I cambiamenti climatici provocheranno una migrazione universale

Uno studio sul Bangladesh e l’innalzamento del livello del mare al quale ha partecipato anche l’università di Padova

[12 giugno 2018]

I cambiamenti climatici provocheranno impatti come l’innalzamento del livello del mare, cattivi raccolti e  condizioni meteorologiche estreme più frequenti che costringeranno milioni di persone ad abbandonare le aree dove hanno sempre vissuto. Ma gli scienziati non sono ancora in grado di prevedere dove andranno a finire questi migranti climatici previsti per i prossimi anni.

Il nuovo studio “A universal model for predicting human migration under climate change: examining future sea level rise in Bangladesh” pubblicato oggi su Environmental Research Letters da un team di ricercatori statunitensi e da Samir Suweis del Dipartimento di fisica e astronomia dell’università di Padova, cerca di rispondere a questa domanda cruciale inserendo gli impatti climatici in un modello universale di mobilità umana.

All’Earth Institute, della  Columbia University che ha diretto il team di ricerca spiegano che «Per dimostrare l’efficacia del nuovo approccio, lo studio si è concentrato sul caso dell’aumento del livello del mare (sea level rise – SLR) e della migrazione umana in Bangladesh, dove gli autori stimano che più di due milioni di bengalesi potrebbero essere costretti a lasciare le loro case entro il 2100 solo a causa dell’innalzamento del livello del mare».

Per prevedere le fonti, le destinazioni e il flusso dei potenziali migranti causati dall’innalzamento del livello del mare, gli scienziati  hanno utilizzato un modello probabilistico insieme a dati demografici, geografici e climatici.

Il  principale autore dello studio, Kyle Davis, della Columbia University, evidenzia che «Oltre il 40% della popolazione del Bangladesh è particolarmente vulnerabile al futuro innalzamento del livello del mare, dato che vive in aree basse che sono spesso esposte a eventi naturali estremi. Tuttavia, il SLR è un tipo di driver della migrazione molto diverso dai pericoli naturali di breve durata, in quanto renderà alcune aree permanentemente inabitabili».

Attraverso gli scenari Representative Concentration Pathway (RCP)  il team di ricercatori ha dimostrato che Un SLR medio causerebbe spostamenti di popolazione nel 33% dei distretti del Bangladesh e il 53% in condizioni più intense. Entro la metà del secolo, quasi 900.000 persone potrebbero migrare a causa dell’inondazione diretta del solo SLR medio».

Con  lo scenario più estremo, fino a 2 metri di SLR, il numero di migranti provocati direttamente dalle inondazioni potrebbe arrivare a 2.1 milioni di persone entro il 2100.  In tutti gli scenari presi in considerazione, il 59% di tutti i migranti proverrà da 5 distretti del Bangladesh: Barisal, Chandpur, Munshiganj, Narayanganj e Shariatpur.

La studio ha preso in considerazione l’innalzamento del mare senza normali alte maree, quindi i risultati – sia in termini di area inondata che di popolazione sfollata – sono prudenziali.

I ricercatori hanno anche stimato quanti nuovi posti di lavoro, alloggi e cibo saranno necessari per accogliere questi migranti nei luoghi dove si rifugeranno e hanno scoperto che «Per far fronte ai numeri ai quali potrebbero arrivare gli sfollati entro il 2050, saranno necessari 600.000 posti di lavoro in più, 200.000 case e 784 miliardi di calorie alimentari». Cifre avranno chiare conseguenze per le aree che potrebbero ricevere i migranti in arrivo.

Secondo Davis, «E’ improbabile che i migranti da SLR cerchino un luogo attraente in cui spostarsi, e la destinazione sarà generalmente un compromesso tra opportunità di lavoro, distanza dall’origine dei migranti e quanto sia vulnerabile alla SLR stessa. Abbiamo scoperto che la città di Dhaka [la caotica e affollatissima capitale del Bangladesh, ndr] viene costantemente favorita, diventando la migliore destinazione in tutti gli scenari. Ciò significa che la città dovrà prepararsi a un maggior numero di migranti, il che potrebbe aggravare la già rapida crescita urbana dell’area».

Lo studio ha anche identificato altri rischi posti dall’innalzamento del mare, in particolare per i mezzi di sussistenza e la sicurezza alimentare, e Davis conclude: «L’inondazione del mare e l’emigrazione che provoca, avranno effetti significativi sull’agricoltura e l’acquacoltura. Ad esempio, 1.000 km2  di terra coltivata del Bangladesh potrebbero finire sott’acqua entro la fine del secolo, con un’area ancora più grande resa inutilizzabile dall’intrusione di acqua salata. Dato che il 48% della forza lavoro lavora nell’agricoltura, l’impatto di questo verrebbe acutamente avvertito in termini di posti di lavoro e sicurezza alimentare. Allo stesso modo, una gran parte dell’acquacoltura costiera del Paese è vulnerabile agli impatti dei cambiamenti climatici, e questo avrà probabilmente importanti conseguenze nutrizionali ed economiche, dato che il 58% delle proteine ​​animali  presenti nella dieta dei bengalesi roviene dai frutti di mare e il Paese è il quinto produttore al mondo di acquacoltura. In definitiva, speriamo che lo strumento di modellazione che abbiamo sviluppato possa essere utilizzato da ricercatori e pianificatori per prevedere con precisione il trasferimento di migranti indotti dal clima e per consentire lo sviluppo di strategie politiche ed economiche per affrontare la sfida».