Grave rischio siccità nel nord Italia, interrogazione di Realacci dopo allarme Coldiretti

«Dare priorità alla sfida del clima, ma il presidente Trump sembra non accorgersene»

[11 aprile 2017]

Dopo l’allarme siccità lanciato da Coldiretti, il presidente della Commissione ambiente della Camera, Ermete Realacci (PD), ha presentato una interrogazione al presidente del Consiglio dei ministri e ai ministri dell’ambiente e delle politiche agricole nella quale chiede «quali iniziative intendano mettere in campo per far fronte alla grave siccità in atto, garantire equilibrio nel prelievo e consumo di acqua dolce e tutelare la produzione agricola e il valore ambientale e turistico dei bacini idrografici dei laghi alpini e subalpini»

Realacci sottolinea che «I mutamenti climatici in atto si manifestano, anche nel nostro Paese, con fenomeni climatici estremi e forti siccità. Le temperature massime sono superiori di 2,5 gradi rispetto alla media e le precipitazioni stagionali hanno registrato un calo del 53% che ha fatto scendere il Po a un livello che lo scorso anno si era verificato ad inizio estate. Anche il fiume Adige è in una precoce e grave magra: attualmente ha una portata di 37 metri cubi al secondo anziché di 80 e così le acque del Mare Adriatico ne risalgono il corso spingendo il cuneo salino fino a 5 chilometri dalla foce, con seri danni anche all’agricoltura. Anche questi eventi dimostrano l’importanza di dare priorità alla sfida del clima, ma il presidente Trump sembra non accorgersene e va nella direzione opposta.

L’allarme lanciato da Coldiretti sono basa sui dati Ucea e sul monitoraggio del Po al Ponte della Becca «dove le anomalie sono particolarmente evidenti con un livello idrometrico di appena -1,91 metri, quasi un metro in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno».

Coldiretti  sottolinea che «Le precipitazioni in Italia sono risultate sotto la media lungo tutto l’inverno con un picco negativo a dicembre in cui è caduta addirittura il 67% di acqua in meno sulla Penisola. Il livello del fiume Po è esemplificativo delle difficoltà dei principali bacini idrografici del Paese. Le situazioni piu’ critiche si registrano in Lombardia dove il livello delle risorse idriche è il più basso degli ultimi dieci anni secondo il bollettino pubblicato da Arpa mentre l’assenza di precipitazioni sta determinando una situazione di “grave criticità” anche in Veneto, con la siccità nelle falde che sta superando ogni record storico negativo registrato negli ultimi 20 anni: a fronte di un valore atteso pari a 350 millimetri di precipitazioni tra ottobre e marzo, i mesi scorsi hanno invece fatto registrare un valore di appena 170 millimetri. Una situazione preoccupante perché la pioggia e le nevicate invernali sono determinanti per ricostruire le riserve idriche necessarie alle piante alla ripresa vegetativa primaverile per crescere e garantire i raccolti».

Anche la piàù grande associazione agricola italiana riporta tutto al cambiamenti climatici globali: «Si tratta però solo dell’ultimo segnale dei profondi cambiamenti nella disponibilità di acqua e nella distribuzione della pioggia in Italia con la tendenza alla tropicalizzazione del clima che ha provocato danni alla produzione agricola nazionale, alle strutture e alle infrastrutture per più di 14 miliardi di euro nel corso di un decennio. Siamo di fronte agli effetti dei cambiamenti climatici che si stanno manifestando con pesanti conseguenze sull’agricoltura italiana perché si moltiplicano gli sfasamenti stagionali e gli eventi estremi con precipitazioni brevi, ma intense e il repentino passaggio dal maltempo al sereno. I cambiamenti climatici – osserva la Coldiretti – impongono una nuova sfida per le imprese agricole che devono interpretare le novità segnalate dalla meteorologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio».

Coldiretti conclude: «Servono interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque, campagne di informazione ed educazione sull’uso corretto dell’acqua, un impegno per la diffusione di sistemi di irrigazione a basso consumo, ma anche ricerca e innovazione per lo sviluppo di coltivazioni a basso fabbisogno idrico».