Una mappa speculare della povertà e della ricchezza: prima la Norvegia, ultimo il Ciad

I Paesi più e meno preparati al cambiamento climatico. L’Italia? A metà classifica

[13 gennaio 2015]

Basandosi su dati del Global adaptation index (Gain) dell’università statunitense di Notre Dame dell’Indiana, il portale Motherboard ha pubblicato le mappe dei Paesi meglio preparati ad affrontare il cambiamento climatico e di quelli destinati a subirne le peggiori conseguenze. Letta specularmente sembra una mappa della povertà e della ricchezza, infatti il Paese meglio attrezzato sa sopportare innalzamento del mare, temperature più calde, calo della produzione agricola ed è la ricchissima Norvegia,  quello meno attrezzato ad affrontare i cambiamenti climatici è il poverissimo Ciad, già devastato dalla siccità e dal prosciugamento del Lago che da il nome al Paese africano. L’Italia è a metà classifica, nella fascia di punteggio tra 60 e 69 punti.

Insieme alla Norvegia, tra le 10 nazioni che si adatteranno meglio al cambiamento climatico   troviamo Nuova Zelanda, Svezia, Finlandia, Danimarca, Australia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania, Islanda. Una miscela di welfare socialdemocratico scandinavo/europeo e di capitalismo anglofono.

Insieme al Ciad in fondo alla classifica ci sono Eritrea, Burundi, Repubblica democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, Sudan , Niger, Haiti, Afghanistan e Guinea Bissau, un campionario di guerre, guerriglie, disastri avvenuti ed in corso e dittature e la mappa di molta della disperata emigrazione vero l’Europa, ma anche Stati nei quali imperversano multinazionali – magari con sede nei Paesi più “virtuosi” –  e bande armate che rapinano risorse ambientali e minerarie.

Jon Whitling, il web designer che ha realizzato l’info-grafica che pubblichiamo, sottolinea che dovrebbe essere vista dai leader politici di tutto il mondo, evidenzia che «Paesi come  Stati Uniti, Canada e Australia sono grandi e ricchi di risorse e, soprattutto, hanno abbastanza terreni coltivati ​​fertili nelle regioni settentrionali per adattarsi all’aumento delle temperature. Comunque per  un certo tempo. I peggiori, che resteranno esclusi,  sono  come di consueto i paesi poveri i cui rendimenti agricoli caleranno, dove l’accesso all’acqua si ridurrà e che non hanno la tecnologia, la politica economica e le risorse per tamponare gli attacchi in arrivo di anni zeppi di eventi meteorologici estremi. Speriamo che questo aumenti la consapevolezza dell’elevata vulnerabilità e della bassa capacità di reagire al cambiamento climatico dell’Africa e dell’ Asia. In definitiva, bisogna che  i leader mondiali agiscano ora per limitare l’impatto che avrà  il cambiamento climatico».