Il Brasile, Bolsonaro e l’attacco all’ambiente, ai diritti umani e alla democrazia

Uscita dall’Accordo di Parigi. Abolizione del ministero dell'ambiente. Un’autostrada taglierà in due l'Amazzonia...

[9 ottobre 2018]

Non ha avuto molto successo la campagna #NãoElejaRuralista  lanciata da Greenpeace Brasil per non far eleggere i candidati della Bancada Ruralista, una delle lobby più potenti del Congresso Nacional che  con i suoi oltre 200 adepti ha avuto grosse responsabilità nel golpe istituzionale che ha defenestrato la ex presidente Dilma Rousseff, aprendo la strada a un governo illegittimo di centro-destra che a sua volta ha spianato la strada alla vittoria del candidato neonazista, xenofobo e negazionista climatico che ha quasi vinto al primo turno:  Jair Bolsonaro, per il quale stravede il 46% dei brasiliani che lo ha votato e del quale ha (giustamente) terrore, l’altra metà.

Al secondo turno sarà difficilissimo per Fernando Haddad, il candidato del Partito do Trabalhadores (che ha enormi responsabilità nella disfatta) risalire la china e ancora più difficile sarebbe governare in un parlamento che – ancora più di prima – è in mano a un centro-destra con il quale il PT ha dovuto fare alleanze che lo hanno portato ad appannare e sporcare la sua immagine.

La Bancada Ruralista, contro la quale ha inutilmente combattuto Greenpeace Brasil, negli ultimi anni  si è resa responsabile dell’enorme regresso socio-mbientale del Brasile ed è stata la protagonista della rottamazione delle leggi ambientali e della protezione dei diritti umani e dei popoli indigeni. Con Bolsonaro sarà peggio: uscita del Brasile dall’Accordo di Parigi. Abolizione del ministero dell’ambiente, autostrada che taglierà in due l’Amazzonia, apertura di miniere nei territori indigeni, licenze per abbattere la foresta amazzonica facilitate al massimo, ONG ambientaliste internazionali, come Greenpeace e Wwf, bandite dal Brasile, alleanza di ferro la lobby delle carni bovine contro gli indios e gli ambientalisti…

Oltre agli elogi per Hitler e alla promessa che abolirà il Parlamento e che torturerà e ucciderà chiunque a sinistra gli si opponga, Bolsonaro rappresenta un grande pericolo per l’ambiente del Brasile (e quindi del mondo) e per l’azione climatica urgente che l’ultimo rapporto dell’Ipccc chiede per salvare il pianeta e l’economia.

Quello che probabilmente diventerà presidente del Brasile è un ammiratore entusiasta della tortura e della dittatura militare che ha schiacciato il Brasile dal 1964 al 1985, un uomo famoso per la sua retorica razzista, omofobica, autoritaria e misogina. Ma le sue opinioni più terrificanti per il mondo sono quelle su come “gestire” l’Amazzonia, il polmone verde del pianeta e la sua più grande foresta pluviale tropicale. Non a caso  i taglialegna e minatori illegali, land grabber, fazendeiros si sono radunati sotto la bandiera nera  di Bolsonaro, dal quale non si aspettano certo che faccia rispettare la legge in Amazzonia ma che rispetti la promerssa fatta loro di cancellare ogni tipo di legge favorevole all’ambiente e agli indios. Per questo Bolsonaro ha ottenuto un enorme sostegno negli Stati rurali del Brasile centro-occidentale e in quelli dell’Amazzonia. Per gli indios e i loro difensori si annunciano tempi davvero cupi, probabilmente mortali.
Ad agosto, Bolsonaro aveva sollevato preoccupazioni a livello internazionale  annunciando che avrebbe fatto come il suo idolo Donald Trump e avrebbe fatto uscire il Brasile dall’Accordo di Parigi.  «Il che significa – spiega Fabiano Maisonnave, corrispondente da Manaus di Climate Home News – che il Paese non sarebbe più impegnato a frenare le sue emissioni provenienti dalla deforestazione dell’Amazzonia, che qui è una fonte più grande di gas serra rispetto alla combustione di combustibili fossili. Bolsonaro accetta che il clima stia cambiando pericolosamente. CHN gli ha chiesto proprio questo durante una conferenza stampa ad aprile e ha detto che la soluzione era nel tenere sotto controllo la crescita della popolazione umana mondiale», c’è il piccolo particolare che Bolsonaro – per prendere il voto dei cristiani evangelici –  è contro l’aborto, la contraccezione e i diritti delle donne.

