Il carbone in ritirata: ogni nuova centrale ne vengono chiuse o “annullate” due

[19 marzo 2015]

Sierra Club, la più grande e influente associazione ambientalista Usa, e CoalSwarm, un network di ricercatori che informa sugli impatti del carbone e sulle alternative a questo combustibile fossile, hanno pubblicato il rapporto Boom and Bust: Tracking The Global Coal Plant Pipeline, che presenta i dettagli di una vasta indagine, realizzata da Christine Shearer, Nicole Ghio, Lauri Myllyvirta e Ted Nace, su tutte le centrali elettriche a carbone che sono state proposte nel mondo dal 2010, comprese tre italiane: Sulcis, Monfalcone e Piombino. Il rapporto rivela che il boom delle centrali a carbone è finito e che l’utilizzo di questo combustibile fossile ad alta intensità di carbonio, ritenuto colpevole in quasi 800.000 morti premature all’anno, è in rapido declino.

Infatti, nel mondo per ogni nuova centrale a carbone che viene costruita ne vengono chiuse o annullate due, con liveli di chiusura significativamente più alti in Europa, Asia meridionale, America Latina e Africa e con punte di chiusura di centrali ed annullamenti di progetti che in India nel 2012 hanno raggiunto i 6 casi per ogni nuova centrale a carbone. Nel 2014 il consumo di carbone è diminuito anche in Cina, anche se l’economia è continuata a crescere del 7,3%. Negli Stati Uniti d’America, l’altro grande inquinatore del mondo, sono stati messi fuori gioco o stanno per andare in pensione più di 77.000 megawatt di energia prodotta con il carbone,m anche qui senza nessun problema per la ripresa economica in corso negli Usa.

John Coequyt, direttore della Federal Climate Campaign di Sierra Club, sottolinea: «Abbiamo notato più volte che il carbone è un investimento rischioso e costoso per chiunque, in particolare per i Paesi in via di sviluppo che sono in prima linea della crisi energetica globale. L’inquinamento derivante da questo combustibile fossile sporco è un problema importante da affrontare per questi Paesi ed i dati di questo nuovo rapporto semplicemente rafforzano  quello che abbiamo sempre detto tutti: bisogna allontanarsi dal carbone ed andare verso le soluzioni energetiche pulite che aspettano solo di essere attuate adesso, alimentando sempre  più il mondo di energia in un modo affidabile, economicamente efficiente e salutare».

Ted Nace, direttore esecutivo di CoalSwarm, ha detto che «La cosa che colpisce è la rapidità con la quale il  clima del business si è rivoltato contro il carbone dal 2012. Dato che questi progetti richiedono grandi spese in conto capitale, sono vulnerabili alla crescente percezione del rischio. Se si guarda alla numero di progetti annullati e accantonati, soprattutto in posti come l’India che stavano progettando un enorme aumento capacità di generazione di energia da carbone, è quasi come se la musica improvvisamente avesse smesso di suonare e tutti si fossero diretti verso le porte».

Lauri Myllyvirta, senior global campaigner di Greenpeace che si occupa di carbone ed inquinamento atmosferico, evidenzia che «Lo spostamento dei nuovi investimenti dalla produzione di energia dal carbone all’energia pulita eviterà decine di migliaia di morti per inquinamento atmosferico ed eliminerà la principale fonte di crescita delle emissioni globali di CO2. Fortunatamente, come dimostra il rapporto Boom and Bust, il cambiamento sta avvenendo molto più velocemente del previsto, prima negli Usa e nell’Ue, quindi in Cina, e ora stiamo vedendo i segnali del raffreddamento degli investimenti nel carbone anche altrove».

Un segnale che arriva anche da uno dei più influenti giornali del mondo, The Guardian, che ha aderito alla campagna di 350.org per il disinvestimento dalle fonti fossili.

Ma Sierra Club, CoalSwarm e Greenpeace ricordano che non basta che l’incantesimo che ha provocato il boom del carbone sia stato svelato e che l’industria più climalterante sia nei guai: «I trends attuali devono accelerare se vogliamo evitare distruzioni climatiche catastrofiche. Mentre il mondo rivolge la sua attenzione ai prossimi negoziati sul clima della COP21 a Parigi, i Paesi devono impegnarsi a porre fine ai sussidi ed alle  politiche che favoriscono il carbone, invece concentrarsi sui tagli alle soluzioni energetiche pulite all’avanguardia che non solo creano posti di lavoro e tutelano la salute pubblica, ma mandano anche in pensione la tecnologia obsoleta ed inquinante che si frappone tra noi ed un significativo accordo globale»

Per finire i ricercatori ricordano che «I dati nel rapporto saranno continuamente aggiornati sul sito Global Coal Plant Tracker».