«A livello globale, i costi saranno più elevati e iniqui di quanto previsto finora»

I Paesi che emettono più gas serra subiranno più danni economici dai cambiamenti climatici

A rimetterci di più saranno Usa, Cina, India e i Paesi del Golfo, come l'Arabia Saudita

[26 settembre 2018]

Un team italo-statunitense di ricercatori formato da Massimo Tavoni  e Laurent Drouet dell’European Institute on Economics and the Environment (EIee), nato recentemente dalla partnership tra Resources for the Future (Rff) e la Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc), Katharine Ricke, della School of global policy and strategy e della Scripps institution of oceanography dell’università della California – San Diego, e  Ken Caldeira della Carnegie institution for science, ha pubblicato su Nature Climate Change lo studio “Country-level social cost of carbon”  che dovrebbe interessare molto Donald Trump, Xi Jinping e Narendra Damodardas Modi, visto che rivela che «I costi reali derivanti dal riscaldamento globale saranno più elevati per i tre Paesi che oggi emettono le maggiori quantità di gas serra (Cina, india e Usa). A livello globale, i costi saranno più elevati e iniqui di quanto previsto finora».

Alla Fondazione Cmcc sottolineano che «Per la prima volta, un gruppo di ricercatori ha sviluppato un data set che consente di quantificare il costo sociale del carbonio – universalmente considerato la misura del danno economico derivante da emissioni di anidride carbonica – per ciascuno dei circa 200 Paesi del mondo. E i risultati sono sorprendenti. I 3 Paesi in cima alla classifica delle emissioni – India, Cina e Usa – sono quelli che perderanno di più di fronte ai cambiamenti climatici. A seguire, i Paesi del Golfo, come l’Arabia Saudita, sono destinati a registrare perdite molto elevate».

I risultati dello studio – finanziato in parte supportata dall’European research council, attraverso il progetto COBHAM, e dal progetto CD-LINKS nell’ambito di Horizon 2020 – forniscono una stima dei costi sociali del carbonio (SCC) a livello nazionale e i ricercatori spiegano che «Questi numeri sono il frutto di un’avanzata attività che utilizza  i più recenti modelli di proiezioni climatiche, stime empiriche di danni economici legati al clima e previsioni socioeconomiche.

Oltre a rivelare che alcuni Paesi sono destinati a risentire più di altri delle emissioni di carbonio, gli esiti dello studio mostrano anche che  il costo sociale del carbonio a livello globale è più elevato di quello normalmente preso in considerazione. Infatti, le stime più recenti prodotte dall’Epa (Agenzia di protezione ambientale degli USA), che sono generalmente utilizzate come standard su questi argomenti, mostrano un range di costi compreso tra $12 e $62 per tonnellata di CO2 emessa entro il 2020, mentre i nuovi dati parlano di costi sociali compresi approssimativamente tra 180 e 800 dollari statunitensi a livello globale. Per di più, considerando la scala nazionale, India, Cina e Arabia Saudita da sole raggiungono la cifra di 20 dollari per tonnellata, una cifra più elevata del costo del carbonio all’interno dell’European Trading System, il più ampio mercato di CO2 al mondo».

La Ricke. Principale autrice dello studio evidenzia che «Noi tutti sappiamo che l’anidride carbonica prodotta da combustibili fossili produce, e produrrà in futuro, effetti sulle persone e sugli ecosistemi in tutto il mondo. Tuttavia, poiché questi impatti non sono considerati nei prezzi di mercato, si crea un’esternalità ambientale che non è pagata da chi  consuma di energia prodotta da combustibili fossili. Non siamo quindi consapevoli del vero costo di questo tipo di consumo. La valutazione dei costi economici associati al clima ha molti aspetti positivi, come ad esempi l’utilizzo di queste informazioni per le leggi ambientali e per i processi legislativi».

Per produrre simulazioni degli effetti delle emissioni di CO2 sulle temperature a scala nazionale, è stato utilizzato un approccio molto innovativo  che combina i risultati di numerosi esperimenti con modelli del clima e del ciclo del carbonio. «Così facendo – spiegano ancora al Cmccc – si riesce a cogliere l’entità, l’andamento geografico del riscaldamento lungo differenti traiettorie di emissioni di gas serra, oltre che le risposte del clima e del ciclo del carbonio alle emissioni. Poiché l’anidride carbonica è un inquinante globale, le analisi realizzate fino ad oggi si sono concentrate sui costi sociali del carbonio a livello globale, mentre uno studio dettagliato paese per paese dei danni economici legati al riscaldamento globale è rilevante sotto molti punti di vista».

Tavoni, professore associato al Politecnico di Milano e direttore dell’Eiee, aggiunge che «La nostra analisi dimostra che i costi sociali dei cambiamenti climatici saranno elevati per molti Stati, compresi quelli, come Usa e i Paesi del Golfo, che tradizionalmente sono lontani dalla leadership delle politiche climatiche. In più, il 90% degli Stati del mondo registrerà perdite a causa dei cambiamenti climatici, e questo non potrà non esacerbare ineguaglianze e tensioni internazionali. Molti Paesi non hanno ancora riconosciuto i rischi posti dai cambiamenti climatici, il nostro studio cerca di riempire questa lacuna.

Grazie alle possibilità offerte dalle scienze dei dati, gli autori hanno potuto generare centinaia di scenari che coprono incertezze in diversi ambiti, tra cui la sfera socioeconomica, il clima e gli impatti. Questo complesso ambito di ricerca ha prodotto molti approfondimenti e ha coperto molte aree di incertezza, anche perché, come ricorda Drouet, senior scientist di Eiee e sviluppatore dell’interfaccia visuale che consente di navigare tra i risultati dello studio, «Sebbene la lista degli ambiti colpiti dai cambiamenti climatici sia consolidata attraverso diversi scenari, l’entità dei costi sociali del carbonio è soggetta a considerevole incertezza»

Gli autori concludono sottolineando che «Riuscire a realizzare una mappa degli impatti nazionali dei cambiamenti climatici aiuta a comprendere meglio fattori determinanti della cooperazione internazionale. L’architettura dell’accordo di Parigi ne è un esempio chiaro: essa si fonda sulla dimensione nazionale, rendendosi così vulnerabile alla variabilità di interessi all’interno di ogni singolo Stato».