Il cambiamento climatico provocherà più migranti delle guerre

A livello internazionale non c’è alcun problema, oltre alla sicurezza e alla proliferazione nucleare, che sia più importante dei cambiamenti climatici

[21 maggio 2018]

Intervenendo al meeting Planeamiento, Riesgo y Respuestas frente a la Emergencia del Cambio Climático, organizzato a Buenos Aires nell’ambito di Think 20 (T20), che riunisce organizzazioni accademiche e ricercatori dei Paesi del G20, il vice segretario aggiunto dell’United Nations framework convention on climate change (Unfccc), Ovais Sarmad, ha detto che «il cambiamento climatico è uno dei principali driver delle migrazioni e lo sarà sempre di più e avrà un ruolo più significativo come causa di sfollamento di persone dei conflitti armati che oggi provocano enormi crisi dei rifugiati. Faccio l’esempio dei conflitti in Siria e nell’Africa sub sahariana, che recentemente hanno provocato l’arrivo in Europa di milioni di rifugiati e migranti, il che è una questione di importanza politica».

Il T20 è strutturato in 10 gruppi di lavoro, uno dei quali si occupa di cambiamento climatico e infrastrutture per lo sviluppo, e fornisce raccomandazioni per le politiche pubbliche al G20, che riunisce i Paesi industrializzati ed emergenti che rappresentano il 66% della popolazione mondiale e l’85% del Pil mondiale. Nel 2018 la presidenza di turno del G20 spetta all’Argentina che a fine anno organizzerà il summit del G20.

E proprio a loro è rivolto l’avvertimento di  Sarmad  che «l’impatto del cambiamento climatico potrà fare in modo che questi milioni sembrino un piccolo numero, perché ci sono 300 o 400 milioni di persone che vivono in Paesi in via di sviluppo nelle zone a bassa altitudine, vicino al mare. E se il livello del mare sale queste persone dovranno spostarsi».

Prima di essere chiamato all’Unfccc, Sermad, che è indiano ed è uno specialista in commercio e gestionde finanziaria con master a Londra, ha lavorato per 27 anni per l’International organization of migration (Iom) e ora avverte: «Questo spostamento non sarà solo nazionale, la gente si sposterà in altri Paesi. Uno degli esempi è Kiribati, una piccola nazione insulare nell’Oceano Pacifico che ha 100.000 abitanti e che scomparirà entro pochi anni. Che succederà a questa popolazione? Si può parlare, in questo senso, di rifugiati climatici? La comunità internazionale finora non ha convalidato questa definizione», ma Sarmad è convinto che questo tema debba essere preso urgentemente in considerazione perché l’aumento del livello del mare, gli uragani sempre più distruttivi e le piogge torrenziali sono fenomeni reali e sempre più frequenti.

«In molti Paesi del mondo – aggiunge – gli agricoltori sono i più colpiti dalle siccità e si sposteranno. Con i loro animali, le loro famiglie, in qualsiasi caso. E dopo… non avranno molti luoghi dove andare. Il mondo è uno solo e non possono andare nello spazio».

Per il vice segretario aggiunto dell’Unfccc, di fronte a questa tragedia ambientale e umana incombente, «il mondo deve essere solidale e non chiudere le porte a chi scappa a causa degli eventi climatici estremi».

Tra i Paesi del G20 la questione del cambiamento climatico è particolarmente divisiva, nel 2017, sotto la presidenza tedesca, gli Usa hanno annunciato l’uscita dall’Accordo di Parigi e dall’Unfccc e in molti hanno detto che ormai il G20 era diventato il G19+1. Ma l’Argentina, che è di nuovo in preda a una devastante crisi economica, ha deciso, per evitare conflitti con Donald Trump, fio non mettere il cambiamento climatico tra le priorità del G20. I principali temi scelti dal presidente liberista dell’Argentina Mauricio Macri per il summit del G20 2018 sono: il futuro del lavoro, infrastruttura per lo sviluppo e un futuro alimentare sostenibile.

Intervenendo al T20, il n ministro dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile argentino, Sergio Bergman, ha riconosciuto che «l’Argentina deve rispettare gli impegni assunti nell’ambito dell’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico», anche perché è una delle condizioni che l’Ocse ha posto al Paese latinoamericano per essere accolto nell’Organizzazione di cooperazione e sviluppo dei Paesi industrializzati.

«Vogliamo entrare nell’Ocse – ha detto Bergman – e per questo dobbiamo assumerci le nostre responsabilità e passare l’esame. Dopo quel che è successo alla Germania l’anno scorso, la sfida è come mettere insieme i 20 membri del G20 nel documento finale».

Sarmad ha detto chiaramente che l’obiettivo dell’Unfccc è che l’Argentina, in quanto presidente del G20, prema perché venga trovato un accordo sul cambiamento climatico: «Il G20 deve avere la leadership politica e includere nelle sue raccomandazioni di quest’anno che l’Accordo di Parigi deve essere applicato, perché altrimenti sarebbe un buon accordo ma resterebbe negli archivi».

Sarmad ha sottolineato che «nonostante gli sforzi della comunità internazionale contro il cambiamento climatico, nel 2017 c’è stato un incremento delle emissioni di gas serra, dopo che erano diminuite nei tre anni precedenti. La ragione è stata l’incremento del consumo di combustibili fossili».

La pensa come lui Youba Sokona, vicepresidente dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) che ha fatto notare che «c’è il problema che negli ultimi anni le energie rinnovabili hanno ridotto i loro prezzi, però i fossili sono ancora più economici. I costi delle energie rinnovabili sono alti non solo per i Paesi in via di sviluppo. Perfino la Germania, quando ha deciso di mettere un freno all’energia nucleare, ha dovuto ricorrere al carbone»

Sokona ha anche rivelato che l’Ipcc sta avendo grossi problemi di finanziamento a causa del ritiro del contributo economico degli Usa e ha concluso: «E’ interessante che ci incontriamo in questo tipo di conferenza per parlare dei cambiamenti climatici, ma ci sono molte altre cose che possiamo fare. Dobbiamo agire perché nel mondo c’è sofferenza, specialmente da parte di donne e bambini, che sono le popolazioni più vulnerabili, non c’è alcun problema a livello internazionale, oltre alla sicurezza e alla proliferazione nucleare, che sia più importante dei cambiamenti climatici».