Greenpeace: «Il G7 di Taormina può essere la Caporetto degli Accordi di Parigi»

Appello a Gentiloni. E Obama su Rolling Stone consiglia prudenza a Trump

[4 maggio 2017]

Il 26 e 27 maggio  a Taormina si terrà il vertice del G7  e la direttrice esecutiva di Greenpeace International, Jennifer Morgan, ha incontrato l’ambasciatore Raffaele Trombetta, responsabile del processo preparatorio e della negoziazione tra i Capi di stato del G7. Durante l’incontro i rappresentanti dell’associazione ambientalista hanno consegnato un appello al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni nel quale si legge: «In queste ore l’amministrazione Usa sta decidendo se abbandonare l’Accordo sul Clima di Parigi. Questo G7 rischia di passare alla storia come il culmine del fallimento della diplomazia internazionale».

Secondo Greenpeace, «Questo è il momento in cui la comunità internazionale deve mostrarsi compatta ed è il momento in cui la Presidenza del G7 deve assumerne la leadership. Il vertice di Taormina potrà risolversi in un fenomenale disastro o in un successo inatteso. Ci appelliamo al Presidente del Consiglio come garante dello spirito di cooperazione tra i Paesi del G7 perché adesso si faccia di tutto per convincere il Presidente Trump a non seguire la logica “America first”, ma piuttosto “Planet Earth first”. Abbiamo sia le tecnologie che le risorse finanziarie per prevenire le peggiori conseguenze del cambiamento climatico. Quello che non abbiamo è tempo da perdere: le decisioni della Presidenza Usa rischiano di ritardare un’azione urgente. Proprio oggi è stato ufficializzato il nuovo massimo storico della concentrazione di CO2 in atmosfera (410 ppm). Rallentare o fermare la svolta di Parigi per una azione decisa a tutela del clima è un atto immorale gravido di nefaste conseguenze».

Per Greenpeace «è necessario che il G7 non azzeri o indebolisca gli obiettivi climatici con un accordo al ribasso, ma mantenga alta l’ambizione per una rapida ed efficace applicazione dell’Accordo di Parigi, mettendo in campo da subito azioni concrete, anche poiché questo è uno degli aspetti chiave per prevenire conflitti, minacce alla sicurezza internazionale e migrazioni. Il miglior modo per mettere in primo piano gli interessi dei cittadini è rafforzare la cooperazione internazionale e affrontare in modo efficace problemi globali, come i cambiamenti climatici».

Greenpeace  conclude: «Se gli Stati Uniti dovessero abbandonare o indebolire il negoziato globale sul clima devono sapere che si isoleranno pericolosamente dalla Comunità Internazionale, contro la storia e gli interessi di tutti. Anche dei cittadini americani».

E un appello indiretto a Trump perché ragioni su quello che starebbe per fare lo rivolge anche l’ex presidente Usa Barack Obama, in un’intervista concessa a Rolling Stone – di cui oggi il Corriere della Sera riporta alcuni stralci. All’intervistatore che gli chiede, «Trump ha promesso di ritirarsi dagli Accordi di Parigi. È davvero possibile?», Obama risponde: «Beh, storicamente gli accordi internazionali vengono mantenuti dalla nuova amministrazione… Però, il Partito repubblicano ha una posizione molto estrema sulla questione del clima. Alcuni dei progressi che abbiamo fatto rischiano di essere cancellati. La buona notizia è che molte delle nostre iniziative hanno funzionato, non solo in termini di riduzione delle emissioni, ma anche dal punto di vista economico. Abbiamo raddoppiato la produzione di energia pulita e tagliato del 50% le emissioni delle auto. Questi risultati non si possono cancellare eliminando le leggi: hanno a che fare con investitori, aziende e consumatori che si sono organizzati insieme, che hanno capito che l’energia pulita è buona sia per il pianeta sia per il loro portafoglio. La domanda da fare a Donald Trump e ai repubblicani, secondo me, è questa: vogliono cancellare le centinaia di migliaia di posti di lavoro creati nell’industria dell’energia solare? Vogliono che le Big Three dell’industria automobilistica riprendano a produrre macchine inquinanti, anche se i consumatori sono felici di risparmiare sulla benzina? Per quanto riguarda le centrali energetiche, al contrario di quanto si dice, non è stata la mia amministrazione a colpire il carbone. È stato il gas naturale, più di ogni altra cosa, a sorpassarlo perché economicamente conveniente».