Clima globale: i prossimi anni potrebbero essere eccezionalmente caldi

Secondo uno studio, negli anni tra il 2018 e il 2022 il fenomeno sarebbe ancora più marcato per le temperature di superficie dell’oceano

[16 agosto 2018]

Quest’estate ondate ripetute di caldo hanno colpito gran parte del pianeta e alla fine il 2018 risulterà un anno particolarmente caldo, ma,Lo studioA Novel Probabilistic Forecast System Predicting Anomalously Warm 2018-2022 Reinforcing the Long-Term Global Warming Trend”,  pubblicato su Nature Communications da Florian Sévellec, del Laboratoire d’Océanographie Physique et Spatiale del CNRS-Ifremer-UBO-IRD/ Université de Bretagne occidentale, e Sybren S. Drijfhout dl Koninklijk Nederlands Meteorologisch Instituut, che lavorano entrambi anche per l’università di Southampton, avverte che «Lo saranno anche gli anni seguenti».

Grazie a un nuovo metodo di previsione delle temperature  medie sviluppato dai ricercatori del CNRS, dell’università di Southampton e dell’istituto meteorologico olandese, Sévellec e Drijfhout hanno dimostrato che «a livello globale il periodo 2018-2022 rischia di essere ancora più caldo di quel che lascia presagire il riscaldamento climatico in corso. Il riscaldamento provocato dalle emissioni di gas serra non è lineare. Così, ha sembrato segnare una pausa all’inizio del XXI secolo, un fenomeno conosciuto sotto il nome di “iato climatico” (che molti scienziati ritengono in realtà più o meno una bufala e dei negazionisti climatici, ndr). Al contrario, gli anni a venire saranno senza dubbio più caldi»-

Il nuovo  sistema di previsione non è una simulazione classica: è un metodo statistico che ricerca delle “analoghi” con lo stato del clima attuale nelle simulazioni climatiche del XX e XXI secolo, realizzate da diversi modelli climatici di riferimento, per dedurre le possibilità future. Al CNRS-Ifremer sottolineano che «La precisione e l’affidabilità del sistema di previsioni si sono rivelate almeno equivalenti a quelle dei metodi attuali, soprattutto per riprodurre lo iato climatico all’inizio del secolo. Secondo questo nuovo metodo, la temperatura media dell’aria rischia di essere anormalmente elevata tra il 2018 e il 2022, al di là dei valori indotti dal solo riscaldamento climatico antropico. Questo è soprattutto dovuto a una bassa probabilità di episodi di freddo intenso. Il fenomeno è ancora più marcato per le temperature di superficie dell’oceano, a causa di una probabilità molto elevata di episodi di forte caldo  che possono, in certe condizioni, indurre un aumento dell’attività delle tempeste tropicali».

Ma come funziona questo nuovo metodo? Sévellec e Drijfhout spiegano che «Passata la fase di apprendimento dell’algoritmo che dura alcuni minuti, ogni previsione viene ottenuta in pochi centesimi di secondo su un laptop, quando a dei supercomputer occorre una settimana per metodi basati su simulazioni classiche».

Intervistata da BBC News, Gabriele Clarissa Hegerl, che insegna  scienze del sistema climatico all’università di Edimburgo e che non è stata coinvolta nello studio, ha detto che «Gli autori hanno cercato di prevedere se la variabilità climatica globale renderà i prossimi anni più caldi o più freddi rispetto alla tendenza media al riscaldamento. Per calcolare le probabilità per i prossimi anni, hanno abilmente utilizzato i dati dei modelli climatici di tutto il mondo per gli anni precedenti. I risultati suggeriscono che è più probabile che nei prossimi anni avremo degli anni più caldi del previsto. Ma il loro metodo è puramente statistico, quindi è importante vedere cosa prevedono i modelli climatici sulla base di tutto ciò che sappiamo sull’atmosfera e sugli oceani, che sono più costosi da gestire ma utilizzano anche più fisica e informazioni sull’osservazione del clima. Al momento, queste nuove previsioni non sono in grado di prevedere le tendenze regionali come la calda estate di quest’anno, quindi potrebbero prevedere la probabilità di avere un anno caldo da record globale, ma non un’estate record come quella che abbiamo avuto noi nel Regno Unito».

Infatti, questo nuovo metodo fornisce solo una media complessiva, ma Sévellec e Drijfhout vogliono adattarlo per «fare previsioni regionali e stimare, oltre alle temperature, i trend delle precipitazioni o della siccità».