I cinesi bevono più latte e potrebbero far aumentare di un terzo le emissioni globali del bestiame

Bisognerà garantire una produzione più efficiente di latte, utilizzando al contempo meno terra

[23 maggio 2018]

Entro il 2050, in Cina il consumo di latte aumenterà di tre volte, un importante cambiamento nelle abitudini alimentari dei cinesi che potrebbe far aumentare di oltre un terzo le emissioni globali di gas serra delle mucche. A rivelarlo è lo studio “Global environmental costs of China’s thirst for milk” pubblicato su Global Change Biology da un team internazionale di ricercatori guidato da Zhaohai Bai dell’Accademia cinese delle scienze, che però sottolinea che questo non è inevitabile: «se la Cina migliorerà la sua industria lattiero-casearia, gli impatti potrebbero essere significativamente minori».

Il consumo di latte è in aumento in quasi tutto il  mondo e nei prossimo 30 anni è destinato ad aumentare del 60%, ma questo aumento è determinato soprattutto dalla Cina, che è ancora il Paese più popoloso del mondo, dove la sete di latte è in costante crescita. I ricercatori prevedono che entro il 2050 un cinese medio consumerà 82 Kg di latte all’anno, nel 1961 erano solo 2 Kg procapite. Come fa notare anche Anthropocene,  «a seconda del percorso di produzione del latte che la Cina prenderà, l’impatto di questo aumento potrebbe avvenire  in molti modi. Attenersi ad un approccio business-as-usual, in cui i fabbisogni extra di latte della Cina vengono soddisfatti sia dalla produzione interna che dalle importazioni internazionali, sarebbe il più dannoso per il pianeta. In questo scenario, le emissioni di gas serra prodotte dal bestiame aumenterebbero del 35% e l’utilizzo sel suolo a livello mondiale aumenterebbe del 32%, da 84 a 111 milioni di ettari. Ciò comportarebbe anche un aumento del 77% del consumo di acqua e un aumento del 48% dell’inquinamento da azoto, in parte dovuto all’aumento della necessità di coltivare come mangime colture che consumano risorse come la soia e il mais».

Ma questo scenario insostenibile no è l’unica opzione: la Cina potrebbe anche scegliere di produrre da sola tutto il latte extra di cui ha bisogno. Il problema è che in Cina non ci sono abbastanza terre fertili per farlo e quindi Pechino sarebbe costretta a importare migliaia di tonnellate di mangimi per soddisfare l’enorme appetito del suo crescente numero di capi di bestiame. Questo sposterebbe semplicemente il peso dell’aumento dell’inquinamento idrico, dei suoli e da azoto in altri Paesi, dicono i ricercatori. Allo stesso modo, se la Cina si affidasse completamente alle importazioni globali per soddisfare la sua crescente voglia di latte, i produttori di latte negli altri Paesi inizierebbero  a competere per la terra con altri tipi di produzione alimentare: Infatti, nelle maggiori regioni produttrici di latte come la Nuova Zelanda e l’Europa l’occupazione di terreno per sfamare le mucche da latte aumenterebbe rispettivamente del 57% e del 39%.

«In qualsiasi scenario preso in considerazione dello studio, la domanda di latte della Cina avrà impatti negativo sul pianeta – fanno notare i ricercatori – Ma ci sono modi per limitare la portata di tale impatto».

Per esempio, se la Cina diventerà un centro di innovazione sostenibile per il settore lattiero-caseario e allineerà la sua produzione nazionale di latte ai più alti standard di sostenibilità globale, potrebbe ridurre le emissioni di gas serra previste del 12% e l’utilizzo del suolo del 30%. Questo però richiederebbe da parte della Cina un miglioramento della gestione del letame, che è una delle principali fonti di gas serra delle mucche. La Cina dovrebbe anche investire nell’alimentazione animale per garantire una produzione più efficiente di latte, utilizzando al contempo meno terra.

Lo studio sottolinea che «L’opzione ottimale è quella di produrre il latte necessario in Cina, ma con una tecnologia notevolmente migliorata».

Nonostante prima del boom economico la dieta dei cinesi fosse praticamente priva di latticini, in pochi anni la Cina è diventata il primo importatore e il quarto produttore mondiale di latte, Sotto la spinta della  globalizzazione, in Cina il desiderio di latte sta crescendo, in pate per “moda” e in parte per la spinta politica a migliorare la salute della popolazione che ha fatto salire il consumo di latte.

Per stimare l’impatto di questa crescente sete di latte e fame di latticini, i ricercatori hanno raccolto dati sul consumo attuale e previsto di latte della Cina, quindi hanno applicato un metodo chiamato Approccio Nexus, che «traccia le interdipendenze tra le risorse ambientali per misurare l’impatto di un prodotto» e dicono che «Questo ha rivelato i diversi e interconnessi impatti ambientali del consumo di latte nei diversi scenari possibili».

Secondo i ricercatori, «Anche con il migliore scenario di produzione lattiero-casearia della Cina, le emissioni globali di gas serra prodotte dalle mucche aumenterebbero del 19%», quindi, visto che è improbabile che ambientalisti e scienziati riescano a dissuadere la crescente popolazione umana a consumare latte, sarà necessario lavorare per quello che i ricercatori chiamano un “bilanciamento pragmatico”, per soddisfare in modo sostenibile le nostre future esigenze casearie.