lo studio fa nuova luce sulla resilienza ai cambiamenti ambientali delle società preistoriche di cacciatori-raccoglitori ai cambiamenti ambientali e dimostra che  la comunità preistorica, che ha resistito allo shock climatico freddo è durata più di 100 anni lasciando in eredità ai moderni archeologi una grande quantità di reperti: legno lavorato, ossa di animali, copricapi di corno e lame di selce sepolti in strati di fango e che provano la loro continua produttività e resilienza.

Il principale autore dello studio, Simon Blockley, del Centre for Quaternary Research del dipartimento di geografia della Royal Holloway – University of London, sottolinea che «Si sosteneva che bruschi eventi climatici potessero aver causato un crollo nelle popolazioni mesolitiche nel nord della Gran Bretagna, ma il nostro studio rivela che, almeno nel caso dei colonizzatori pionieristici a Star Carr, le prime comunità erano in grado di far fronte a eventi climatici estremi e persistenti. Abbiamo scoperto che le persone erano in effetti molto più colpite da cambiamenti localizzati più piccoli nel loro ambiente: Star Carr una volta era il sito di un vasto lago e la gente viveva ai suoi margini. Nel corso del tempo il lago è diventato gradualmente meno profondo e più fangoso,  trasformandosi in una palude che alla fine ha costretto i coloni ad abbandonare l’area».

Il primo Olocene, l’attuale epoca geologica che iniziò circa 11.500 anni fa quando i ghiacciai cominciarono a ritirarsi, era dominato dall’instabilità climatica caratterizzata da eventi meteorologici estremi innescati dall’interazione ghiaccio-oceano durante il ritiro finale delle banchise glaciali dell’emisfero settentrionale. Alla Royal Holloway dicono che «La ricca documentazione archeologica di Star Carr ha offerto ai ricercatori la rara opportunità di confrontare direttamente i dati del aleoclima con le prove dell’attività umana nel tempo e nello stesso sito». I ricercatori hanno esaminato le attività antropiche preistoriche osservando i resti archeologici recuperati dagli  strati dei depositi delle zone umide ai margini dell’ampio ex bacino lacustre nella Valle di Pickering e hanno scoperto tracce di abitazioni, grandi piattaforme di legno costruite sul bordo del lago e grandi quantità di manufatti e ossa conservate nel fango del lago che sono state datate al radiocarbonio. Il polline, i macrofossili e gli isotopi prelevati dai sedimenti del lago hanno permesso ai ricercatori di costruire un’immagine ad alta risoluzione del clima dell’area per migliaia di anni.

Il team ha identificato due episodi di raffreddamento estremo che hanno visto una diminuzione delle temperature medie di oltre 3 gradi nell’arco di un decennio e spiagano che «Il primo di questi eventi si è verificato molto presto dopo che gli esseri umani hanno iniziato a tornare nell’area dopo l’ultima glaciazione.

Le prove indicano che queste condizioni possono aver rallentato il progresso e l’attività della comunità nelle fasi nascenti. Tuttavia, il secondo di questi eventi, che si è verificato più tardi quando la comunità era più consolidata, sembra avere avuto un impatto molto limitato».

Un altro autore dello studio, Nicky Milner del Dipartimento di archeologia dell’università di York, ha aggiunto: «Forse la comunità più recente di Star Carr è stata salvaguardata dagli effetti del secondo evento di raffreddamento estremo – che probabilmente ha causato condizioni invernali eccezionalmente rigide – dal suo accesso continuato a una serie di risorse presenti sul sito, tra cui il cervo nobile. Lavoriamo a Star Carr da circa 15 anni e il sito ci ha fornito un’immagine incredibilmente rara del mondo dei nostri antenati mesolitici che vissero alla fine dell’era glaciale, circa 11.000 anni fa. Mettere questi dati archeologici nel contesto climatico e ambientale è molto eccitante e dimostra che è necessario mantenere una mente aperta quando si pensa agli effetti del clima estremo sulle prime popolazioni».

Duncan Wilson, amministratore delegato di Historic England, conclude: «Star Carr è uno dei siti mesolitici più noti in Europa ed è unico in Gran Bretagna per la quantità e la gamma di resti organici di questo periodo. Siamo stati coinvolti nel finanziamento e nel sostegno al lavoro sul campo a Star Carr per oltre un decennio e, grazie a studi come questi, ora abbiamo una comprensione migliore della resilienza delle persone di fronte ai cambiamenti climatici di 11.000 anni fa».

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