Da Gorino a Laudato Si’. Papa Francesco, la chiesa cattolica e le pecore nere

Nonostante l’enciclica di Papa Francesco, cattolici politicamente divisi sul cambiamento climatico

[26 ottobre 2016]

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Ieri, dopo la rivolta a Gorino contro l’arrivo di un gruppetto di bambini e mamme richiedenti asilo politico, in molti si sono chiesti se quelle persone senza pietas e misericordia fossero le stesse che la domenica affollano la navata della chiesetta appena restaurata e che a Natale fanno il presepe per celebrare la nascita di un bambinello ebreo/palestinese e figlio di poveri non accolti in un ostello e poi profughi in Egitto. Però, abbiamo già dimenticato, o non lo abbiamo mai notato, che è la stessa contraddizione di chi invoca le radici cristiane dell’Europa (come Orban, la Le Pen e Salvini) e poi alza reticolati di filo spinato come la corona che cinse la fronte di Gesù Cristo. Ieri davanti all’odio e alla paura che trasfigurava volti e parole, in molti si chiedevano se questa contraddizione tra una fede cristiana, che esigerebbe di dare soccorso a chi soffre, mangiare agli affamati e vestire gli ignudi, e le barricate di “bancali” e di odio a Gorino fosse sostenibile,

La risposta è sì e arriva dallo studioCross-pressuring conservative Catholics? Effects of Pope Francis’ encyclical on the U.S. public opinion on climate change” pubblicato su Climatic Change da un team di ricercatori statunitensi e che si occupa del punto di vista dei cattolici e non cattolici, prima e dopo l’enciclica Laudato Si’ di Papa  Francesco, analizzando il rapporto tra convinzioni politiche e fede.

Lo studio del team guidato da Nan Li, del Department of agricultural education & communications della Texas Tech University, ha visto la partecipazione di ricercatori dell’ l’Annenberg public policy center (Appc) e dell’università della Pennsylvania e dimostra che gli ambientalisti avevano riposto troppe speranze sulla rivoluzionaria enciclica del Papa che, pur citando il consenso scientifico sulle cause antropiche dei cambiamenti climatici, «In America ha avuto poco o nessun effetto sui punti di vista sulla questione sia dei cattolici che dei non cattolici». Come è verificabile dai cristiani integralisti di varie confessioni – tra i quali non mancano i cattolici – che affollano i comizi xenofobi di Donald Trump o che prima appoggiavano candidati “cristiani” dichiaratamente ecoscettici, creazionisti e negazionisti climatici.

Nan Li e i suoi colleghi hanno esaminato le opinioni dell’opinione pubblica statunitense sui cambiamenti climatici prima e dopo l’enciclica papale del  2015 ed hanno scoperto che i cattolici e non cattolici sono consapevoli  che Laudato Si’, «che ha anche evidenziato gli sproporzionati rischi che i cambiamenti climatici rappresentano  per il mondo dei poveri, oltre a dare credito religioso prove scientifiche», ma che questa consapevolezza «Non era associato ad un aumento delle loro preoccupazioni pubbliche sul cambiamento climatico».

La Li spiega quale è il meccanismo (spesso inconsapevole) politico/ideologico/religioso che scatta tra la le miniere di carbone chiuse della Virginia e le ricche lagune piene di vongole e turisti di Goro: «Mentre l’appello ambientale di  Papa Francesco può aver aumentato le preoccupazioni per il cambiamento climatico di alcuni individui, gli si è ritorto contro con i cattolici e non cattolici conservatori, che non solo hanno resistito a quel  messaggio ma hanno difeso le loro credenze pre-esistenti, svalutando la credibilità del papa sui cambiamenti climatici». Lo stesso sembra succedere in Italia con gli accorati appelli del Papa per i migranti e i profughi e spesso a disubbidire è anche un pezzo della Chiesa, che non ha tradotto in pratica e in evangelizzazione quotidiane dei fedeli la generosità e la pietà cristiana predicate da Papa Francesco. Così i bravi cattolici di Gorino respingono i poveri (perché di questo si tratta), aizzati nel nome delle radici cristiane europee da chi celebrava matrimoni druidici e chiede che l’Europa venga cancellata dalla politica.

Papa Francesco ha di fronte una montagna di pregiudizi ed egoismi da scalare: prima della pubblicazione di Laudato Si’,  un sondaggio di Pew Research riferì che il 71% dei cattolici americani crede nell’esistenza del cambiamento climatico, una percentuale pari a quella dell’intera opinione pubblica statunitense, ma spiegò anche che i punti di vista dei cattolici sul tema riflettono ampiamente la divisione generale lungo linee politiche tra gli americani. Tra i cattolici democratici, il 62% crede che il cambiamento climatico è da attribuire a cause umane, mentre la pensa così solo il 24% dei repubblicani. I conservatori sono sia più scettici sull’esistenza del cambiamento climatico antropogenico che meno preoccupati con i suoi effetti negativi.

