Gli uragani e la neo-destra Usa, ovvero quando non si può parlare del cambiamento climatico

L’ideologia del negazionismo climatico diventata negazione della realtà

[12 settembre 2017]

Mentre gli Stati uniti venivano sferzati dall’ennesimo super-uragano, l’Homeland security advisory della Casa Bianca, Tom Bossert, ha detto: «Continuiamo a prendere seriamente il cambiamento climatico, non la sua causa, ma le cose che osserviamo». Sierra Club, la più grande diffusa e influente associazione ambientalista Usa, fa notare che «Questa affermazione è in forte contraddizione con le azioni effettive adottate da questa Amministrazione, tra le quali i ripetuti sforzi per sconfiggere la ricerca sui cambiamenti climatici, la censura del termine “cambiamento climatico” da parte di tutto il governo federale, la nomina di negzionisti climatici ai posti più alti dell’Amministrazione e l’eliminazione del regolamento sul rischio alluvioni del presidente Obama solo poche settimane prima dell’uragano Harvey».

Inoltre, alla domanda se Donald Trump, alla luce della devastante sequela di uragani di quest’anno, rivedrà il suo atteggiamento sull’uscita dall’Accordo di Parigi, la segretaria pe la stampa della Casa Bianca, Sarah Huckabee Sanders, ha risposto assurdamente che gli Usa  continueranno a essere il leader mondiale in materia ambientale, nonostante tentino di fare  pezzi un accordo climatico storico, forse insufficiente, ma che   ha richiesto decenni  di trattative per poter essere sottoscritto da tutti i Paesi del mondo meno il Nicaragua (che lo considera insufficiente e ingiusto), la Siri sconvolta dalla guerra e gli Usa di Trump.

Il direttore esecutivo di Sierr Club, Michael Brune, h sottolineato che « La negazione della crisi climatica da parte di Donald Trump è una minaccia mortale per questo Paese. Trump non solo non h fatto nulla di serio contro la crisi climatica:  ha lavorato per peggiorarla, rottamando qualsiasi politica che ci aiuti a prepararsi  o ad agire riguardo  questo pericolo chiaro e presente. Trump ha definito  la crisi climatica  una truffa  mentre  milioni di persone fuggivano  dagli uragani, dalle inondazioni e dagli incendi. La crisi climatica  ha reso le condizioni meteo estreme estremamente più mortali e più pericolose e i costi del negazionismo e dell’inazione di questa amministrazione sono troppo alti».

Ma dietro il negazionismo di Trump e della sua banda di ecoscettici  c’è un potente macchina ideologico-propagandistica che non si è fermata nemmeno di fronte gli uragani Hervey e Irma.

Come spiega bene Charles Digges di Bellona Foundation, «Dopo la devastazione portata da Harvey su Houston – distruzione in linea con le previsioni degli scienziati climatici – si sarebbe potuto  pensare che la classe politica statunitense avrebbe tenuto conto degli avvertimenti di quegli esperti quando Irma è arrivata in Florida domenica e ha  costretto  fuggire via più persone di quelle che vivono in Norvegia per salvarsi la vita. Ci saremmo sbagliati».

Infatti, la comunicazione “scientifica” sugli uragani è stata affidata a Scott Pruitt, nominato da Trump direttore dell’ the Environmental protection agency (Epa), noto negazionista climatico e, almeno fino a che Irm non si è schiantata sulle coste della Florida dopo aver distrutto interi piccoli Stati insulari e territori di oltremare nei Caraibi, il commentatore meteo più seguito er  Rush Limbaugh, una star radiofonica della destra Usa, che ha accusato i meteorologi di sopravvalutare la minaccia posta da Irma per motivi politici ed economici. Secondo lui, gli  uragani fanno parte di una cospirazione liberal per aumentare la vendita di acqua in bottiglia e di batterie. Poi, prima che Irma raggiungesse Miami, è scappato per mettersi al sicuro il più lontano possibile.

La cosa sarebbe anche divertente, se Limbaugh non  fosse ascoltato dai politici repubblicani, ma purtroppo non è così: uno dei suoi fan è Rick Scott, il governatore repubblicano della Florida, che pensa che il riscaldamento globale si una bufala e il suo Stato, l cui economia dipende in gran parte dal turismo costiero, rifiuta di finanziare progetti di ricerca scientifica che contengano  il ​​termine “cambiamento climatico”.

Come se non bastasse, Limbaugh è anche l’ispiratore dell’inquilino della Casa Bianca che è uscito dall’Accordo di Parigi e, soprattutto, è in sintoni con quel che pensano gli elettori reazionari ed iperconservatori di Florida e Texas, ai quelli Trump deve buon parte della sua elezione.

