Nelle isole Ha’apa interi villaggi rasi al suolo. Grandi difficoltà nei soccorsi

Il ciclone Ian nel paradiso della Polinesia: le prime foto del disastro

[13 gennaio 2014]

Fino ad ora l’unica vittima del ciclone Ian che ha colpito le isole Tonga in Polinesia sembra essere il 51enne Kalolaine Paongo, morto l’11 gennaio  a Pangai,  nell’isola di Lifuka, la principale dell’arcipelago di Ha’apai, ma il governo di questo piccolo e cristianissimo  regno polinesiano sperduto nel sud del Pacifico sta ancora perlustrando  dal cielo l’arcipelago per capire quanti danni e feriti abbia fatto il  più potente ciclone che si ricordi nelle Tonga e che ha investito le isole con venti a 287 chilometri all’ora.  Ian quando ha colpito i precari villaggi costieri di baracche delle Tonga era un ciclone di livello 5, il più distruttivo, poi, quando le raffiche di vento sono scese a 250 Km all’ora è stato portato a livello 4. All’una dell’11 gennaio l’occhio del ciclone  Ian è passato a soli 15 km a nord est di Mo’unga’one ed a 30 km a nord dell’isola principale di Lifuka. Nessuno sa davvero cosa sia successo perché le località colpite non sono raggiungibili telefonicamente e le scarse infrastrutture sono in gran parte distrutte. Oggi, ma alle Tonga è già domani, i voli per Ha’apai dovrebbero essere ripresi, ma le comunicazioni con le isole sono state interrotte per giorni e le preoccupazioni più grosse riguardano le comunità che  vivono sulle isole esterne che sono poco elevate sul livello del mare. Le isole più colpite, le Ha’apai, sono uno dei tre arcipelaghi che formano le Tonga insieme all’isola principale di Tongatapu, a sud ed alle isole Vava’u a nord. Tonga è un super-arcipelago di 176 isole, 36 delle quali sono abitate da più di 100.000 persone. La sua economia è poverissima e si basa sulle esportazioni di pesce, il turismo e le rimesse provenienti dagli emigrati all’estero, con circa il 40% della popolazione vive in povertà.

Le immagini aeree mostrano ingenti danni: un villaggio di circa 40 case sulla piccola isola di Mo’unga’one è stato spazzato via.  Tupou Ahomee Faupula, che lavora per Digicel, una delle due compagnie di telefonia cellulare di  Tonga, ha detto al sito online Matangi Tonga  di essere riuscito a contattare il suo capoufficio Uaisele Fonokalafi a Pangai Haapai: «Ci ha detto che questo è il peggiore danno mai fatto da un ciclone. La maggior parte delle case sono state schiacciate, i tetti sono crollati,  gli alberi e linee elettriche sono caduti».

Sione Taumoefolau,  a capo della Croce Rossa di Tonga, ha spiegato che «Nel gruppo delle Ha’apai  vivono circa 6.000 persone,  la maggior parte di loro nella città principale di Pangai su Lifuka» e pensa che «Il 70% delle case sono state distrutte o hanno perso i loro tetti, compreso l’ufficio della Croce Rossa e un centro di soccorso della Croce Rossa con i suoi rifornimenti. Abbiamo ancora un container di forniture che sono sopravvissute. Al momento le persone vivono negli edifici comunitari che non sono costruiti per tale scopo. Abbiamo bisogno di teloni per le case che hanno perso i tetti in modo che le persone possano uscire dai rifugi e tornare a casa per riprendere  la loro vita». Nelle Ha’apai vivono 8.000 persone, la maggior parte dei quali nelle isole più devastate: Lifuka e e Foa, dove centinaia di abitanti si è rifugiata negli unici edifici rimasti in piedi: le chiese, utilizzate come centri di evacuazione. Le prime immagini del disastro provenienti da Ha’apai mostrano una devastazione molto estesa.

Per ora gli unici soccorsi nelle zone più colpite sono rappresentati da due motovedette della marina militare con a bordo teloni, tende e altri rifornimenti di emergenza che sono salpate da  Tongatapu per portare aiuto alle vittime nelle aree rimaste senza collegamenti delle Ha’apai e, isola per isola, stanno dando informazioni su quello che sembra davvero un disastro  troppo grande per le scarse risorse delle Tonga.

Le foto che pubblichiamo sono state scattate da un aereo ricognitore P3 Orion della New Zealand Air Force P3 che il 12 gennaio ha sorvolato l’area del disastro. Secondo Leveni Aho, direttore per le emergenze di Tonga, «Alcuni luoghi hanno subito danni molto ingenti, fino all’80% delle case sono state completamente spazzate via. Sul terreno ci sono più danni di quanti ce ne aspettassimo. Ci sono stati diversi feriti e  le strutture sanitarie locali sarebbero in grado di gestirli. I danni provocati dal maltempo dei gruppi delle isole Tongatapu e Vava’u sono stati lievi. Domenica il tempo era bello, ma i mari agitati hanno ostacolato la missione  delle motovedette. Non ci sono notizie di sopravvissuti con ferite mortali. Le autorità di Tonga valuteranno ulteriormente i danni prima di prendere in considerazione se richiedere l’aiuto internazionale».

Il ministro degli esteri della Nuova Zelanda, Murray McCully, ha però detto che il suo Paese sta già aiutando le Tonga a dare le prime risposte immediate: «Renderemo immediatamente disponibili 50 mila dollari per rispondere alle specifiche richieste di assistenza. I nostri pensieri sono per la gente di Tonga che sta cominciando a fare i conti con i danni causati da questo ciclone. I primi rapporti indicano danni agli edifici in diverse parti di Ha’apai, comunicazioni limitate e interruzioni di corrente».

Oxfam New Zealand si prepara il suo personale a Tonga per valutare la situazione sul terreno e individuare le necessità più urgenti. Il direttore per gli interventi umanitari nel Pacifico di Oxfam, Carlos Calderon ha detto ad ONE News che «I primi rapporti indicano che il ciclone Ian è stato uno dei peggiori cicloni che abbiano mai colpito Tonga. L’altro problema e che purtroppo le Ha’apai sono  una delle zone più povere di Tonga, dove la gente ha meno risorse per riprendersi da sola. L’operazione sarà in grado di passare in fretta dal soccorso al recupero, ma Oxfam potrebbe dover  rimanere ed offrire la sua s assistenza continua per un massimo di 8 mesi, mentre i locali recuperano e ripristinano i mezzi di sussistenza».

Il direttore esecutivo di Oxfam New Zealand, Barry Coates, ha sottolineato che «Le comunicazioni con  Tonga si stanno rivelando difficili, ma precedenti esperienze di cicloni suggeriscono che le persone avranno bisogno di cibo, riparo, acqua potabile e servizi igienico-sanitari. Questo disastro è nel nostro giardino di casa… sta diventando chiaro che è probabile un grave danno. Questo è un momento cruciale per sostenere i nostri vicini di Tonga. Una volta che saranno valutate le esigenze fondamentali,  decideremo se dovremo aiutare con la fornitura di acqua potabile e servizi igienici o assistendo  agricoltori, pescatori a recuperare per assicurare l’approvvigionamento di cibo nei mercati, o entrambe le cose.  Abbiamo ingegneri e specialisti agricoli esperti pronto ad andare. L’invio di un ulteriore sostegno sarà valutato nei prossimi giorni, quando diventerà chiara la piena portata del danno e il governo di Tonga determina le aree di intervento prioritarie».