Alla Texas Tech University dicono che «L’appello del Papa ad agire ha sollevato la questione se una autorità religiosa potesse influenzare l’opinione pubblica su tale argomento altamente polarizzato» e i ricercatori dell’Appc  hanno esaminato l’effetto avuto dall’enciclica papale chiedendo agli intervistati se ne avessero sentito parlare e se credono che il cambiamento climatico sia causato dagli esseri umani, quanto grave credono sia  il problema dei cambiamenti climatici se pensano che esista un consenso scientifico sui cambiamenti climatici.

I dati sono stati ottenuti con 1.381 interviste telefoniche di 20 minuti condotte una settimana prima dell’enciclica e pubblicati il 18 giugno 2015, e poi con 1.374 interviste condotte due settimane più tardi. Secondo i risultati del sondaggio «Coloro che avevano sentito parlare del enciclica generalmente non accettavano maggiormente la scienza dei cambiamenti climatici o non erano più preoccupati per gli effetti del cambiamento climatico». Al contrario, lo studio ha rilevato che i progressisti (liberal) che erano a conoscenza dell’ enciclica «erano più preoccupati per il cambiamento climatico e percepivano maggiormente i  rischi rispetto ai liberal che non erano a conoscenza di Laudato Si’».  Mentre per i conservatori, di solito fedeli molto più ferventi e osservanti «Era vero il contrario».

Il team di Li evidenzia che «La percezione della credibilità del papa sui cambiamenti climatici varia a seconda delle opinioni politiche degli intervistati. I liberal consapevoli dell’enciclica hanno detto il Papa era più credibile sui cambiamenti climatici di quel che dicevano i liberal che non  erano a conoscenza dell’enciclica, mentre i conservatori consapevoli dell’enciclica hanno detto il Papa era meno credibile sui cambiamenti climatici dei conservatori che non ne erano a conoscenza». Un meccanismo che probabilmente vale anche per un Paese che si professa al 90% cattolico come l’Italia e che poi dimostra di avere una buona parte della popolazione che non considera credibile il messaggio evangelico del Papa sui migranti e sui profughi. L’impressione è che i difensori delle radici cristiane di Gorino  credano davvero di non essere razzisti perché il loro odio e la loro paura non è rivolta al colore scuro della pelle di quelle donne disperate e di quei bambini piangenti che hanno respinto, è la paura della povertà, quella stessa sperimentata dai loro nonni e padri tra le due guerre e nell’emigrazione. Probabilmente se quelle donne avessero fatto parte dell’harem di un ricco sceicco arabo  in vacanza – magari finanziatore dello Stato Islamico Daesh – gli alberghi e i negozi di Gorino e dintorni si sarebbero spalancati, proprio come fanno ogni estate con i turisti di ogni etnia e religione che vengono da ogni parte del mondo a portare sghei.  

Come pastore di queste anime arrabbiate Papa Francesco ha un grosso problema, infatti, ritornando al sondaggio statunitense, i ricercatori concludono: «Anche se Papa Francesco si aspettava che il suo messaggio fosse particolarmente influente tra i cattolici, gli atteggiamenti e le credenze dei cattolici sul cambiamento climatico sono rimaste fortemente associati alle loro opinioni politiche. I risultati suggeriscono che le visioni del mondo, le identità politiche e le norme di gruppo che portano i cattolici conservatori a dubitare dei cambiamenti climatici potrebbero avere la priorità rispetto alla deferenza all’autorità religiosa nel giudicare la realtà e rischi di questo fenomeno ambientale».

Lo spesso sembra valere, in Italia e in Europa, per i migranti. Ha fatto bene l’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio a ribadire che «In queste ore drammatiche, in cui tante città italiane sono chiamate a rispondere all’emergenza umanitaria che ogni giorno si fa più preoccupante, la Chiesa di Ferrara-Comacchio è vicina a coloro, donne e bambini in particolare, che hanno vissuto sul nostro territorio una notte così difficile e ostile, che ripugna alla coscienza cristiana», ma tra coloro che hanno organizzato quella ripugnante rivolta c’erano molte pecorelle del gregge che si dice cristiano e se è vero che erano pecore nere smarrite e che il buon pastore deve recuperarle, è anche vero che erano molte e molto nere e che forse cominciano ad essere troppe e troppo nere.