Il declino delle popolazioni di mammiferi e uccelli è legato al rapido riscaldamento climatico

Gli uccelli sono messi peggio dei mammiferi perché il riscaldamento globale desincronizza il loro ciclo riproduttivo

[24 luglio 2018]

Secondo lo studio “Rapid warming is associated with population decline among terrestrial birds and mammals globally” pubblicato su Global Change Biology da Fiona E. B. Spooner e Richard G. Pearson del Centre of Biodiversity and Environment Research, University College London, (Ucl) e Robin Freeman dell’Institute of Zoology, Zoological Society of London (Zsl), «La velocità con cui il nostro pianeta si sta riscaldando è un fattore critico per spiegare il declino delle specie di uccelli e mammiferi»,

I ricercatori di Ucl e Zsl hanno analizzato  987 popolazioni di 481 specie di mammiferi e uccelli di tutto il  mondo per studiare come il tasso di cambiamento climatico e il cambiamento dell’utilizzo del suolo (nei territori naturali e in quelli antropizzati) interagiscano su mammiferi e uccelli e ne influenzino il declino, ma gli scienziati britannoci hanno anche studiato se le specie che vivono nelle aree protette e le dimensioni corporee degli animali hanno avuto un’influenza nel rapido declino degli animali.  La conclusione è che «La velocità con cui il nostro clima si sta riscaldando è risultata la migliore spiegazione per il tasso di diminuzione della popolazione osservato».

Gli uccelli sono tra gli animali più colpiti dal rapido riscaldamento climatico, con effetti che su di loro sono due volte più forti rispetto ai mammiferi, ma l’impatto del global warming è più grave anche sulle popolazioni che vivono al di fuori delle aree protette.

Tra le specie la cui popolazione è in maggiore declino vengono evidenziati animali come la pittima reale (Limosa limosa) in Germania e Senegal, le oche zamperosee in Canada (Anser brachyrhynchus) e lo sciacallo dalla gualdrappa (Canis mesomelas) in Tanzania. La Spooner, principale autrice dello studio, che lavora sia per Ucl che Zsl, sottolinea che «La ragione per cui riteniamo che in particolare gli uccelli potrebbero essere messi peggio  è dovuta alle stagioni riproduttive degli uccelli che sono particolarmente sensibili ai cambiamenti di temperatura. Pensiamo che questo potrebbe portare a una desincronizzazione del loro ciclo riproduttivo, portando agli impatti negativi che stiamo vedendo. Le stagioni di riproduzione dei mammiferi sono molto più flessibili e questo si riflette nei dati».

I ricercatori fanno notare chre «Questo risultato è cruciale, perché se la velocità con cui il clima si riscalda supera il tasso massimo possibile di adattamento degli animali ai cambiamenti nel loro ambiente, le estinzioni locali degli animali inizieranno a diventare più importanti». La ricerca evidenzia l’urgenza di comprendere la vulnerabilità degli animali agli aumenti di temperatura e fornisce un’istantanea di ciò che potrebbe accadere se non rallentiamo i cambiamenti climatici».

Freeman, a capo dell’Indicators and assessment unit della Zsl, spiega a sua volta che «Le nostre ricerche dimostrano che nelle aree in cui il tasso di riscaldamento climatico è peggiore, si osserva una diminuzione più rapida della popolazione di uccelli e mammiferi. A meno che non possiamo trovare modi per ridurre il riscaldamento futuro, possiamo aspettarci che questi declini siano molto peggiori. È importante sottolineare che le nostre scoperte non suggeriscono che i cambiamenti antropici nell’uso del suolo, come l’agricoltura, lo sviluppo urbano o la deforestazione, non abbiano un ruolo nel declino degli uccelli e dei mammiferi, o che, poiché il declino è legato ai cambiamenti climatici, è in qualche modo qualcosa che dovranno affrontare le generazioni future. Piuttosto, questa scoperta suggerisce che, per capire i meccanismi che guidano questi declini, sono necessari ulteriori dati, inclusi dati territoriali ad alta risoluzione»

Commentando lo studio, Gareth Redmond-King, responsabile della politica climatica ed energetica del Wwf UK, ha detto: «Questo rapporto fornisce ulteriori prove della crescente minaccia che il cambiamento climatico pone alla nostra fauna selvatica, non solo in tutto il mondo ma anche qui alle nostre porte, come per le api e i pulcinella di mare che amiamo tanto. Ecco perché abbiamo urgentemente bisogno che il governo del Regno Unito intraprenda azioni per raggiungere gli attuali obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra, ma anche per aumentare l’ambizione di costruire un futuro sostenibile, resiliente ai cambiamenti climatici in cui ripristinare la natura, non distruggerla».