Questa enorme, continua e martellante pressione ideologica ha fatto diventare il termine “cambiamento climatico” un tabù del quale i media statunitensi preferiscono non parlare giustificandolo  – ironicamente –  come un atto di responsabilità a beneficio della sicurezza pubblica.

Come spiega Digges,  « The Weather Channel, la rete via cavo su cui si basavano 20 milioni di floridiani per avere informazioni precise su dove Irma avrebbe colpito, ha fatto la scelta di non discutere del riscaldamento globale antropico nella sua copertura di Irma o Harvey. Ma questo non è stato perché, come Limbaugh o la Casa Bianca, i suoi executives pensano che il cambiamento climatico sia è un lavoro messo a punto dai cinesi per grippare l’industria americana. E’ perché sanno che molti dei loro spettatori l pensano così. Negli ultimi 17 giorni, durante i quali Weather Channel ha mandato troupe televisive a correre incontro a venti da 220 chilometri sulle spiagge della Florida e a navigare con i canotti sulle autostrade allagate di Houston, il network si è impegnato a non offendere i suoi spettatori di destra con quella che avrebbero potuto vedere come una terminologia politica».

In un’intervista a The New York Times, Nora Zimmet, assistente del vicepresidente ala programmazione delle dirette di The Weather Channel, ha accennato a come, nella copertura di uragani, doveva non far passare i dettagli di quello che gli spettatori non volevano sentir dire: «Cerchiamo di trovare modi per educare le persone senza isolare le persone. Dimostrarlo attraverso la scienza è meno alienante che dire che tutti devono diventare vegani o che il metano sta per ucciderci tutti». Strano modo di fare informazione “scientifica” nascondendo i dati scientifici che non piacciono ai negazionisti climatici… La sintesi di Digges  non fa una piega: «In altre parole, per far mettere al sicuro milioni di persone, il network non poteva descrivere pienamente il mostro dal quale fuggivano». Per fare questo, Weather Channel, prono all’ideologia della neo-destra, ha dovuto voltare la faccia dall’altra parte quando i fatti e i disastri contraddicevano il negazionismo climatico dei suoi padroni e padrini politici.

Eppure, prima dell’avvento di Trump,   il network televisivo aveva cercato di mettere in guardia i suoi spettatori sui rischi del cambiamento climatico: nella recente serie “Vanishing America”, aveva esaminato le città “minacciate dagli effetti di un territorio in continua evoluzione” e nel suo show della mattina aveva persino mostrato le drammatiche animazioni dei risultati dell’innalzamento del mare che aveva elaborato dallo studio “Global and regional seal level rise scenrios for the United States” pubblicato a gennaio dalla National oceanic and atmospheric administration. La svolta negazionista di Weather Channel e cominciata  marzio, quando si schierò contro la nomina di Pruitt all’Epa perché aveva detto c di non credere che la CO2 contribuisse al riscaldamento globale. I proprietari del network richiamarono all’ordine no Weather Channel e lo schierarono definitivamente sul fronte negazionista. Un  fronte accecato dall’ideologia che continua ad andare avanti con il paraocchi lungo la strada del negazionismo: in Texs i repubblicani hanno detto che non prenderanno in considerazione i i cambiamenti climatici per attuare la ricostruzione post-Harvey e il governatore del Texas Kevin Bradley ha liquidato come “politiche” le domande sul rapporto tra il cambiamento climatico e il devastante uragano. La cosa preoccupante è che i politici repubblicani negazionisti sono in sintonia con gran parte del loro elettorato.  Recentemente, Climatic Change ha pubblicato lo studio “Extreme weather events and climate change concern” nel quale un team di ricercatori australiani e statunitensi evidenziano che eventi come le ondate di caldo, le siccità, le inondazioni e gli uragani non spingono gli elettori conservatori a vedere un grave pericolo nel cambiamento climatico.

«Il che ci riporta a Rush Limbaugh, che ha invitato i floridiani a restare ad affrontare il disastro anche quando lui stesso è scappato dalla sua dimora nei pressi di Miami – conclude Digges –  L’attuale cinico momento della politica americana suggerisce che le razionalizzazioni della teoria del complotto siano attualmente giuste, ma Washington sta proseguendo lungo la strada della cospirazione. Mentre le acque si ritirano, la classe politica americana potrebbe scoprire che deve offrire all’opinione pubblica qualcosa che sta a galla meglio di una cospirazione paranoide».