Quello che i parlamentari non dicono sull’impegno contro i cambiamenti climatici

[27 giugno 2014]

Prendere sul serio la minaccia dei cambiamenti climatici. È il minimo che possiamo fare avendo di fronte i primi drammatici impatti di questi mutamenti: gli scienziati (con qualche sparuta e forse interessata eccezione) attribuiscono, infatti, alle attività umane l’impennata già misurata delle temperature con i suoi pesanti effetti. Anche come parlamentari il nostro impegno deve essere massimo per diffondere la consapevolezza, dati alla mano, di quanto sta già accadendo e, peggio, della catastrofe verso la quale corriamo e per promuovere l’adozione di buone leggi, di misure che possano fermare le emissioni di gas climalteranti e rafforzare la capacità dei territori e delle comunità di resistere agli impatti. E allo stesso tempo dai parlamentari può e deve arrivare un supporto decisivo all’azione dei governi chiamati a dare vita ad una nuova generazione di accordi internazionali a partire dall’accordo globale vincolante per tutti i paesi da raggiungere nel vertice Onu di Parigi del 2015 sotto la spinta anche del vertice straordinario convocato dal segretario generale dell’Onu Ban Kyi Moon per il 23 settembre a New York.

Sono proprio questi i temi di cui abbiamo discusso nel secondo incontro mondiale dei legislatori che si è svolto a Città del Messico, promosso da Globe International, una organizzazione che riunisce parlamentari di tutto il mondo impegnati contro i cambiamenti climatici. E prima ancora negli incontri avuti in Vaticano da una ristretta delegazione internazionale, alla quale ho avuto l’onore di partecipare, e nella possibilità di scambiare un breve saluto con papa Francesco al termine della udienza generale. Tra i banchi del congresso di Città del Messico sedevano africani, europei, americani, asiatici: oltre sessanta delegazioni da ogni continente si sono confrontate sulle buone pratiche e le migliori legislazioni, hanno condiviso gli ultimi aggiornamenti dei rapporti Ipcc (l’organismo che conta oltre trecento scienziati che riferiscono alle Nazioni Unite), si sono impegnati a trasferire nei propri parlamenti nazionali una risoluzione approvata al termine dei lavori.

Abbiamo di fronte a noi una sfida gigantesca e un compito appassionante. Niente di meno che ridisegnare il nostro sistema economico e riaprire opportunità, fermando innanzitutto le emissioni climalteranti e quindi l’uso di combustibili fossili, a partire dal vincolo assoluto del rispetto del pianeta e della vita dei nostri figli e delle generazioni future secondo i canoni della giustizia ambientale. Sappiamo che in assenza di interventi stiamo correndo verso aumenti della temperatura media globale che possono raggiungere al 2100 livelli tra i 3.8 e i 4.5 gradi in più rispetto al periodo precedente alla rivoluzione industriale. Aumenti di tale portata si traducono solo in catastrofi con innalzamento del livello dei mari, desertificazioni, eventi meteorologici estremi, bombe di calore, migrazioni di massa.

C’è però una buona notizia ed è che possiamo vincerla questa sfida. Siamo già nelle condizioni di adottare gli interventi di mitigazione, ossia di abbattimento delle emissioni di gas climalteranti, che consentono di mantenere gli aumenti della temperatura media globale al di sotto dei 2 gradi rispetto al pre-rivoluzione industriale, al di sotto quindi della soglia prudenziale fissata dagli scienziati. Secondo l’Ipcc, per ottenere questo risultato, banalmente per salvare il pianeta, occorrono investimenti pari ad una riduzione della crescita dei consumi complessivi stimata tra lo 0,04% e lo 0,14% ogni anno. Nulla se comparata al costo del non intervenire ma legata a doppio filo ad una profonda riconversione dell’economia e del settore energetico in primo luogo, della quale i grandi giganti devono essere finalmente protagonisti e non elementi di freno, di conservazione del vecchio non più applicabile business as usual. Per vincere questa sfida che è alla nostra portata ci vuole una fortissima volontà politica e una profonda consapevolezza tra i cittadini, in ognuno di noi di quale è la posta in gioco. Io mi impegno a fare la mia parte.

Stella Bianchi, parlamentare Pd Componente commissione permanente VIII Ambiente

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