Identificati altri driver della deossigenazione oceanica. Il principale resta il riscaldamento globale

Gli oceanografi tedeschi di GEOMAR rivelano lacune nei calcoli del modello precedenti

[12 giugno 2018]

Tutti i calcoli e i modelli mostrano che l’ossigeno negli oceani sta diminuendo, ma secondo il nuovo studio “Drivers and mechanisms of ocean deoxygenation”, pubblicato su Nature Geoscience da un team di ricercaori del  GEOMAR Helmholtz-Zentrum für Ozeanforschung, «I modelli sottostimano questa diminuzione in modo significativo rendendo problematiche  le proiezioni sul futuro». Il team di ricercatori tedeschi  rileva le lacune nei modelli e identifica altri  driver deossigenazione precedentemente sottovalutati. Gli oceani perdono ossigeno.

Numerosi studi a livello locale, regionale e globale confermano questo trend, ad esempio un’analisi completa dei dati pubblicata dal GEOMAR  di  Kiel all’inizio del 2017 ha dimostrato che «Negli ultimi 50 anni, in tutto il mondo gli oceani hanno perso il 2% del loro contenuto di ossigeno». Anche i modelli computerizzati degli oceani e del sistema terrestre mostrano questa tendenza e prevedono una diminuzione ancora più rapida in futuro. Ma uno degli autori del nuovo studio, Andreas Oschlies dice che i modelli hanno un problema: «Non sono in grado di riprodurre esattamente il declino recente, dell’ossigeno ma sottostimano significativamente la perdita di ossigeno osservata. Questa discrepanza rende le proiezioni sul  futuro più problematiche».

Oschlies e i suoi colleghi Peter Brandt, Lothar Stramma e Sunke Schmidtko dimostrano su Nature Gesoscience non solo le carenze dei modelli ma identificano anche dei driver della deossigenazione che finora erano stati sottovalutati. «Il confronto con i nostri dati di osservazione rivela varie inadeguatezze dei modelli e ci dà indicazioni su quale sia la direzione in cui dobbiamo concentrare i nostri sforzi di ricerca», Afferma Brandt.

Al GEOMAR evidenziano che «E’ certo che il riscaldamento globale è la causa principale della perdita di ossigeno marino. Ma il riscaldamento colpisce l’oceano in diversi modi. Tra le altre cose, influenza la solubilità dell’ossigeno nell’acqua. Più calda è l’acqua, meno gas può  assorbire» E Schmidtko aggiunge: «Questo processo riguarda principalmente gli strati superiori dell’acqua, che sono in contatto diretto con l’atmosfera. Questo effetto può spiegare fino al 20% della deossigenazione avvenuta finora ed è ben rappresentato nei modelli».

Ma Stramma fa notare che «Il riscaldamento cambia anche i modelli della circolazione oceanica globale. Poiché il complesso sistema di correnti superficiali e profonde fornisce ossigeno all’oceano più profondo, questi cambiamenti possono influire sul contenuto di ossigeno in tutto l’oceano. Molti modelli hanno problemi a descrivere realisticamente questo effetto, perché i processi di trasporto spesso non hanno una risoluzione abbastanza buona o vengono  riprodotti in modo errato».

Anche le interazioni estremamente complesse tra i processi biologici, chimici e fisici nell’oceano sono insufficientemente rappresentate nei modelli attuali. Oschlies. che è specializzato nella modellazione dei processi biogeochimici, spiega ancora: «Spesso mancano i dati o la conoscenza di molti processi che interagiscono nella risposta dell’oceano al riscaldamento globale. Il nostro studio dimostra che i modelli precedenti sottostimano significativamente gli effetti di questa interazione, almeno sulla distribuzione dell’ossigeno».

I 4 ricercatori tedeschi sostengono che per colmare queste lacune c’è bisogno  di una ricerca oceanica più intensa e coordinata a livello internazionale: «Abbiamo bisogno di studi sui processi multidisciplinari per comprendere meglio il delicato equilibrio dell’ossigenazione e del consumo di ossigeno nell’oceano – dice  Oschlies – pertanto, iniziative internazionali come il Global Ocean Oxygen Network sono utili».
Oschlies è convinto che un miglioramento dei modelli in termini di bilancio dell’ossigeno degli oceani avrebbe anche un altro vantaggio e conclude: «L’ossigeno è ideale per calibrare i modelli che calcolano l’assorbimento di anidride carbonica dall’oceano, così, allo stesso tempo, miglioreremmo la nostra conoscenza del ciclo del carbonio».