Global Warming, i ministri dell’ambiente Ue fanno il punto a Vilnius aspettando Varsavia

[17 luglio 2013]

Al meeting informale che si conclude oggi a Vilnius, la capitale della Lituania, i ministri dell’ambiente hanno discusso del cambiamento climatico e delle crescenti opportunità che si offrono al mondo del business nella transizione ad una produzione low carbon e alla green economy.

I ministri dei Paesi Ue e di quelli candidati ad entrarci hanno comunque espresso «la loro grande preoccupazione di fronte all’insufficienza delle azioni previste per il momento per frenare il riscaldamento della temperatura sulla superficie del globo – si legge in un comunicato della presidenza di turno lituana dell’Ue –  e hanno affermato che il nuovo accordo internazionale sui cambiamenti climatici previsto nel 2015 dovrebbe incoraggiare i Paesi a prendere delle iniziative più coraggiose e determinate».

Il ministro dell’ambiente lituano Valentinas Mazuronis, che ha presieduto la riunione, ha fatto notare che la preparazione della Conferenza delle parti dell’United Nations framework convention on climate change di Varsavia è una delle priorità  assolute della presidenza di turno lituana dell’Ue ed ha aggiunto: «Il nostro obiettivo è di prepararci per fare in modo che nel 2015 possiamo dare il nostro avallo ad un accordo internazionale generale e giuridicamente obbligatorio, che garantisca che i Paesi di tutto il mondo agiranno in maniera ambiziosa ed efficace contro il riscaldamento climatico. E’ molto importante che nel corso dei negoziati internazionali complicati gli Stati dell’Ue e dello spazio economico europeo tengano una posizione comune e si mettano d’accordo sulle decisioni da prendere a Varsavia».

Ad ascoltare Mazuronis e il dibattito c’era un ospite d’eccezione, il capo dei negoziatori climatici cinesi e presidente aggiunto della Commissione dello sviluppo e della riforma (il governo centrale cinese), Xie Zhenhua, che ha illustrato i metodi ed i mezzi impiegati dalla Repubblica popolare per ridurre il global warming e il punto di vista del governo di Pechino sui negoziati per arrivare ad un accordo  internazionale.

La Cina da sola emette un quinto dei gas serra di origine antropica del mondo ed è alle prese con un imponente e devastante inquinamento atmosferico, per questo il regime sta spingendo per forti tagli volontari delle emissioni e per attuare programmi sperimentali di mercati delle emissioni. Per l’Ue la Cina è quindi un  partner scomodo ma indispensabile per imprimere una svolta strategica ai negoziati Unfccc e giungere davvero alla firma di un accordo globale efficace e vincolante entro il 2015.

Così come diversi ministri presenti a Vilnius, la commissaria all’azione climatica dell’Ue, la danese Connie Hedegaard, ha sottolineato che a Varsavia «bisogna fare dei progressi non in uno ma in più settori. Dei risultati concreti sono necessari nella messa in opera di meccanismi di mercato che creano delle regole misurabili, valutabile verificabili di compatibilità. Una volta fissati gli obiettivi, si tratta di definire degli impegni fino al 2020. Gli Stati sono così chiamati a presentare senza ritardo le loro proposte per un nuovo accordo internazionale per la traduzione dei gas serra».

Il ministro Mazuronis, dopo aver definito il meeting odierno riuscito e costruttivo, ha concluso:  «Spero che gli scambi di opinioni abbiano permesso a tutti di comprendere meglio quali siano le decisioni da prendere a Varsavia e quali siano le azioni da portare a termine nei prossimi anni, in vista della firma di un accordo internazionale globale sul riscaldamento climatico».