Ma rispondendo  a Maisonnave ha detto: «Questa crescita esplosiva della popolazione porta alla deforestazione. Dato che non coltivi la soia sulla terrazza di casa tua o allevi bestiame nel tuo cortile, quindi dobbiamo avere una politica di pianificazione familiare. Quindi inizieremo a ridurre la pressione su quei problemi che portano, sì, secondo me, al riscaldamento globale, che potrebbe essere la fine della specie umana». Poi ha elogiato l’uscita di Trump dall’Accordo di Parigi e ha detto che quell’Accordo fa parte di un complotto dell’Onu per togliere al Brasile la sovranità sull’Amazzonia (che in teoria apparterrebbe agli indios che Bolsonaro vuole depredare del tutto).

Perfino l’attuale ministro dell’ambiente brasiliano, Edson Duarte, non certo un campione nella lotta contro la  Bancada Ruralista, è rimasto sconcertato: «Invece di diffondere il messaggio che combatterà la deforestazione e il crimine organizzato, dice che attaccherà il ministero dell’ambiente, I Instituto Brasileiro do Meio Ambiente e dos Recursos Naturais Renováveis  (Ibama) e l’Instituto Chico Mendes de Conservação da Biodiversidade (ICMBio ) . E’ come dire che ritirerà la polizia dalle strade, L’aumento della deforestazione sarà immediato. Ho paura di una corsa all’oro per vedere chi arriva prima. Sapranno che, se occupano illegalmente, le autorità saranno compiacenti e concederanno concordati. Saranno certi che nessuno li infastidirà».

Le politiche anti-ambientali di Bolsonaro sono la conseguenza del suo razzismo verso le minoranze e  le popolazioni indigene del Brasile. In un discorso del 2017 chiarì bene il suo concetto di “democrazia”: «Le minoranze devono piegarsi alla maggioranza … Le minoranze [dovrebbero] adattarsi o semplicemente svanire». Esprimendo un punto di vista condiviso dai militari, ha affermato, senza prove, che i diritti delle terre indigene fanno parte di un complotto occidentale per creare Stati separatisti amazzonici sostenuti dall’Onu: «Prima o poi, avremo decine di Paesi all’interno [del Brasile]. Non avremo alcuna possibilità di interferenza in questi Paesi, il primo mondo sfrutterà gli indiani e per noi non resterà nulla».

In nome del sovranismo, Bolsonaro ha promesso di aprire le terre ancestrali indigene – cioè dei veri “proprietari” del Brasile  . alle miniere e ad altre attività economiche. Circa il 13% del territorio brasiliano è  terra indigena, la maggior parte in Amazzonia. Riserve che rappresentano una barriera importante per proteggere la foresta e la biodiversità; nonostante i continui attacchi dei fazendeios e dei taglialegna abusivi, all’interno dei territori indigeni c’è stata solo il 2% della deforestazione della foresta pluviale. La legge protegge i diritti degli indigeni. L’articolo 231 della Costituzione brasiliana del 1988 afferma che le popolazioni indigene hanno «diritti originari sulle terre che hanno tradizionalmente occupato», anche se  la terra appartenga allo Stato e gli indios non abbiano diritti di proprietà sui minerali.

Ma l’uomo di legge e ordine Bolsonaro della legge se ne freega – come direbbe qualche politico italiano del passato e dell’attualità –  e il regime autoritario e neofascista che ha prospettato in campagna elettorale potrebbe cancellare la Costituzione con un auto-golpe, come ha fatto balenare anche il suo vice, il generale Antônio Mourão, che ha parlato di un Brasile dove una nuova Costituzione abolirà la partecipazione popolare.

