Hillary Clinton: «Faremo degli Usa la superpotenza energetica pulita del XXI secolo»

Attacco agli eco-scettici repubblicani, ma gli ambientalisti si fidano poco

[15 giugno 2015]

Hillary

Nel discorso di apertura della sua campagna elettorale del 13 giugno a Roosevelt Island, Hillary Clinton ha parlato soprattutto di grandi temi economici, ma ha riservato anche due importanti passaggi al cambiamento climatico ed ha promesso di trasformare gli Usa nella superpotenza dell’energia pulita del XXI secolo».
La Clinton si è rivolta ai candidati del Partito Repubblicano, tra i quali dilaga l’eco-scetticismo e il negazionismo climatico ed ha fatto notare che «Se chiedete a molti di questi candidati cosa ne pensano del cambiamento climatico, una delle minacce che definiscono il nostro tempo, vi diranno: “Io … non sono uno scienziato”. E allora perché non cominciano ad ascoltare chi lo è?».
Una battuta sarcastica che ha suscitato grandi applausi e che potrebbe far pensare che la candidata democratica, per mettere in difficoltà i repubblicani, potrebbe riservare al cambiamento climatico molta più attenzione che nelle passate campagne elettorali. La Clinton punta evidentemente a stanare i repubblicani dalla furbesca risposta «Non sono uno scienziato» con la quale evitano di negare l’evidenza del global warming e nel contempo non tradiscono i loro finanziatori delle Big Oil.
Il problema per i repubblicani è che gli impatti del cambiamento climatico stanno diventando sempre più difficile da ignorare: il 2014 è stato l’anno più caldo mai registrato, maggio è stato il mese più piovoso di sempre e in tutti gli Usa le alluvioni si alternano alle siccità estreme, mentre alcune aree costiere fanno già i conti con l’innalzamento dell’oceano ed altre con le ondate di calore.
La Clinton a New York ha detto che per affrontare il problema bisogna ridurre le emissioni di CO2 e che per questo «Faremo dell’America la superpotenza energetica pulita del XXI secolo» e che questa rivoluzione sarà attuata attraverso un mix di fonti: energia solare, eolica, biocarburanti avanzati, reti elettriche intelligenti, centrali elettriche più pulite, edifici ecologici e tasse sull’estrazione dei combustibili fossili «Per proteggere l’ambiente e facilitare la transizione delle comunità in difficoltà per un futuro economico più diversificata e sostenibile». Queste comunità comprendono I centri cittadini, le aree carbonifere, I territori indiani e il Delta del Mississippi dove «Questo creerà milioni di posti di lavoro e innumerevoli di nuove imprese e consentirà all’America a guidare la lotta globale contro il cambiamento climatico».
La Clinton ha sembrato voler rispondere a Bill McKibben, fondatore di 350.org, che le ha scritto una lettera per spiegargli perché molti ambientalisti guardano con diffidenza alla sua candidatura come primo presidente donna degli Usa e che non basterà dire che i repubblicani non credono alla scienza per avere il loro voto». Secondo McKibben, la Clinton per avere l’appoggio convinto degli ambientalisti Usa dovrebbe prima di tutto fare davvero del cambiamento climatico il suo “problema”, poi dovrebbe spiegare perché non ha ancora detto nulla contro la realizzazione della Keystone XL, la gigantesca condotta che dovrebbe portare il greggio più sporco del mondo, quello delle sabbie bituminose canadesi dell’Alberta, fino alle raffinerie texane sul Golfo del Messico, un tema centrale per le associazioni ambientaliste Usa.
La Clinton viene accusata anche di difendere il fracking e di ignorare le proteste in difesa della qualità dell’acqua e dell’ambiente che si svolgono in tutto il Paese e di non aver mai appoggiato nessun referendum o legge sulla moratoria del fracking. Per la candidata democratica sarà difficile schivare questo tema in campagna elettorale.
Inoltre diversi ambientalisti la accusano di essere stata tra i protagonisti della Conferenza delle parti Unfccc a Copenaghen nel 2009, la Clinton nega ma con l’avvicinarsi della cruciale Cop di Parigi le accuse torneranno a galla.
McKibben dice che la Clinton è poco concreta quando parla di politica energetica e che usa frasi simili a quelle utilizzate da molti repubblicani e democratici per trarsi dall’impiccio. Quello che verrà chiesto a quella che potrebbe essere la prossima presidente Usa è di aderire alla campagna per il disinvestimento dai combustibili d fossili e di non accettare donazioni da fondazioni che hanno interessi nel petrolio, nel gas, nel carbone e nel nucleare. «Un modo per risolvere questo problema – dice McKibben – è quello di utilizzare i legami stretti dalla Fondazione Clinton per aiutare onorare l’impegno globale di 100 miliardi dollari di Copenhagen per indirizzare i Paesi in via di sviluppo verso le energie rinnovabili».
Si annuncia una lunga campagna elettorale e la Clinton ha di fronte candidati democratici che vantano un impegno ambientalista più limpido del suo e gli elettori democratici delle primarie probabilmente ne vorranno sapere di più dalla Clinton su questi argomenti, prima dei caucus dello Iowa.