Modificare i consumi, la sola tecnologia non basta

Il clima a tavola: per tagliare i gas serra dobbiamo ridurre la produzione di formaggi e carne

Quella di manzo e agnello è la più “costosa” per il clima

[1 aprile 2014]

Le emissioni di gas serra derivanti dalla produzione alimentare possono minacciare gli obiettivi internazionali dell’Unfccc di limitare il global warming a 2 gradi Celsius in più. A dirlo è la ricerca “The importance of reduced meat and dairy consumption for meeting stringent climate change targets”, della svedese Chalmers University of Technology, pubblicata su Climatic Change.

Attualmente le emissioni di CO2 prodotte dall’industria energetica e dei trasporti rappresentano la quota maggiore dell’inquinamento climatico, ma lo studio della Chalmers dimostra che l’eliminazione di queste emissioni non garantirebbe di stare al di sotto del limite di “non ritorno” fissato dall’Unfccc, dato che le emissioni dell’agricoltura minacciano di continuare ad aumentare insieme alla crescita del consumo globale di  carne e prodotti lattiero-caseari. Se non viene affrontato il problema delle emissioni agricole, il  protossido di azoto proveniente dai campi coltivati e il metano delle emissioni del bestiame potrebbe raddoppiare entro il 2070 e questo da solo renderebbe impossibile rispettare i già più che problematici obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti.

Fredrik Hedenus, uno degli autori dello studio, spiega: «Abbiamo dimostrato che la riduzione del consumo di carne e latticini è la chiave per portare l’inquinamento climatico-agricolo fino ai livelli di sicurezza. Il cambiamento della dieta può richiedere molto tempo. Dobbiamo già pensare a come possiamo rendere il nostro cibo più climatico».

Nel 2070 sul nostro pianeta ci saranno molti più esseri umani e con l’aumento dei redditi nei Paesi in via di sviluppo le diete ricche di carne, formaggi e latticini diventeranno sempre più comuni, ma si tratta di alimenti legati ad alte emissioni di potenti gas serra. I ricercatori svedesi sottolineano che le   emissioni agricole sono difficili e costose da ridurre attraverso cambiamenti nei metodi di produzione o con la tecnologia, quindi se un numero crescente di persone mangerà più carne e latticini l’industria alimentare produrrà una quantità crescente di emissioni climalteranti.

Le carni più pesanti per il clima rispetto al cibo che forniscono sono il manzo e l’agnello/montone e le stime indicano che entro il 2050 la carne di manzo e agnello rappresenterà la metà di tutte le emissioni di gas serra agricole, mentre contribuiranno solo per il 3% all’apporto calorico per gli esseri umani. I formaggi e gli altri prodotti caseari rappresenteranno circa un quarto del totale dell’inquinamento climatico agricolo.

Un altro degli autori dello studio, Stefan Wirsenius, conclude: «Queste emissioni possono essere ridotte con incrementi dell’efficienza nella produzione di carne e casearia, nonché con l’ausilio delle nuove tecnologie, ma le potenziali riduzioni derivanti da queste misure sono abbastanza limitate e probabilmente non sufficienti a mantenerci entro il limite del clima, se il consumo di carne e prodotti lattiero-caseari continuano a crescere».