Gli effetti a lungo termine dell’accumulo di CO2 in atmosfera sulle calotte di Antartide e Groenlandia

Global warming, ogni grado in più provocherà un aumento del livello del mare di 2,3 metri

[16 luglio 2013]

Secondo lo studio The multimillennial sea-level commitment of global warming,  che un team internazionale di ricercatori guidato dal Potsdam-Institut für Klimafolgenforschung (Pik) ha pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), «I gas serra emessi oggi causeranno per i secoli a venire un aumento del livello del mare». Per la precisione, ad ogni grado di global warming probabilmente corrisponderà in futuro un aumento del livello globale del mare di 2,3 metri.

I ricercatori tedeschi spiegano che «Mentre oggi l’espansione termica degli oceani e lo scioglimento dei ghiacciai di montagna sono i più importanti fattori che causano il cambiamento del livello del mare, le calotte di ghiaccio della Groenlandia e dell’Antartide saranno i contribuenti dominanti entro i prossimi due millenni». La metà di tale aumento potrebbe venire da ghiaccio perdita in Antartide, che attualmente contribuisce per meno del 10% all’aumento globale del livello del mare.

Il vicepresidente del Pik, Anders Levermann, che è anche il principale autore dello studio, evidenzia che «La CO2, una volta emessa dalla combustione di combustibili fossili, rimane un lungo periodo in atmosfera. Di conseguenza, anche il riscaldamento che provoca persiste. Gli oceani e le calotte di  di ghiaccio sono molto lenti nel rispondere, semplicemente a causa della loro enorme massa, il che è il motivo del fatto che l’aumento del livello del mare osservato ora si misura  in millimetri all’anno. Il problema è che una volta che il riscaldamento va fuori equilibrio, semplicemente non si ferma. Siamo fiduciosi che la nostra stima sia robusta grazie alla combinazione di fisica e  dati che utilizziamo».

Lo studio è il primo a mettere insieme le evidenze dalla storia del clima della Terra con simulazioni al computer complete, utilizzando modelli fisici di tutti e quattro i maggiori contribuenti al lungo termine dell’aumento globale del livello del mare. Nel corso del XX secolo, il livello del mare è aumentato di circa 0,2 metri, e secondo il Pik è destinato ad aumentare in modo significativo di almeno 2 metri entro il 2100, anche negli scenari considerati più forti. Allo stesso tempo, i dati climatici del passato, che tengono conto dei cambiamenti medi del livello del mare e delle temperature per un lungo periodo di tempo, rivelano che i livelli dei mari sono stati molto più alti durante in cui la Terra era calda quanto oggi.

Il team che comprendeva anche scienziati statunitensi, canadesi, austriaci e spagnoli ha utilizzato dati dei sedimenti del fondale marino e di antiche linee di costa oggi all’asciutto  di diverse parti del mondo ed uno degli autori, Peter Clark, un paleo-climatologo dell’Oregon State University sottolinea che «Tutti i modelli sono basati su leggi fisiche fondamentali. Le simulazioni al computer dell’Antartide sono state  in grado di simulare gli ultimi 5 milioni di anni di storia del ghiaccio e gli altri due modelli del ghiaccio sono stati calibrati direttamente con dati osservativi , il che,  in combinazione, rende gli scienziati fiduciosi che questi modelli possano stimare correttamente l’evoluzione futura a lungo termine del livello del mare».

Infatti, mentre resta molto difficile simulare una rapida perdita di ghiaccio in Groenlandia e in Antartide, i modelli sono in grado di prevedere la perdita di ghiaccio che si verifica su scale temporali molto lunghe, all’interno dei quali si verificano piccole medie di rapide variazioni.

Lo studio lascia poco spazio alla speranza: se la temperatura media globale aumenta di 4 gradi rispetto all’epoca pre-industriale, cosa che secondo lo scenario business-as-usual dovrebbe avvenire nel giro di meno di un secolo, la calotta antartica nei prossimi 2.000 anni contribuirà per  circa il 50% all’aumento del livello del mare, lo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia  aggiungerà un altro 25%, mentre l’espansione termica dell’acqua degli oceani, attualmente il più grande componente di innalzamento del livello marino, contribuirà per circa il 20%  e il contributo dello scioglimento dei ghiacciai montani si ridurrà a meno del 5%, anche perché ormai quasi tutti saranno scomparsi o ridotti alle minime dimensioni.

Levermann conclude: «Che l’’innalzamento del livello del mare continui è qualcosa che non possiamo evitare a meno che le temperature globali non scendano di nuovo. Così possiamo essere assolutamente certi che dobbiamo adattarci. L’aumento del livello dei mari potrebbe essere lento nelle scale temporali nelle quali eleggiamo i governi, ma sarà inevitabile e quindi molto importante per quasi tutto ciò che costruiamo lungo le nostre coste, per molte generazioni a venire».

A giugno l’International energy  agency aveva avvertito che il nostro pianeta è sulla strada che ci porterà ad un aumento delle temperature  tra i 3,6 ed i 5,3 gradi centigradi e la settimana dopo la Banca mondiale aveva confermato che  senza un’immediata azione concertata il mondo potrebbe riscaldarsi di 2° C entro 20 o 30 anni ed di 4° C entro la fine del secolo.

Lo scenario che emerge dallo studio è devastante anche per una specie dalla memoria sempre più corta come quella umana: già oggi il modesto aumento dei livelli dei mari sta mettendo a rischio la sopravvivenza di interi Stati insulari e di popolazioni che vivono lungo le coste pianeggianti, come dimostra anche il recente rapporto The Global Climate 2001-2010: A Decade of Climate Extremes della World meteorological organization dell’Onu, secondo il quale dal 2001 al 2010 i livelli globali del mare sono aumentati di circa 3 millimetri l’anno, circa il doppio della tendenza osservata nel XX secolo di 1,6 mm all’anno. Così, il livello medio globale del mare nel corso del decennio è stato di circa 20 centimetri più alto di quello del 1880.