Il Golfo Persico potrebbe diventare invivibile per l’uomo. Troppe ondate di caldo estreme (VIDEO)

Simulazione del MIT: senza mitigazione climatica potrebbe essere superata la soglia di sopravvivenza

[28 ottobre 2015]

biodiversità

«Entro questo secolo, parti della regione del Golfo Persico potrebbero essere colpite da eventi senza precedenti di caldo mortale a causa del cambiamento climatico». A dirlo è uno studio ad alta risoluzione dei modelli climatici pubblicato su Nature Climate Change e realizzato da Elfatih Eltahir, professore di ingegneria civile e ambientale al  Massachusetts Institute of Technology (MIT) e Jeremy Pal, PhD alla Loyola Marymount University.

Infatti, secondo lo  studio “Future temperature in southwest Asia projected to exceed a threshold for human adaptability”  – finanziato dalla Kuwait Foundation for the Advancement of Science  – con uno scenario business-as-usual per le emissioni di gas serra gran Parte dei Paesi del Golfo Persioco  (o Arabo) diventerebbero invivibili, ma dimostra anche che contenendo le emissioni  si potrebbero prevenire queste temperature estreme mortali.

Eltahir e Pal  dicono che «Le condizioni nella regione del Golfo Persico, comprese le sue acque poco profonde e il sole intenso, lo rendono uno specifico hotspot regionale in cui il cambiamento climatico, in assenza di una significativa mitigazione, è probabile che infuturo avrà un grave impatto  sull’abitabilità umana».

Utilizzando versioni ad alta risoluzione dei modelli climatici standard, i due ricercatori hanno scoperto che molte grandi città della regione potrebbero superare il punto di svolta per la sopravvivenza umana, anche in spazi ombreggiati e ben ventilati. Eltahir dice che questa soglia «per quanto ne sappiamo… non è mai stata riportata in nessun luogo della  Terra».

Al MIT spiegano che «questo punto di non ritorno comporta una misurazione chiamata “wet-bulb temperature” che combina temperatura e umidità, riflettendo le condizioni in cui il corpo umano può mantenersi senza raffreddamento artificiale». Secondo una ricerca pubblicata di recente, questa soglia per poter sopravvivere per più di 6 ore senza riparo è di 35 gradi Celsius, circa 95 gradi Fahrenheit, mentre il valore equivalente utilizzato dal National Weather Service, l’“heat index”  è di circa 165° F.

Un limite che è stato quasi raggiunto l’estate scorsa tate, alla fine di una stttimana segnata da un’ondata di calore estrema nella regione: il 31 luglio, la temperatura wet-bulb  a Bandahr Mashrahr, in Iran, ha raggiunto i 34,6° C, pochissimo sotto la soglia per un un’ora o meno.Ma esiste un grave pericolo per la salute e la vita quando queste temperature durano per diverse ore. Eltahir dice che, se si applica lo scenario business-as-usual utilizzato come parametro di riferimento dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). «I modelli dimostrano che, verso la fine del secolo, questo avverrà più volte in un periodo di 30 anni»

I due ricercatori statunitensi ricordano che «La regione del Golfo Persico è particolarmente vulnerabile, a causa di una combinazione di bassa elevazione, cielo limpido, un corpo d’acqua che aumenta l’assorbimento del calore e la poca profondità del Golfo Persico in sé, che produce elevate temperature dell’acqua che portano ad una forte evaporazione e ad un’umidità molto alta».

I modelli mostrano che entro la seconda metà di questo secolo, grandi città come Doha, Qatar, Abu Dhabi, Dubai e negli Emirati Arabi Uniti, e Bandar Abbas, in Iran, potrebbero superare la soglia di 35° C più volte nel corso di un periodo di 30 anni e Eltahir aggiunge che «Le calde condizioni estive che ormai si verificano una volta ogni 20 giorni o giù di lì, in futuro caratterizzeranno la normale giornata estiva».

Mentre l’altro lato della penisola araba, lungo la costa bagnata dal Mar Rosso, ci sarebbe meno caldo estremo, anche se le proiezioni indicano che estremi pericolosi sono possibili, raggiungendo temperature  wet-bulb  da 32 a 34° C.  Cosa molto preoccupante perché, come fanno notare gli autori dello studio l’Hajj, il pellegrinaggio islamico annuale alla Mecca, quando ben 2 milioni di pellegrini prendono parte a rituali che prevedono di stare in piedi e all’aperto  per una giornata di preghiera, a volte si verifica proprio durante i  mesi più caldi. Come sempre a rimetterci saranno i più poveri: secondo Eltahir e Pal «Mentre molti negli Stati più ricchi del Golfo Persico potrebbe essere in grado di adattarsi a nuovi estremi climatici, le aree più povere, come lo Yemen, potrebbe essere meno in grado di far fronte a tali estremi». i.

Christoph Schaer, che insegna scienze dell’atmosfera e del clima al Politecnico di Zurigo e che non ha partecipato allo studio, ha evidenziato su MIT News: «Ondate di caldo mortali si sono verificate di recente a Chicago, in Russia e in Europa, in questi casi i neonati e gli anziani sono stati i più colpiti. Il nuovo studio, riguarda un’altra categoria di ondate di caldo: una che può essere fatale per tutti coloro che ne vengono colpiti, anche per gli individui giovani e in forma  e in condizioni esterne ombreggiate e ben ventilate. Il nuovo studio dimostra che le minacce per la salute umana possono essere molto più gravi di quanto si pensasse, e possono concretizzarsi già nel secolo in corso. Penso che lo studio sia di grande importanza, dal momento che indica dove le ondate di calore potrebbero essere peggiori, se il cambiamento climatico andrà avanti»

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