Il caldo estremo riduce le capacità cognitive degli studenti

Un test realizzato durante l’ondata di caldo dell’estate 2016 in dormitori con e senza aria condizionata

[12 luglio 2018]

Gli studenti che hanno vissuto in dormitori senza aria condizionata durante un’ondata di caldo sono peggiorati in una serie di test cognitivi in confronto agli studenti che vivevano in dormitori con aria condizionata. A dirlo è il nuovo studio “Reduced cognitive function during a heat wave among residents of non-air-conditioned buildings: An observational study of young adults in the summer of 2016”, pubblicato da un team di ricercatori della Harvard T.H. Chan School of Public Health sull’ultimo numero speciale di PLOS Medicine dedicato al cambiamento climatico e salute.

Si tratta del primo studio sul campo a dimostrare gli effetti negativi sui processi cognitivi legati alle temperature indoor durante un’ondata di caldo in un gruppo di giovani individui sani e, secondo i ricercatori, «evidenzia la necessità di soluzioni di progettazione sostenibile per mitigare gli impatti sulla salute del caldo estremo».

Come spiega il principale autore dello studio, Jose Guillermo Cedeño-Laurent, «La maggior parte della ricerca sugli effetti del caldo sulla salute è stata fatta sulle popolazioni vulnerabili, come gli anziani, creando la percezione che la popolazione in generale non è a rischio per le ondate di caldo. Per affrontare questo punto cieco, abbiamo studiato degli studenti sani che vivevano nei dormitori durante un’ondata di caldo a Boston. Tenendo in considerazione che in molte città, come Boston, si prevede un aumento del numero di ondate di caldo a causa dei cambiamenti climatici, sapere quali sono i rischi per le diverse popolazioni è fondamentale».

All’Harvard T.H. Chan School of Public Health ricordano che «Il caldo estremo può avere gravi conseguenze per la salute pubblica e negli Stati Uniti è la principale causa di morte tra tutti i fenomeni meteorologici. Le temperature in tutto il mondo stanno aumentando, con il 2016 che ha segnato l’anno più caldo mai registrato negli ultimi due secoli. Sebbene gli impatti sulla salute del caldo estremo siano ben documentati, fino ad oggi la maggior parte degli studi si è concentrata sulle popolazioni vulnerabili, compresi i più giovani o gli anziani, e tendono a essere studi epidemiologici che utilizzano registrazioni di temperature esterne. Capire gli effetti delle temperature indoor è importante, dato che negli Stati Uniti gli adulti trascorrono il 90% del loro tempo in casa».

I ricercatori di Harvard hanno monitorato 44 studenti nell’età della tarda adolescenza o di poco più di 20 anni che vivono nei dormitori studenteschi.  24 di questi studenti vivevano in edifici adiacenti di 6 piani costruiti all’inizio degli anni ’90 e dotati di aria condizionata centralizzata. Gli altri 20 studenti vivevano in edifici bassi costruiti tra il 1930 e il 1950 che non avevano area condizionata. I ricercatori hanno installato nella stanza di ogni studente un dispositivo che misurava la temperatura, i livelli di anidride carbonica, l’umidità e i livelli di rumore e hanno monitorato l’attività fisica e i modelli di sonno degli studenti con dispositivi indossabili. Lo studio è stato condotto per 12 giorni consecutivi nell’estate del 2016. Nei primi 5 giorni ci sono state temperature sostenibili, seguite da un’ondata di caldo durata 5 giorni e poi da due giorni di progressivo calo del caldo estremo. Ogni giorno gli studenti hanno effettuato due test cognitivi sul loro smartphone subito dopo il risveglio. Il primo test chiedeva loro di identificare correttamente il colore delle parole visualizzate ed è stato utilizzato «per valutare la velocità cognitiva e il controllo inibitorio o la capacità di concentrarsi su stimoli rilevanti quando sono presenti anche stimoli irrilevanti». Il secondo test consisteva in domande aritmetiche di base ed è stato usato per valutare la velocità cognitiva e la memoria di lavoro. I ricercatori statunitensi dicono che «I risultati dimostrano che durante l’ondata di caldo, gli studenti negli edifici senza aria condizionata hanno peggiorato i test rispetto agli studenti nei dormitori con aria condizionata e hanno sperimentato una diminuzione della loro funzione cognitiva di 5 volte, inclusi i tempi di reazione e la memoria di lavoro. Durante l’ondata di caldo, gli studenti negli edifici senza area condizionata hanno registrato un tempo di reazione più lungo del 13,4% nei test sulle parole colorate e un punteggio dei test sull’addizione/sottrazione inferiore del 13,3% rispetto agli studenti con camere climatizzate. Combinati, questi dati mostrano che gli studenti nelle camere con aria condizionata non erano solo più veloci nelle loro risposte, ma anche più precisi».

La cosa interessante è che la differenza più significativa nella funzione cognitiva tra i due gruppi è stata osservata durante il periodo in cui le temperature esterne sono iniziate a diminuire dopo il culmine dell’ondata di caldo, ma nei dormitori senza aria condizionata le temperature indoor sono rimaste elevate.

Uno degli autori dello studio, Joseph Allen, co-direttore del Center for Climate, Health, and the Global Environment (C-Change ) della Harvard Chan School, conclude: «Le temperature indoor spesso continuano a salire anche dopo che le temperature esterne si riducono, dando la falsa impressione che il pericolo sia passato, mentre in realtà l’ondata di caldo indoor continua. Nelle regioni del mondo con climi prevalentemente freddi, gli edifici sono stati progettati per mantenere il caldo. Questi edifici hanno difficoltà a diffondere il calore durante le giornate estive più calde prodotte dal clima che cambia, dando origine a ondate di caldo indoor».