I cambiamenti climatici stanno sciogliendo il Gran Paradiso

Solo nell’ultimo anno nei 57 ghiacciai controllati c’è stato un arretramento medio di 22 metri, con picchi di 130

[4 dicembre 2018]

I dati Ispra mostrano chiaramente come i cambiamenti climatici non siano un fenomeno lontano nel tempo e nello spazio: anzi, l’Italia ne è maggiormente colpita rispetto alla media globale. Quello in corso per il nostro Paese è l’anno più caldo da due secoli, con conseguenze chiaramente visibili anche a occhio nudo, come mostrano purtroppo anche i monitoraggi condotti nel Parco Nazionale Gran Paradiso dal Corpo di Sorveglianza dell’Ente Parco, in collaborazione con gli operatori del Comitato Glaciologico Italiano: i 57 ghiacciai controllati continuano infatti a perdere terreno, con un arretramento medio solo nell’ultimo anno di 22 metri.

Se questo è il dato medio, non mancano arretramenti (molto) più eclatanti che mostrano con drammatica chiarezza l’effetto dei cambiamenti climatici sui ghiacciai presenti nel Parco Nazionale Gran Paradiso. L’arretramento più consistente è stato registrato nel ghiacciaio del Grand Etret, in Valsavarenche, che ha perso 130 metri rispetto alle rilevazioni effettuate nel 2017. In questo caso il bilancio di massa, parametro che esprime meglio di altri lo stato di salute di un ghiacciaio, relativo al periodo 2017-2018, è risultato negativo con una perdita di quasi un metro di equivalente in acqua. Dal 2000 il ghiacciaio ha perso quasi un terzo della sua superficie.

«Il Gran Paradiso è in enorme difficoltà dal punto di vista nivologico, forse anche perché è la cima oltre 4.000 metri più a sud d’Italia – spiega Stefano Cerise, Ispettore del Corpo di Sorveglianza del Parco – I ghiacciai a quote più basse sono quelli che hanno risentito maggiormente delle temperature elevate, nonostante l’inverno 2018 sia stato molto nevoso, con scioglimenti precoci che hanno causato il crollo di vie alpinistiche storiche, come quella sulla parete nord del Ciarforon in Valsavarenche».

È importante sottolineare che lo scioglimento dei ghiacciai comporta anche possibili pericoli diretti nel breve periodo; ne è esempio la formazione di laghi proglaciali come quello del Grand Croux in Valle di Cogne, per cui la scorsa estate è stata resa necessaria un’operazione di svuotamento con intervento d’urgenza, in quanto un’esondazione avrebbe potuto provocare una piena del torrente Valnontey con pericolose conseguenze per i turisti e abitanti presenti lungo il corso dello stesso. Il lago è sorvegliato speciale da parte del Corpo di Sorveglianza, che sta monitorando la situazione in collaborazione con i tecnici della Fondazione Montagna Sicura.

I cambiamenti climatici non hanno conseguenze solo sul paesaggio ma anche sulla fauna dell’area protetta; i guardaparco hanno notato che, soprattutto nel caso dello stambecco, gli esemplari salgono sempre più di quota nei mesi caldi e si spostano alla ricerca di zone più fresche e riparate, su pendii esposti a nord.

Nella foto Valsavarenche, parete nord del Ciarforon: confronto 1921-2015. Si nota il progressivo assottigliamento della calotta del ghiacciaio (evidenziata in giallo sull’immagine più recente) e l’appiattimento del seracco con frane di detrito (in verde) che hanno reso impraticabile la salita alpinistica (in viola) – (foto storica di M.A. Gilardini, 2015 di Stefano Cerise)