Il global warming sta divorando il cuore freddo delle Alpi

[23 maggio 2014]

Il cambiamento climatico  sta modificando velocemente il cuore freddo delle Alpi Italiane, una preziosa riserva d’acqua. A più di 60 anni dall’ultimo catasto nazionale italiano dei ghiacciai i ricercatori dell’Università Statale di Milano hanno presentano il Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani, consultabile on line (http://www.glaciologia.it/i-ghiacciai-italiani/), per conoscere e gestire questa preziosa risorsa idrica.

I nostri ghiacciai negli anni ’50 erano 824 ed oggi sono 896, un aumento che non deve trarre in inganno, perché è il frutto di una accelerata frammentazione di sistemi glaciali complessi che arretrano e si  dividono ghiacciai separati più piccoli. Il fenomeno è evidente nei dati sulle superfici occupate dai ghiacciai, passate dai 609 km2 degli anni ’80 agli attuali 368 km2.

Il Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani, realizzato dal team di Claudio Smiraglia, del Dipartimento di scienze della terra dell’università di Milano, in collaborazione con l’Associazione EvK2CNR ed il Comitato Glaciologico Italiano e con il contributo di Levissima è un progetto del quale greenreport.it ha scritto più volte e che integra i dati raccolti in 10 anni. Il più antico catasto dei ghiacciai è quello di Porro (1925) che compilò il primo “Elenco dei Ghiacciai Italiani”, poi nel 1927, insieme a Labus realizzò il primo “Atlante dei Ghiacciai Italiani” con il censimento sistematico dei ghiacciai italiani Furono censiti 774 ghiacciai, 773 ghiacciai alpini e 1 ghiacciaio Appenninico, quello del Calderone, nel massiccio del Gran Sasso, tra i ghiacciai più meridionali d’Europa.

Il catasto del CGI-CNR, realizzato in occasione dell’Anno Geofisico Internazionale 1957-58 individuava 838 ghiacciai, oltre a 190 apparati estinti nei precedenti 50 anni, erano stati censiti: in Piemonte e Valle d’Aosta 322 ghiacciai; in Lombardia 185 ghiacciai; nelle Tre Venezie 330. Le acque di fusione di 534 ghiacciai si riversavano nel bacino idrografico del Po, 255 in quello dell’Adige, mentre 48 ghiacciai appartenevano ad altri bacini idrografici. Il Ghiacciaio del Calderone restava e resta l’unico ghiacciaio dell’Appennino.

In base al World Glacier Inventory (1981-84), nel 1993 Serandrei Barbero e Zanon riportavano 1.397 ghiacciai sull’arco alpino italiano per un’estensione di 608 km2: Piemonte e Valle d’Aosta 531; Lombardia 305; Tre Venezie, 560. Nel 2008 Zemp ed altri ricercatori  dicevano che nelle Alpi italiane c’erano 1.368 ghiacciai con una superficie di 602.4 km2 . La differenza rispetto a quanto indicato da Serandrei Barbero e Zanon è imputabile alla presenza di ghiacciai che si trovano a cavallo del confine di Stato.

Rispetto a quei dati l’impatto del global warming sui ghiacciai italiani è enorme, con un’estesa frammentazione, calo di superficie e volume, cambiamento della morfologia del cuore freddo delle Alpi. In media ormai i ghiacciai si sono ridotti a 0,4 km2, piccole masse glaciali sottoposte ad uno scioglimento accelerato ed esponenziale. Il più grande ghiacciaio italiano non è più quello dei Forni, in Valtellina, ma quello dell’Adamello-Mandrone, tra la Lombardia e il Trentino, con 16,44 Km2. L’unico altro ghiacciaio delle Alpi Italiane che supera i 10 Km2 è il Miage in Valle d’Aosta

Presentando il Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani Smiraglia ha evidenziato che «Nonostante sia tutt’ora in atto una lunga fase di regresso glaciale, l’incremento della copertura detritica superficiale potrebbe ridurre i ritmi di fusione, mentre l’incremento di polveri naturali o antropiche potrebbe aumentarla. La variabilità meteo-climatica, con inverni molto nevosi ed estati fresche ed umide, favorirebbe inoltre periodi di rallentamento di questa attuale fase negativa. A fine estate 2013, ad esempio, la riduzione di spessore di molti ghiacciai italiani è stata minore rispetto a quella registrata negli anni precedenti, a causa delle forti nevicate dell’inverno 2012-2013. E’ chiaro che, per avere una vera e propria inversione di tendenza, dovrebbe verificarsi una successione, almeno decennale, di queste caratteristiche meteo-climatiche, come quella del 1965-1985. Vista l’indiscussa funzione dei ghiacciai come indicatori del cambiamento climatico in atto, diventa quindi sempre più importante che ciascuno di noi adotti uno stile di vita responsabile, preservando le risorse naturali che ci circondano».