I fagioli resistenti al riscaldamento globale per salvare la “carne dei poveri”

Non servono gli OGM, bisogna riscoprire le specie antiche e più resistenti

[30 marzo 2015]

La sicurezza alimentare del nostro futuro mondo ancora più sovrappopolato potrebbe aver fatto un importante passo avanti: sono stati trovati fagioli, che si temeva potessero essere vittime dei cambiamenti climatici in grado di resistere a temperature estreme, proteggendo così un alimento  base dei poveri nei Paesi in via di sviluppo. Infatti, il CGIAR ha annunciato la scoperta di 30 nuovi tipi, di fagioli “heat-beater”  che sarebbero in grado di resistere al forte aumento delle temperature previsto in vaste aree fagiolo-dipendenti in America Latina e in Africa.

Secondo Steve Beebe, ricercatore senior del CGIAR, «Questa scoperta potrebbe essere un grande vantaggio per la produzione di fagioli, perché siamo di fronte ad una situazione disastrosa nella quale, entro il 2050, il riscaldamento globale potrebbe ridurre del 50% le aree adatte per la crescita dei fagioli. Incredibilmente, i fagioli di tolleranti al caldo che abbiamo testato possono essere in grado di gestire lo  scenario peggiore, nel quale l’accumulo di gas serra farebbe sì che le temperature mondiali aumentino in media dia di 4 gradi Celsius (circa 7,2 gradi Fahrenheit). Anche se fossero in grado di affrontare solo un aumento di 3 gradi, si potrebbe ancora limitare l’area  di produzione del fagiolo persa a causa dei cambiamenti climatici a circa il 5%. E gli agricoltori potrebbero potenzialmente compensarla utilizzando questi fagioli per estendere la loro produzione del raccolto in Paesi come il Nicaragua e il Malawi, dove i semi sono essenziali per la sopravvivenza».

I ricercatori del CGIAR avevano già avvertito che l’aumento delle temperature avrebbe potuto  azzerare la produzione di fagioli in Nicaragua, Haiti, Brasile e Honduras, mentre in Africa i fagioli potrebbero essere più vulnerabili in Malawi e la Repubblica democratica del Congo, con grossi problemi in Tanzania, Uganda e Kenya. Andy Jarvis, che sui occupa di clima per il CGAR,  sottolinea che «Come risultato di questa innovazione, i fagioli non saranno la vittima predestinata del riscaldamento globale come sembrava, ma piuttosto saranno in grado di offrire una soluzione rispettosa del clima per gli agricoltori che lottano per far fronte all’aumento delle temperature»,

Molti dei nuovi fagioli tolleranti al caldo   sviluppati dal CGIAR sono “incroci” tra diverse specie di fagioli e il fagiolo Tepary, un fagiolo precolombiano sopravvissuto in una zona che è ora fa parte del Messico settentrionale e del sud-ovest Usa.

Spesso chiamata la “carne dei poveri” per le proteine fornite a basso costo, nei Paesi in via di sviluppo il raccolto di fagioli è la base della sicurezza alimentare per oltre 400 milioni di persone. I fagioli sono un alimento altamente nutriente, forniscono proteine, fibre, carboidrati complessi, vitamine e altri micronutrienti. Oltre ai fagioli tolleranti al caldo i ricercatori del CGIAR stanno anche selezionando fagioli con un maggiore contenuto di ferro per aumentare il loro valore nutrizionale.

I nuovi fagioli sono un grosso risultato per il CGIAR e rappresentano un punto di riferimento per sviluppare nuove varietà agricole in grado di crescere e prosperare anche in condizioni atmosferiche estreme drastiche. Alla base di questa ricerca ci sono le n banche genetiche del CGIAR che conservano grandi collezioni di semi della colture più importanti per l’umanità fiocco. I ricercatori dicono che «Con l’utilizzo di nuovi strumenti genomici, i coltivatori sono ora più in grado di sbloccare il potenziale della grande diversità genetica delle banche genetiche» e si possono avvalere di circa 750.000 campioni di cereali, legumi, radici e tuberi, alberi ed importanti colture alimentari e dei loro parenti selvatici. E’ così che sono stati identificati i fagioli con i tratti genetici resistenti al caldo, ma con lo stesso sistema – senza ricorrere agli OGM –  è possibile selezionare coltivazioni alimentari resistenti alle inondazioni, che tollerano la siccità o  resistenti ai parassiti ed alle  malattie, che possono aiutare gli agricoltori ad adattarsi agli stress ambientali.

«Il ritorno che stiamo vedendo da questo impegno per coltivare i fagioli sottolinea l’importanza vitale di investire nelle banche genetiche del CGIAR, una difesa di prima linea nella corsa per adattare le colture ai cambiamenti climatici e per proteggere le scorte di cibo dei contadini poveri e dei consumatori ed evitare crisi alimentari in tutto il mondo – evidenzi Jonathan Wadsworth, segretario esecutivo del Found Council GGIAR  -Lo sviluppo di questi fagioli che sfidano il  caldo evidenzia anche quel che si può ottenere quando si investe nella scienza moderna per trovare soluzioni alle sfide urgenti, con benefici economici attesi che superano  di gran lunga i costi degli investimenti nella ricerca».

I fagioli resistenti al global warming sono venuti fuori da uno studio metodico di oltre 1.000 varietà fagioli, un  lavoro originariamente iniziato per sviluppare i fagioli che potessero essere coltivati su suoli poveri e siccitosi, poi l’attenzione si è spostata verso la tolleranza alle temperature più elevate dopo che un  allarmante rapporto dal 2012 degli scienziati del CGIAR avvertì che il caldo era una minaccia molto più grande »per la produzione di fagioli. Il team internazionale guidato dai ricercatori del CGIAR ha cominciato a  coltivare campi in campi di sperimentazione sulla costa caraibica della Colombia, dovei fagioli sono stati  volutamente esposti a temperature notturne ben al di sopra quello che possono normalmente tollerare ed in serre dove le temperature potevano essere aumentate artificialmente.  Alla fine, come spiega Beebe, «Abbiamo confermato che 30 linee tolleranti al calore sono produttive anche con temperature notturne sopra i 22 gradi Celsius (circa 72 gradi Fahrenheit). Normalmente, i rendimenti dei fagioli iniziano a vacillare quando le temperature superano i 18 o 19 gradi Celsius (circa 64 a 66 gradi Fahrenheit)».

Tra i fagioli particolarmente tolleranti c’è anche una varietà recentemente introdotto nella produzione commerciale in Nicaragua, soprattutto per le sue rese in condizioni di siccità. Testato in condizioni secche in  Costa Rica, questo fagiolo ha prodotto più del doppio della quantità di fagioli, rispetto a quelli che gli agricoltori stanno i attualmente coltivando. Secondo Beebe «Oira, gli scienziati hanno dimostrato che le prestazioni superiori sono dovute non solo alla tolleranza alla siccità, ma anche alla tolleranza al caldo. Quel che questo ci dimostra è che il caldo può già essere dannoso per la produzione di fagioli in America centrale, molto più di quanto si pensasse, e gli agricoltori potrebbero trarre benefici dall’adottare subito  i nuovi fagioli heat-beater».