Il livello del mare sta salendo più rapidamente del previsto

Aumenteranno gli stress sulla zona costiera, grandi inondazioni saranno sempre più frequenti

[14 maggio 2015]

Si riteneva che, a causa della variabilità naturale,  il tasso di medio dell’innalzamento del livello del mare (Global mean sea-level – Gmsl) negli ultimi 10  anni fosse stato più basso rispetto al decennio precedente,  con un tasso medio di crescita a partire dal 1993 di 3,2 ± 0,4 millimetri all’anno, ma ora lo o studio “Unabated global mean sea-level rise over the satellite altimeter era”, realizzato da un team di ricercatori australiani, britannici e statunitensi e pubblicato su  Nature Climate Change, da un quadro più preciso, dimostrando che in realtà  l’innalzamento del livello del mare è in accelerazione.

Analizzando i dati satellitari 1993-2014, il team di scienziati dell’Università della Tasmania e della Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (Csiro) hanno utilizzato i dati delle maree e le misurazioni GPS dei movimento della terra per perfezionare il dato satellitare. Questa analisi ha rilevato e corretto piccole imprecisioni nei dati satellitari esistenti

Il principale autore della ricerca, Christopher Watson, della School of Land and Food dell’università della Tasmania, sottolinea che «Le misurazioni satellitari del livello medio globale del mare permettono di seguire il seminal climate record. Questa informazione è di vitale importanza per le comunità che vivono nelle pianure di tutto il mondo e per rispondere al nostro clima che cambia. In precedenza, era chiaro che il tasso di crescita nel corso degli ultimi 20 anni era stato circa il doppio del tasso determinato nel corso dell’ultimo secolo. Quello che era curioso era che il tasso negli ultimi dieci anni è apparso più lento rispetto a quello precedente. Questo rallentamento ha lasciato perplessi gli scienziati perché coincide con un aumento dell’acqua in ingresso nei nostri oceani dalla Groenlandia e dell’Antartide occidentale. La ricerca ha messo in evidenza una piccola sovrastima del livello del mare, nel periodo 1993-1999, che stava distorcendo il trend apparente».

Per comprendere il rallentamento apparente dell’aumento del livello del mare, i ricercatori hanno esaminato altri fattori che potrebbero avere un impatto sulla misurazione del livello del mare, quali i cambiamenti nell’altezza della superficie terrestre. Innanzitutto, il team di Watson hanno confrontato i dati dei mareografi che misurano l’altezza del livello del mare relativi ad un insieme specifico di coordinate. Ma i  dati raccolti da mareografi possono essere falsati da eventi come i terremoti o da accumuli di sedimenti che possono cambiare le caratteristiche del luogo dove è installato il mareografo. Per tenere conto di questi problemi, i ricercatori hanno utilizzato stazioni GPS per capire come hanno reagito i mareografi e, dove  non esistevano stazioni GPS, hanno utilizzato la modellazione al computer per stimare se i  mareografi potevano aver cambiato posizione.

Lo studio presenta  tre risultati principali: I livelli dei  mari sono aumentati più velocemente dal 1993 rispetto al tasso più lento rispetto ai precedenti decenni. Dopo aver ricontrollato i movimenti terrestri e le maree, si è scoperto che i primi 6 anni del dei dati satellitari hanno marginalmente sovrastimato il trend del livello del mare. Il team internazionale ha rivisto la stima dell’aumento globale del Gmsl per l’era satellitare (dal 1993 alla metà del 2014) a circa 2,6 – 2,9 mm all’anno (il valore esatto dipende da come si calcola il movimento della terra), leggermente inferiore alla precedente stima di 3,2 mm all’anno. Ma il dato rivisto suggerisce che  il tasso di crescita sia aumentato nel corso dell’era satellitare, ma gli scienziati avvertono che «Tuttavia, il livello del mare varia di anno in anno, come quando viene scambiato acqua tra la terra e il mare in eventi come le inondazioni del 2011 in Australia, e di conseguenza, l’aumento osservato del tasso di crescita  non è ancora statisticamente significativo».

Watson spiega ancora: «A differenza del rallentamento precedente, la stima dell’accelerazione è sorprendente in quanto è coerente con le proiezioni del livello del mare futuro pubblicate dall’ Intergovernmental Panel on Climate Change», ma aggiunge: «Ora è chiaro che il livello dei mari sta aumentando di circa il doppio del tasso osservato nel XX  secolo, qualcosa che avrà conseguenze potenzialmente enormi per le zone costiere in tutto il mondo. L’accelerazione dell’aumento del livello del mare è un problema enorme per la zona costiera: gli eventi come le inondazioni da una volta nella vita diventeranno molto più frequenti».

Un altro degli autori dello studio, John Church, del Centre for Australian Weather and Climate Research, una partnership tra Csiro ed Australian Bureau of Meteorology,conclude: «Se le emissioni globali di gas serra saranno  autorizzate  a continuare senza sosta, le proiezioni sono di  un massimo di un 98 centimetri di aumento entro il 2100. Se seguiremo percorsi che comprendono una mitigazione molto rigorosa delle emissioni globali, le proiezioni si riducono ad un aumento compreso tra  28 e 61 centimetri. L’innalzamento in atto del livello del mare aumenterà gli stress sulla zona costiera: eventi di inondazioni diventeranno sempre più frequenti e ci sarà bisogno di un adattamento. Le agenzie devono prendere in considerazione gli impatti dell’accelerazione dell’innalzamento del livello del mare e fornire alle comunità indicazioni di  consulenza e pianificazione che siano commisurate alla vastità del problema. L’Australia fa affidamento su altri Paesi per il lancio e il mantenimento di missioni satellitari come quelle utilizzate nel nostro studio. Mettiamo a disposizione un contributo importante per il monitoraggio a lungo termine dei dati satellitari attraverso l’Australia’s Integrated Marine Observing System».