Bolsonaro e Mourão hanno difeso la dittatura militare che  spostò dalle loro terre gli indios e uccise a fucilate o con le malattie migliaia di indios in Amazzonia per costruire strade e dighe nella foresta. Le forze armate non hanno mai chiesto scusa per questi delitti.

E infatti Dinamam Tuxá, coordinatore nazionale dell’Articulação dos Povos Indígenas do Brasil , ha paura di Bolsonaro e dei suoi camerati: «Se vince, istituzionalizzerà il genocidio. Ha già detto che il governo federale non sosterrà più i diritti degli indigeni, come l’accesso alla terra. Siamo molto spaventati. Ho paura per la mia stessa vita. Come leader nazionale, sono sicuro che sarò punito dal governo federale per la difesa dei diritti delle popolazioni indigene».

In campagna elettorale, Bolsonaro ha promesso che abolirà il ministero dell’ambiente e trasferirà le sue funzioni al ministero dell’agricoltura e che il portafoglio dell’agricoltura sarà assegnato ai politici della consegnato ai politici della Bancada Ruralista che si oppone alle demarcazioni delle terre indigene e chiede di ridurre le aree protette.

Inoltre Bolsonaro impedirà che Ibama e ICMBio  possano  continuare a controllare l’estrazione illegale, la deforestazione e il disboscamento.  Si tratta anche di una vendetta personale: nel 2012 Bolsonaro è stato arrestato mentre pescava illegalmente in una riserva federale marina al largo della costa di Rio de Janeiro e gli è stata comminata una multa di 2.700 dollari. Da allora, comedeputato, ha preso di mira Ibama, arrivando addirittura a presentare una proposta di legge che proibisce ai suoi agenti di portare armi, anche se operano in alcune delle zone più pericolose del Brasile, dove per gli amici di Balsonaro la vita di un indios o di chi li difende vale meno di zero.

«Ibama sarà privato dei suoi poteri di  dare licenze ambientali – ha detto BOlsonaro in campagna elettorale – Questi saranno ridistribuiti ad altre agenzie ufficiali». Questo significa, ad esempio, che l’Ibama non sarà più in grado di contrastare progetti controversi come la riapertura e l’ampliamento della BR-319 in disuso, un’autostrada di 890 km che taglia in due una delle aree più protette dell’Amazzonia,  oppure la gigantesca centrale idroelettrica di São Luiz do Tapajós, che inonderebbe il territorio degli indios Munduruku.

La riapertura della BR-319, che collega Manaus a Porto Velho, dovrebbe consentire soprattutto di  aprire  strade secondarie. Secondo lo studio  “Environmental and Socioeconomic Analysis of Municipalities Under Influence of BR-319 highway” di Idesam,  l’impatto dell’autostrada interesserebbe un’area grande come la Germania e il Belgio messi insieme e aprirebbe la strada a insediamenti abusivi,  accaparratori di terre e alla deforestazione. I recenti tentativi di asfaltare la  BR-319 sono stati vietati da Ibama.

André Guimarães, direttore dell’Instituto de Pesquisa Ambiental da Amazônia (Ipam).  Conclude: «Bolsonaro ha definito Ibama e ICMBio come i suoi nemici pubblici numero uno e ha inviato diversi messaggi che rottamerà le leggi ambientali e sociali. Tuttavia, una cosa è ciò che dice durante la campagna elettorale. Un’altra cosa è ciò che sarà in grado di fare se entrerà in carica. Recentemente il caucus delle carni bovine [un intergruppo lobbystico parlamentare, ndr] ha cercato di allentare la legislazione sul lavoro in schiavitù e sull’ambiente, ma ha fallito nella maggior parte di questi tentativi a causa della forte opposizione. Ci proverà, ed è ostinato, ma spetta alla società civile reagire contro di lui. Sarà uno scenario con dispute intense e quasi permanenti. Dovremo essere molto indignati»