Il cambiamento climatico non dipende dalle macchie solari

Una revisione dei dati distrugge un’altra teoria cara agli ecoscettici

[10 agosto 2015]

Macchie solari

Il numero delle macchie solari è uno strumento fondamentale utilizzato per studiare la dinamica solare, la meteorologia spaziale e il cambiamento climatico e secondo una revisione dei dati pubblicata dall’International Astronomical Union (IAU) «mostra una storia coerente di attività solare negli ultimi secoli». Quindi le teorie degli eco-scettici e di qualche scienziato (soprattutto russi) che l’attività solare sarebbe il fattore scatenante del riscaldamento climatico  non ha basi solide, viso che la nuova revisione dei dati  non mostra una significativa tendenza a lungo termine di un aumento dell’attività solare  al rialzo dell’attività solare dal 1700, come precedentemente indicato e «Ciò suggerisce che l’aumento delle temperature globali a partire dalla rivoluzione industriale non può essere attribuito a un aumento dell’attività solare».

Durante il minimo di Maunder, tra il 1645 e il 1715, le macchie solari furono scarse e gli inverni rigidissimi, questo suggerirebbe un legame tra attività solare e il cambiamento climatico. Negli ultimi 300 anni il trend dell’attività solare è stato al rialzo, con un picco durante il  Modern Grand Maximum,  verso la fine del XX secolo.

Questo ha portato qualcuno a  concludere che il Sole svolge un ruolo significativo nei moderni cambiamenti climatici, anche se per qualche tempo una discrepanza tra due serie parallele dei conteggi del numero delle macchie solari è stata una questione controversa tra gli scienziati.

I due metodi di conteggio –  Wolf Sunspot Number e Group Sunspot Number  –  hanno indicato livelli di attività solare significativamente diversi  prima del 1885 e anche intorno al 1945. Ma gli scienziati dell’International Astronomical Union  dicono che «Con queste discrepanze ora eliminate, non c’è più alcuna sostanziale differenza tra i due documenti storici».

La nuova correzione del numero delle macchie solari, chiamata Sunspot Number Version 2.0, realizzata da Frédéric clette (Direttore del World Data Centre  WDC-SILSO,  Ed Cliver (National Solar Observatory) e Leif Svalgaard (Stanford University), smentisce la teoria di un Modern Grand Maximum.

I risultati, che sono stati presentati alla  presentati alla IAU XXIX General Assembly ad Honolulu,  rendono difficile molto problematico spiegare i cambiamenti climatici iniziati nel XVIII secolo ed aumentati con la rivoluzione industriale nel XX secolo con un’influenza dei trend naturali delle macchie solari.

Con la correzione dell’errore del presunto aumento delle macchie solari tra il XVII e la fine del XX secolo, l’attività solare resta relativamente stabile dal 1700.

La correzione del numero delle macchie solari fornisce una registrazione omogenea dell’attività solare cheva indietro di circa  400 anni e per l’Iau  «Dato questo completo quadro dell’evoluzione dell’attività solare a lungo termine, i modelli dell’evoluzione del clima esistenti dovranno essere rivalutati» e concludono che «Questo lavoro stimolerà nuovi studi sia sulla fisica solare (modellazione e previsioni del ciclo solare) e climatologia», e potrà essere utilizzato per  interpretare meglio decine di millenni di datii solari codificati nei nuclidi cosmogenici presenti nelle carote di ghiaccio e negli anelli degli alberi. «Questo potrebbe rivelare più chiaramente il ruolo che il Sole svolge nel cambiamento climatico su scale temporali molto più lunghe».