Il clima che cambia: Legambiente presenta le proposte sui gas refrigeranti

[19 settembre 2013]

I gas refrigeranti (CFC, HCFC e HFC) utilizzati nei frigoriferi e condizionatori, causano un pericoloso inquinamento invisibile, dato che inodori, incolori, se rilasciati in atmosfera intaccano lo strato di ozono o contribuiscono all’effetto serra con effetti protratti per centinaia di anni. Proprio per le loro proprietà ozono lesive e per il loro elevato potere climalterante i CFC sono vietati già dal 1994 in base al protocollo di Montreal e gli HCFC sono in corso di dismissione e il loro utilizzo è possibile solo se rigenerati fino a fine 2014.

L’Unione europea, nell’ambito della sua strategia climatica sta lavorando a un nuovo regolamento da approvare nel 2014 e il documento, già in discussione, riguarda la messa al bando degli HFC e la loro sostituzione con altre sostanze come i refrigeranti naturali. Legambiente nel corso di un convegno che si è tenuto oggi a Roma, ha fatto il punto sull’uso dei gas refrigeranti in Italia.

«Chiediamo al ministro Andrea Orlando e al vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani di spingere per un’Europa senza gas climalteranti», ha dichiarato Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente, «a partire da quelli usati per la catena del freddo, mettendo al bando i gas sintetici HFC in ogni settore dove siano presenti le alternative naturali o comunque meno climalteranti e applicare anche in questo settore il principio “chi inquina paga”, come già avviene in altri Paesi».

Come emerge dal dossier di Legambiente, presentato per l’occasione, i quantitativi di gas fluorurati all’interno dei circuiti, nelle apparecchiature o nelle schiume isolanti in cui sono stati utilizzati sono elevati. In Italia, nel 2012 le stime indicano che sono stati immessi sul mercato circa 10.600 tonnellate di gas refrigeranti e che lo stock ammonti a circa 100mila tonnellate. Un quantitativo di gas con un potenziale effetto serra di 250 milioni di tonnellate equivalenti, il 50% circa del totale delle emissioni di gas serra annuali a livello nazionale. Mentre la maggior parte dei settori industriali riduce il proprio contributo di gas serra, le emissioni dei gas refrigeranti seguono pericolosamente il trend opposto e sono in costante aumento.

In Italia l’incremento, per quanto riguarda gli HFC, negli ultimi dieci anni, rispetto a una diminuzione generale delle emissioni di gas serra del 9%, è addirittura del 341%. «Questi dati richiamano con forza l’importanza nel controllo e nella gestione di queste sostanze e del loro recupero durante gli interventi di manutenzione e nel fine vita degli apparecchi e dei materiali che li contengono – ha aggiunto il vice presidente di Legambiente. Ecco perché è necessario il coinvolgimento immediato di tutti i soggetti interessati con azioni che puntino alla formazione dei cittadini e controlli e procedure efficaci per garantire il recupero di queste sostanze. Assicurare efficienza alla filiera italiana del recupero e della valorizzazione dei refrigeranti di scarto e la loro rigenerazione è una priorità, capace di coniugare la protezione dell’ambiente con uno sviluppo economico del settore».

Purtroppo il confronto con gli altri paesi, nella gestione di questa criticità, è impietoso. L’Italia si colloca ancora agli ultimi posti nella graduatoria europea dei paesi virtuosi nel recupero dei refrigeranti, come dimostra il confronto tra dieci Paesi europei (Inghilterra, Germania, Norvegia, Francia, Olanda, repubblica Ceca, Scozia, Italia, Portogallo, Irlanda).

In Italia nel 2010 sono state raccolte 265 tonnellate di CFC, HCFC e HFC da rifiuto, 25 in più rispetto al 2009 ma ancora molto poche rispetto ad altri Paesi europei. Mentre nel nostro Paese, infatti, in media si raccolgono 4 grammi/abitante, in Germania e in Inghilterra se ne raccolgono 6 volte tanto arrivando a 23 grammi/abitante. Il dato è allarmante, anche perché per ragioni climatiche il nostro Paese è tra i maggiori utilizzatori di gas refrigeranti.

Durante il convegno è emerso che comunque è disponibile un’alternativa a minor impatto ambientale. Già oggi in frigoriferi domestici e dei supermercati, condizionatori, pompe di calore, celle frigo di porti e magazzini, è possibile utilizzare i gas naturali.

Per sviluppare questa economia Legambiente avanza alcune proposte: è necessario che il nuovo regolamento europeo preveda che alla progressiva diminuzione sul mercato dei gas HFC si affianchi la messa al bando di questi gas in tutti i settori maturi, per lasciare spazio alle alternative meno impattanti e fare in modo che i gas inquinanti rimangano a disposizione solo di quelle applicazioni critiche dove non esistono, al momento, sostituti più sostenibili. È necessario, nelle more della messa al bando, rafforzare il principio fondante dell’Ue “chi inquina paga” anche in questo settore: come già avviene in molti paesi europei, serve un’ecotassa a carico di chi introduce nel mercato gas HFC, che presentano un prezzo altissimo all’ambiente ma anche un costo rilevante di gestione e smaltimento per il privato e la collettività.

«Questa tassa, oltre a rappresentare un ottimo esempio di leva fiscale green, potrebbe portare, secondo le stime, nelle casse dello Stato italiano almeno 158 milioni di euro all’anno. Soldi che si potrebbero usare come ecobonus per favorire gli acquisti verdi di aziende e cittadini: frigoriferi, condizionatori e pompe di calore a base di gas senza impatti sul clima», hanno concluso da Legambiente.